Archiviazioni mensili: Agosto 2009

cari amici giornalieri (giornalisti + ciarlieri), e in generale amici di madrelingua italiana, vi prego di venirmi in soccorso. correggiamo/editiamo tuttassieme le schede wiki di last.fm. ce la possiamo fare. perché se leggo un’altra volta roba come (esempietto) “j. tillman ha sede a seattle” potrei schiumare dalla bocca fino a decedere.

- bella questa, oh!
- papà, è una camicia da notte, non te la puoi mica mettere
- ah davvero? mannaggia. ma perché poi, cosa mi manca?
- le tette

ricordo sempre con affetto il corso per interpretare le istruzioni degli aerei, per cui quando mi è capitato tra le mani quanto segue:

non ho potuto esimermi dallo scattare. potrebbe avere come didascalia “è severamente vietato portare a bordo i figli segreti dell’urlo di munch”. altre proposte? prego utilizzino liberamente lo spazio commenti.

olly moss.comme
un’articolessa
… ah, il poster si compra qui.

not one of my finest moments. ma forse potevo continuare. notare l’inizio intellettuale che si perde in un mare di bpm.

01. untitled (dm stith); 02. deeper understanding (kate bush); 03. nothing to give – m83 remix (white lies); 04. testament – breakage’s bill’s suit mix (flying lotus); 05. black flag – the juan maclean version (duchess says); 06. no kinda man – chloé remix (junior boys); 07. darling (popular computer); 08. starry eyed – jakwob remix (ellie goulding); 09. suck on this – monstr remix (jen bloom); 10. animal – peter bjorn and john remix (miike snow); 11. heartbreaker (MSTRKRFT + john legend); 12. i’m a rope – yuksek remix (tommy sparks)

ellie goulding remixata is made of win.

via

un secondo dopo

electrobash!

01. these roses – outlaws straight out of bristol mix (gin wigmore); 02. sleep alone – 909s in dark times remix (bat for lashes); 03. it’s all true – monstr remix (tracey thorn); 04. cruel intentions (simian mobile disco + beth dittooOOoo); 05. running up that hill (datassette v. kate bush); 06. cornelius – radio oi! (the bloody beetroots); 07. 3 little words – monsieur adi remix (frankmusik); 08. drumming song – boy 8-bit remix (florence and the machine); 09. camera – sebastiAn remix (editors); 10. head will roll – tommie sunshine remix (yeah yeah yeahs); 11. 2 months off (underworld); 12. kiss of life (friendly fires)

:..O__o!

01. all the flowers (bibio); daft punk is playing at my house – d’oh! (magic arm); 03. you don’t know what love is (daniel merriweather); 04. apparently nothing (young disciples); 05. munkaroo (alice russell); 06. bottles (vv brown); 07. boys keep swinging – sempre d’oh! (a camp); 08. games for days (julian plenti); 09. actor out of work (st. vincent); 10. a day and a half (thom hell); 11. rubber lover (marmaduke duke); 12. you’re just a baby (belle and sebastian)

io quando voglio rilassarmi gioco a ghost recon – call of duty. col cecchino.

“you hear of alice munro? boy! i connect with her. she’s a fellow canadian and she writes about things i lived through. but i kinda slept through them. i didn’t absorb them like her – detailed memories of childhood, family gatherings, events. i used to look to dylan or neil for songwriting inspiration but now, there’s no one really cutting it, so you gotta turn to the short story tellers – munro, raymond carver, the dirty realists. since the hissing of summer lawns, i’ve been a frustrated short story writer but whereas carver makes me think i can write short stories, munro makes me think i can’t”.

questo, nel 1988, lo diceva ad nme (nme!) joni mitchell.
prima cosa: sì, non si possono scrivere racconti brevi dopo munro.
poi, seconda cosa, è tutto il virgolettato che mi fa un po’ impressione. e l’impressione, che poi non è lo stesso. l’impressione di essere finita in una macchina del tempo perché volendo fare la pedante, alice munro è un fenomeno editoriale abbastanza recente in italia, e per me personalmente è una conquista dell’età adulta. invece tornare a ventun’anni fa e trovarla accesa come faretto nell’oscurità per joni mitchell, nientemeno, a me ora incastra pezzi di ascolto che davo per scontati, come tutto chalk mark in a rain storm, che era di quel periodo. poi unirò nella mia testa i puntini da 1 a millemiliardi e col riporto di non so quanto, perché a mente mi confondo comunque, troverò – a questo punto senza sorprendermi più – che c’è una figura sola che dà il senso ai sentimenti che cerco quando leggo e quando ascolto. ancora prima di mettermi a contare all’indietro mi sa che sotto sotto sono un po’ canadese. altrimenti non me lo spiego.

… e quando dico “civiltà occidentale” intendo “stazioni come cattedrali nel deserto”, dove il deserto è il fantasma del giubileo passato ma anche la campagna che si arriccia su se stessa come i girasoli sul proprio stelo quando non raccolti per tempo.

dicevo: e poiché è vacanza per tutti, non solo per me che zainetto in spalla faccio le gite fuori porta ma anche per chi lavora nelle stazioncine ultimo avamposto eccetera, mi fa solo che simpatia quando dalla sala controllo di quella, porta spalancata per fare aria, sento arrivare musica che non è dalla radio né dalla tv ma – simpatia – da una chitarra classica suonata con efficienza per rifare rino gaetano. una domenica estiva a valle dell’obbligatorio pranzo in famiglia.

ed è come qualcosa di deciso collettivamente, se pure non comunicato in maniera verbale, quando tutti e quanti noi quarantina in attesa sorridiamo in risposta, che forse a saper suonare e nella stessa situazione faremmo lo stesso, chi lo sa? comunque sì: sorridiamo, ci rilassiamo.

la canzone finisce all’improvviso, c’è da azionare uno scambio o qualcosa che non funziona col computer.

mi viene da pensare, come per tante altre cose, del resto: fai del tuo meglio con quello che hai, e così via.

fra fusi orari a sfavore, turni estivi e ferie dei redattori una parte di me si stupisce appena che nessun sito italiano stia dando come si deve la notizia della morte di john hughes. dopotutto ci sono valide ragioni. l’altra parte ricorda che a prescindere, se se ne fosse andato in novembre e alle tre del pomeriggio, sarebbe stato comunque degno, in questa nazione, di una breve o poco più. tale era il suo peso specifico per i nostri accreditati espertissimi di cinema. io che di cinema non capisco nemmeno un fascio di gerbere al mercato (sic) non posso che dolermi e pensare che in poco più di un mese il demiurgo si sta accanendo sulle mie icone della crescita e occhieggio con preoccupazione nella direzione di lindsay wagner.

la sceneggiatura di the breakfast club;
le battute di un biglietto in due;
la coccodrillessa del guardian;
ETA: alison byrne fields, che da adolescente era amica di penna di j.h.

ps. il figlio di john hughes (john III) è il fondatore di hefty records. telefon tel aviv, insomma.

che oggi avrebbe compiuto gli anni: ogni volta che cerco le foto nella digitale e la collego, il computer mi ricorda che si chiama “no name”. buonanotte.

nonostante voglia bene a joseph gordon-levitt quasi come a lou taylor pucci, evan rachel wood e chiunque voglia fare carriera nel rutilante mondo del cinematografo avendoci tre nomi, non avevo tutta questa intenzione di andare a vedere “500 days of summer”. sarà la mungitura degli smiths nella colonna sonora, l’eco del fervore religioso che ha accompagnato con stillicidi mediatici l’uscita nelle sale americane. ma mi dico, sono io, sono snob, sono peggio che snob, fa’ il favore: vallo a vedere lo stesso, quando poi sarà. e quando poi è stato (stasera il film viene proiettato a locarno), la voglia mi è passata del tutto:

“Tom crede ancora nel colpo di fulmine, Sole invece no, ma questo non ferma il ragazzo che continua a inseguire lei e l’idea di amore romantico. Acclamata all’ultimo Sundance Film Festival, “500 giorni insieme”, è una commedia romantica che racconta una storia d’amore imprevedibile, libera e sregolata. Vista con gli occhi di lui, la storia ripercorre i momenti più importanti dei 500 giorni d’amore vissuti assieme.”

il corsivo è copiato e incollato dalla cartella stampa.
quindi, Sole? a quando le inquadrature dei twit già tradotti in italiano?
… “oh, Stefano”! (cit.: si prega di citofonarmi per avere rinfrescato il concetto di tanto e tale georgecukorismo)

ETA: il video però è carino. forse perché non rischia il doppiaggio :P

semi-related:
saul bass <3;
un tumblr che mi leggo sempre, e si badi bene la grafica;
io , à la mad men (la sigaretta è per la totale immersione nel personaggio, il martini pas du tout).

siccome sembra il tema ricorrente di questi giorni (ho fatto, dopotutto, un sondaggio d’opinione sullo stesso argomento) potrebbe darsi che equivocando qualche amicoamicattoreattrice (cit.) pensi che ciò che segue nasca da una necessità mia di fare ordine innanzitutto nelle regole di condotta mia medesima.
è così ma solo in un secondo momento.

più probabile che avessi rimosso una data dal calendario e inconsciamente quella mi fosse rimasta in testa da qualche parte fino ad assumere contorni di preoccupazione personale fioriti in una domanda portata in giro come una pillola sgradevole. che è poi, cosa debba fare una persona che vive da sola delle cose. perché mi trovo ad affrontare questi primi giorni di ferie a pulire e inventariare oggetti appartenuti a mia zia, la sorella di mia madre. non è la prima volta, non sarà l’ultima – da quando è passata, questi avanti e indietro dolorosi in casa sua sono stati se non frequenti molto difficili, direi “intricati”. come le piante intorno a grey gardens, e come in grey gardens nella mia mente penso a zia e penso a little edie beale, la figlia sacrificata, egoista, colorata, piena di energie. non che abbia senso fare paragoni tra una città come napoli e gli hamptons.

però. anche io vivo sola. penso dipenda da quello il mio periodico liberarmi di tutto, pacchetti infiniti di dischi o vestiti o libri. arrivo a buttare la corrispondenza e me ne dispiace solo a metà, le cose importanti – come dice mio cugino – sono i pensieri, e nei pensieri, e io ci credo davvero. su quello che ho scritto io, che appuntavo come “fondamentale” sono ancora meno tollerante. farei fuoco di tutto anche adesso, pur di non avere nostalgie dopo. eppure il parere di chi finora mi ha sconsigliato mi trattiene – il rispetto per gli altri sempre, quello per me e i miei ghirigori d’antan assolutamente secondario.

rimane un nodo da sciogliere, o da annodare ancora più stretto: cosa fare delle cose. la zia non è stata in grado di pensarci che in una piccola parte e rimangono cumuli di oggetti che scondivisi da lei non fanno memoria, per niente. io la conosco senza di loro, e quelli ora mi confondono: non completano, non rivelano. sono solo ciò che avrebbe voluto buttare, ciò che avrebbe guardato con più calma e non ha fatto mai. ora la decisione spetta a noi e non è giusto. qualunque cosa sarà, non sarà cosa avrebbe voluto lei. magari perdo e perdiamo tempo su pezzi di carta che non hanno più peso di uno scontrino dei nostri. magari invece sì. mia madre butta via foto, io sarei ancora più definitiva. ma non è giusto. per questo forse oggi cerco una regola generale da applicare a me. in un modo vorrei prevenire, invece di chiedere ad altri di curare, quando poi sarà.