Archiviazioni mensili: Settembre 2009

errata corridge in luogo di errata corrige,

shoutini in luogo dell’esecrabile shottini,

e tantomeno si usa tamburello invece di tamburino. se cambia il vezzeggiativo, peraltro, non cambia la lunghezza della segnalazione. gne gne gne.

“castelfranco veneto è nel cuore della provincia di treviso, venti chilometri in linea d’aria da venezia: l’essenza stessa della “marca zoiosa”, questa bella espressione medievale: ed è ancora gioiosa questa parte del veneto, lo è non solo nel clima, ma perfino nel carattere, nel cibo. altrove il paesaggio è stato cannibalizzato, qui invece sopravvive quasi intatto. prima di entrare fermatevi a vedere le mura ancora perfette di castelfranco, queste mura quasi color del pane, questo rosa-bruno straordinario. e ricordatevene perché quando sarete all’interno del percorso della mostra vi troverete davanti alla Tempesta: per la prima volta nella storia dell’arte moderna un evento meteorologico diventa elemento sufficiente per un quadro. un temporale che Giorgione registra il 20 luglio… 1504? forse un po’ dopo. riconoscerete nello sfondo di questo quadro le mura di castelfranco, le stesse che avete visto arrivando”.

“continuando il percorso, camminate verso la chiesa di santa maria assunta e liberale, dove c’è la famosa pala di castelfranco. il paesaggio alle spalle della madonna è lo stesso che avrete visto arrivando dall’autostrada. un paesaggio che sembra quasi tremare nella luce dell’estate. è la “pittura tonale” che avrete letto tante volte sui manuali: prima ancora del disegno esiste quel fatto meravigliosamente empirico che è la luce. concentrate la vostra attenzione sulle figure al fianco della madonna: san francesco, e un santo guerriero armato che porta il vessillo crociato. capirete qual è l’altra cosa che ha inventato Giorgione. non solo lo splendore del visibile ma il ritratto, per la prima volta, romantico. l’uomo con la corazza che rappresenta non è solo la sua immagine fisiognomica ma a anche la sua psicologia profonda, i suoi segreti pensieri, le sue malinconie. c’è questa idea del ritratto come ritratto dell’anima, dei pensieri. un’idea che viaggerà lontano”.

- antonio paolucci, direttore dei musei vaticani

non è tanto tempo fa che lavoravo nella redazione di un musicale, anche se a guardare quello che è successo nel frattempo sembra il contrario – e parlo anche di come è cambiato operativamente il modo di recensire. per esempio: tutte le case discografiche mandavano due copie dei dischi in uscita, una per il direttore, una per la truppa. facevano eccezione le etichette piccole, che ne mandavano una sola. a seconda dell’anzianità ci si accaparrava il cd più interessante o semplicemente quello percepito come tale, così a me che ero l’ultima arrivata capitavano gli “scarti”, che poi erano spesso i dischi di debutto, vale a dire ciò quello che gli altri colleghi non conoscevano. così ho cominciato a veder crescere nei miei cassetti una pila dove c’erano ed harcourt, i kings of convenience, gli early day miners, damien jurado, sufjan stevens, ryan adams. i dischi della ryko avevano il jewelcase colorato, e l’amico che all’epoca lavorava per loro li indirizzava spesso a me, altre volte al direttore. il giorno che è arrivato “fathering” di mark mulcahy io conoscevo il nome perché aveva aperto un concerto per jeff buckley, il concerto di capodanno al mercury lounge nel 1995. che fosse stato il cantante dei miracle legion l’ho ricollegato solo tempo dopo. mi ricordo che col direttore ci litigammo il cd, e che per portarlo a casa comunque tutti e due facemmo uno dei primi esperimenti di masterizzazione sul macintosh. credo ancora di avere quella copia.

mio fratello l’ha visto in concerto a brighton, me l’ha dovuto ricordare perché io avevo rimosso completamente.

mark mulcahy ha continuato a fare dischi – personalmente penso che nessuno abbia raggiunto di nuovo il livello di “fathering” – si è sposato, ha avuto due gemelle. negli scorsi mesi la moglie, melissa, è morta all’improvviso.

credo sia stato andy yorke ad aver avuto l’idea di un benefit. “ciao, my shining star” è un disco fiume, perché non contiene solo le canzoni di mark mulcahy solista, ma anche quelle della sua ex band. ci cantano frank black, michael stipe, juliana hatfield, i dinosaur jr. per dire.

“ashamed of the story I told” fatta dai national aveva avuto già un certo riverbero durante l’estate, ma in tanti non si erano nemmeno accorti fosse una cover, tanto è penetrata sotto pelle a matt berninger e ai suoi. ancora più impatto ha avuto “all for the best” passata per le mani di thom yorke, che – sarà perché c’è andy ai cori – mi spezza il cuore in tante particine. la trovo più bella dell’originale. avere un radiohead che canta una tua canzone non necessariamente ha dato la visibilità corretta al progetto di beneficenza, così vedo che in tanti la compilation l’hanno scaricata quando invece sarebbe giusto pagarla.

il sito di shout! factory promette un’altra ventina di canzoni che saranno solo in digitale a partire da oggi, data di uscita anche della versione fisica. bene, perché “hurry, please hurry” non l’ha ancora toccata nessuno. se la facesse laura veirs sarei contenta.

ETA: shout factory non vende agli italieni. così anche – ovviamente – iTunes americano, che è l’unica della baracca ha la versione bonus. 7digital ha solo la versione standard, amazon dovrebbe avere entro 48 ore quella bonus.

all’occorrenza ripetere l’applicazione.

- perché i bambini salutano i treni che passano e non, chessòio, i trambus open 110 o i double decker della favolosa linea “roma cristiana”?
- applaudire all’atterraggio degli aerei e applaudire all’uscita dei feretri dalla chiesa: i due eventi sono strettamente correlati?
- perché sono ancora in auge le scarpe da uomo con la punta quadrata?

purtroppo è davvero la prima cosa che ho pensato vedendo la foto originale: “qui manca richmond”.

poi una volta sono rimasta chiusa nel cimitero degli enklesi. mezz’ora e al buio. ci mancava solo la coreografia di t, t, t, thriller.

“From what we can tell, Flash Forward consists of characters staring at each other from every discernible angle, often in mirrors. Furthermore it includes the actress Sonya Walger, who is now a world class surgeon. I hate to break it to you, but that’s not accurate. Sonya Walger is Penny from Lost and that is all she will be“.

eleanor morrow, this recording

*smanaccia nell’etere*
dov’è sto 7″? dov’èhhhh?

ps. quel ragazzo lì nel video? è chiaramente leonard di big sbeng theory. i can’t unsee it.

so. things you really should know about the emmys in case you haven’t watched:

- the interceptorizor (pictured above) reigns supreme. well duh.
- barney stinson neil patrick harris, too.
- jon hamm/tina fey: i ship it like a cargo chock full o’ bananas from ecuador
- justin timberlake had a boner throughout
- the emmy academy apparently thinks that jessica lange is at her best in a fatsuit
- sarah silverman has a bit of lip hair. no, it’s not very noticeable
- vanessa williams is a bitch.
- how it was ellen burstyn’s first emmy ever?!
- the lesbian president of the united states won and she was very gracious about it but…
- … michael emerson went above and beyond. i half expected him to go benjamin linus-ose and say something dramatic to the audience just to reassure them that he can’t possibly be *that* lovely (as arlene fowler would say: “ohh, fuuuudge”)
- will they give toni collette one emmy for each of her identities on “united states of tara” (or, “terror”, as it was pronounced)?
- sarah mclachlan: please stop singing depressing songs. please.
- drew barrymore/justin long: just marry already.
- i’m a little bummed that sandra oh didn’t win. if not now, then when?
- kristin chenoweth!!! get this, abc.

why am i writing in english? no idea.

lato a

01. we’ll make it bright (we’ll make it right); 02. on your side (liam finn + eliza jane); 03. spiral (the invisible); 04. mujina/locked in the basement (fredrik); 05. all the flowers – seams remix (bibio); 06. starry eyed – ellie goulding cover (samuel); 07. coin laundry – starsmith remix (lisa mitchell); 08. gemini – pilooski edit (del shannon); 09. heart’s a mess – supermayer supermess remix (gotye)

lato b

01. i go i go i go (wave machines); 02. 1901 (phoenix); 03. my girls (animal collective); 04. let’s go surfing (the drums); 05. nothing but time (opus orange); 06. you found me (josh mease); 07. i’m a pilot (fanfarlo); 08. my body’s a zombie for you (dead man’s bones); 09. all is love (karen o. and the kids); 10. old dim light (the black atlantic)

(la foto “addio estate” è di mio flagello)

quale scrittore di lingua inglese funziona meglio con la malinconia? paul auster? ishiguro? si accettano suggerimenti. perché ho forse avuto un momento paul auster ieri traballando sulla nuova pavimentazione di via nazionale, che è poi un cesso esattamente come la vecchia. comunque. sondaggiatemi?

una volta ho detto a ornella muti che somigliava a ornella muti.

(avevo anche sei anni, eh)

che poi sono in cortile a svuotare carta nel cassone della carta, no? e plastica nel cassone della plastica, e organico nel cassone dell’organico, e tutto è ordinato e ventoso e piovoso e leggermente fogliato e sono così concentrata sulle foglie e gli svuotamenti e l’arrivo probabile del cane pazzo e rabbioso che quando da lontano sento arrivare le note di “the birds” mi dico, toh che bello qualcuno che sente the birds con la finestra aperta. e invece la finestra era la mia. e la canzone pure.

(insomma: è difficile socializzare col vicino se il vicino sono io)

è il paradosso scientifico più famoso in tv e forse per un motivo: si applica benissimo al piccolo schermo e tutta la sua fauna variopinta. così mentre blob si battezza el bel paìs e rimanda un pezzo di intervista di fabio fazio a mike bongiorno, penso due cose. che questa intervista non l’ho mai vista e che proprio per questo a lui capita quanto capita al gatto di schrodinger: finché rimane in quella scatola sarà allo stesso tempo morto con esequie di stato ma vivo in studi altrui, vivo dove gira la ruota, vivo con fiorello in spot che la7 poche ore dopo ancora mandava in onda – così confermando nella mia mente malata un’ipotesi bizzarra che forse farebbe felici i miei insegnanti di fisica.

c’è del doppionismo, . ma non sono riuscita a trattenermi:

01. basic spaces – m.a.t.h.e.s. remix (the xx); 02. circles – diplo remix (as tall as lions); 03. testament – breakage’s bill’s suit mix (flying lotus); 04. reflection of the television (the twilight sad); 05. she’s no sense (the big pink); 06. two dancers (wild beasts); 07. down came the angels (lift to experience); 08. fugitive motel – rjd2 remix (elbow); 09. bulletproof love – christoff berg remix (massive attack); 10. work – prins thomas remix (junior boys); 11. aerial (kate bush)

ovvero, tentativi di conversazione con il nipote primogenito:

io: lo sai che mi piaci un sacco?
nipote primogenito, restituendomi il brik vuoto del latte e cioccolata: …
io, soppesando il gesto: ma forse io ti piaccio solo come cameriera?
nipote primogenito: ja!

per “titolisti imbecilli”: la sottorubrica “the tv issue”:

friday night lights –> high school team (rai 4)

deh, amica uligana! amica uligana che accavallava le gambe e mi spediva il piede infraditato in faccia! a me, proprio a me, poiché a teatro ero seduta una fila sotto e di spigolo!
amica uligana! prestami orecchio! o almeno auricchio: scusami se passo da subito al formaggio. lo so che non siamo ancora intime ma sai, è l’afrore che emanavano le tue estremità.
comunque ti porto via davvero poco tempo. volevo dirti solo che anche no!
anche no in che senso, ti addimanderai? anche no nel senso che l’infradito è esso ubbligatorio (licenza poetica per allitterare con uligana)? la risposta, ebbene, è anche no! non lo è, amica uligana!

vedi, sono certa che quando la famiglia hawaianas nel chiuso del proprio salottino buono in quel di rio de janeiro, ujéjé ujéjé, si è fatta venire l’idea del ciabattone colorato di gomma aveva in mente le spiagge di colà, non le strade asfaltate della capitale, né tantomeno gli spogliatoi delle palestre trendy (hai mai preso uno scivolone con le infradito bagnate? a che decibel arrivavano le bestemmie? ci siamo capite). e siccome la famiglia hawaianas ci voleva fare un favore solo per farci andare in spiaggia senza ululare alla luna perché ci hai la sabbia nei mocassini anche sei mesi dopo l’ultima scampagnata, tu non hai motivo alcuno per santificarli anche in luoghi dove la beata famiglia hawaianas essa stessa va vestuta e calzuta (altra licenza) in maniera assai più conforme. tipo: teatro. perché sai, non mi posso far venire la paresi perché ogni volta che mi volto o mi voglio mettere comoda quello che vedo sono i piedi spellati, i talloni secchi e le unghie scrostate. it’s not fair and I think you’re really mean, come dice lily allen parlando di tutt’altro. e, a proposito di scrostature artistiche (nella mia ignoranza potrebbe essere anche l’ultimo grido. di dolore) mi piacerebbe aprire con te, amica uligana, un confronto sull’argomento di drammatica attualità: “se metti la sveglia prima per depilarti con calma, hai tempo anche per rifarti lo smalto”, ma capisco che nelle nostre giornate così frenetiche c’è tempo solo per controllare ossessivamente il blackberry, non per sedersi insieme davanti a una tazzina di caffé e parlare dei trenta secondi netti che ci vogliono a far assorbire una decente crema idratante alla buccia che ti ritrovi sotto le suole. no, io ti capisco davvero. fidati.
così mi limiterò a ripeterti, vedi sopra…
anche no!
affettuosamente tua,
l’asfittica della fila sotto.

la mia più recente internet crush (sarebbe costui) mi ha spedito una messaggessa. lui a me! io non gli avevo fatto niente! (a parte parlarne in maniera adorante)

ergo, è amore vero.

(questo è divertente e va letto)