siccome sembra il tema ricorrente di questi giorni (ho fatto, dopotutto, un sondaggio d’opinione sullo stesso argomento) potrebbe darsi che equivocando qualche amicoamicattoreattrice (cit.) pensi che ciò che segue nasca da una necessità mia di fare ordine innanzitutto nelle regole di condotta mia medesima.
è così ma solo in un secondo momento.
più probabile che avessi rimosso una data dal calendario e inconsciamente quella mi fosse rimasta in testa da qualche parte fino ad assumere contorni di preoccupazione personale fioriti in una domanda portata in giro come una pillola sgradevole. che è poi, cosa debba fare una persona che vive da sola delle cose. perché mi trovo ad affrontare questi primi giorni di ferie a pulire e inventariare oggetti appartenuti a mia zia, la sorella di mia madre. non è la prima volta, non sarà l’ultima – da quando è passata, questi avanti e indietro dolorosi in casa sua sono stati se non frequenti molto difficili, direi “intricati”. come le piante intorno a grey gardens, e come in grey gardens nella mia mente penso a zia e penso a little edie beale, la figlia sacrificata, egoista, colorata, piena di energie. non che abbia senso fare paragoni tra una città come napoli e gli hamptons.
però. anche io vivo sola. penso dipenda da quello il mio periodico liberarmi di tutto, pacchetti infiniti di dischi o vestiti o libri. arrivo a buttare la corrispondenza e me ne dispiace solo a metà, le cose importanti – come dice mio cugino – sono i pensieri, e nei pensieri, e io ci credo davvero. su quello che ho scritto io, che appuntavo come “fondamentale” sono ancora meno tollerante. farei fuoco di tutto anche adesso, pur di non avere nostalgie dopo. eppure il parere di chi finora mi ha sconsigliato mi trattiene – il rispetto per gli altri sempre, quello per me e i miei ghirigori d’antan assolutamente secondario.
rimane un nodo da sciogliere, o da annodare ancora più stretto: cosa fare delle cose. la zia non è stata in grado di pensarci che in una piccola parte e rimangono cumuli di oggetti che scondivisi da lei non fanno memoria, per niente. io la conosco senza di loro, e quelli ora mi confondono: non completano, non rivelano. sono solo ciò che avrebbe voluto buttare, ciò che avrebbe guardato con più calma e non ha fatto mai. ora la decisione spetta a noi e non è giusto. qualunque cosa sarà, non sarà cosa avrebbe voluto lei. magari perdo e perdiamo tempo su pezzi di carta che non hanno più peso di uno scontrino dei nostri. magari invece sì. mia madre butta via foto, io sarei ancora più definitiva. ma non è giusto. per questo forse oggi cerco una regola generale da applicare a me. in un modo vorrei prevenire, invece di chiedere ad altri di curare, quando poi sarà.