mario merola mi si rivolta nella tomba, mi si, per questa (indica) revisione delle liriche dell’immortale “zappatore”. a parte che è una cosa che in maniera incosciente ho coniato almeno all’epoca della mia prima comunione, senza sapere esattamente in che ginepraio di confusione sessuale stessi andando a impelagarmi già poco meno che decenne, ma nello specifico gli è che l’immenso marione non abitava a fil di lungotevere con le porsc’ rombanti e le alfette sud pure. dove girano le fiscion con le sparatorie che tengono bloccato un quartiere intero per settimane perché bisogna raccogliere i bossoli delle pallottole a salve da dove sono finiti e poi io me stessa medesima inciampo in decine dei suddetti (e quindi che si sono raccolti di preciso?). gli è che lui non ha mai passeggiato fra strade sozze, ma così sozze che il primo rifiuto per tipologia è la bustina di fumo però vuota di contenuti (e significati). gli è, infine, che se mi trovate a questa bell’ora presta di tono vagamente lisergico, non è perché sono andata a fare la tamburella del broncs sotto allo stadio olimpico prima e dopo i depeche mode la notte scorsa, ma è perché alle quattro mi ha svegliato un coro alpino di dementi che fra una sgommata e una sbattuta di portiera si urlavano l’un l’altro:
- andreeeeeee’
- ehhhhh!
- hai vista, quellaaaaaa?
- nooooooh
- come nooooooohh
- ehhhhhh, nooooooooh
- còòòòri! sbrighete prima che se ne vaaaaaah
- che èèèèèh?
- ciaveva le zinne de foriiiiiiiiiiiiih
(interrompiamo la trascrizione fonetica per domandarci quale ragazzo già dotato di patente possa sorprendersi ancora di un paio di zinne, con tutto il ben di dio che passa la tivù – ora anche in digitale!)
- maddaiiiiiiiih
- daje che se ne vaaaaaaaaah, era nuda, era nudaaaaah,
e avanti così urlando per un altro po’. seguono altre sbattute di portiera, altre sgommate e via, verso nuove avventure.
il punto è, perché c’è un punto, è che se ho capito dove erano diretti, stavano andando da un uomo pittato. che mario merola mi perdoni.