Archiviazioni mensili: Maggio 2009

son due giorni che ci penso e che mi girano.

solo l’amare,
solo il conoscere conta,
non l’aver amato,
non l’aver conosciuto

- P.P.P.,

che poi mi fa tanto venire in mente quando enrico saccente, professore di scienze instancabile e sampdoriano di ferro in una sezione (la mia) che non lo apprezzava per un cazzo, diceva in classe

“oportet studuisse, non oportet studere”

(letteralmente)

ad ogni modo non sono d’accordo con nessuno dei due. pier paolo pasolini, che con enrico saccente condivideva – mi accorgo ora – statura e completi color topinskji, continuava dicendo

dà angoscia
il vivere di un consumato
amore. l’anima non cresce più.

questo lo dici tu, pasolino del mio cuore. cresce eccome. cresce da tutte le parti. cresce come la pasta lievitata vicino a troppo calore, però a differenza di quella l’anima cresce anche nella memoria di quella temperatura, esce dai bordi della tiana, se ne va in giro, non sta ferma in un posto, va dando mazzate di cecati d’ammore a chi pure non se lo merita, proprio perché non è vero che non cresce più. cresce senza tutore, magari, si storzella e cerca il sole dove può, anche se è poco, anche se è malo. un malo sole non s’è mai sentito: invece c’è.

hai mai sentito dire del pollice verde selettivo? no. e di quello scordariello? nemmeno. e quindi?
è inutile che ti svoci, questa la vinco io.

I must have slept for many years / I fell asleep in the lion’s mouth / I didn’t mind the danger at all, it didn’t do me no harm / I fell in love so easily, and I was asleep when the air was calm

emilio lonero alla laurea honoris causa di carlo lizzani: “lei che è un maestro indiscusso… è così, no?”

emilio lonero (bis): “rari nantes in gurgite vasto… non chiedetemi cosa vuol dire perché non.lo.so”

carlo lizzani: “dunque ho partecipato a una di queste indagini di mercato. al momento di riempire la casella della mia professione dico “regista”. e non c’è. “sceneggiatore?”. nemmeno. e allora dico “beh, consigliatemi voi”. “coreografo-ballerino”, mi fanno. “è la cosa più vicina”.

enrico iacometti, vice presidente associazione italiana editori: “mi ricordo che qualche anno fa dei giornalisti parlavano di “più libri, più liberi” in termini di editori all’amatriciana…”
assessore umberto croppi: “premetto che non ho nulla contro l’amatriciana”

serena dandini: “… un evento benefico che sarà possibile grazie a tanti sponsor che partecipano gratuitamente, come ad esempio per l’acqua: queste bottigliette sono arrivate senza alcuna richiesta economica”
renato zero: “e guardate che cosa elegante, hanno rimosso anche le etichette… un gesto signorile”
giorgio panariello: “… ma non è che lo sponsor è l’acea? no, perché erano pure aperte…”

giorgio panariello: “all’olimpico il 20 giugno canterò tante canzoni…”
serena dandini: “non credo proprio”.

collega: “mannoia, lei è l’unica donna del cast del concerto benefico…”
renato zero: “ma che intende per donna? questa c’ha du’ cosi così…”

fiorella mannoia: “la scaletta? guardi, oggi è il primo incontro che abbiamo fra noi, ci stiamo organizzando…”
renato zero: “sì, noi è dal cantagiro che non ci contattavamo. pino ci ha messo un po’ a riconoscermi. me guardava e faceva: ma chi sei tu? renato chiii?”

domanda dal tavolo dei relatori: pino, che ne pensi tu della proposta di legge per la ricostruzione?
pino daniele: “no, stavo pensando se berlusconi era abruzzese…”

piccole ribellioni, se vuoi del cazzo, ma che mi fanno autoridere per cui in questi giorni va bene così – mi serve ridere:
leggere un romanzo su delle luride invertite nell’aula magna di un’università di preti. ha.

- o trovi pace, o ti dò la pace eterna
- … mao?

“i don’t want commitment/ i don’t want the drama/i just want your jeans”

- god help the girl

due ragazze ampiamente adolescenti ed eterosessuali sono passate qui sotto cantando a squarciagola “mamma mia” degli abba. a ripensarci magari è l’ondata di caldo.

questi sono comparsi nel quartiere. non ho capito se l’intenzione sia offensiva, laudatoria, satirica o cosa. però trovo irresistibile l’idea di accoppiare la pelata di carlino e quella di di pietro. di bipartisan in italia c’è solo lo shampoo anticaduta.

peraltro roberto carlino è protagonista di una bizzarria degna di finire su photoshop disasters: sul suo sito campeggia un ritratto mezzobusto che è stato riciclato per i manifesti elettorali. dove però magicamente ora compare una fede nuziale

prova provata che l’innominabile è qui: il bucato è già asciutto.

e quanto siamo giovini!

lato a, dedicato a m. con una domanda: …hai pagatto le bollette?

01. first of the gang to die – morrissey cover (zee avi); 02. coast of carolina (telekinesis!); 03. put the phone down (pilot speed); 04. this girls taught me a dance (the strange boys); 05. angela (jarvis cocker); 06. thank you go for fixing the tape machine (the intelligence); 07. upon viewing brueghel’s landscape with the fall of icarus (titus andronicus); 08. love you better (the maccabees); 09. fun that we have (julian plenti)

il lato b lo aggiungo dopo, che devo fare il bucato a mano (che vita eccitante).

ETA: lato b

01. johnny are you queer (josie cotton); 02. phoenix – lisztomania; 03. two weeks (grizzly bear); 04. midnight and i (white rabbits); 05. plenty is never enough – tenement halls cover (the shins); 06. i like rain – jean paul sartre experience cover (lali puna); 07. doomsday – elvis perkins in dearland; 08. big bird in a small cage (patrick watson); 09. morning glory cloud (dm stith)

potrebbe esserci anche un lato c, ma su questo specifico punto mi riservo di sciogliere la riserva dopo che avrò parlato alla nazione a reti unificate (tradotto, dopo pranzo).
adieu.

ETA times two: la foto è da we <3 it

“i disagree. love is not a sprint, it’s a marathon, a relentless pursuit that ends when she falls into your arms. or hits you with the pepper spray”

- howard wolowitz, esq.

(ma te pare, atté, che io alla mia veneranda età me dovevo ridurre a fa’ di questi pensieri?)
(sì)

se poi qualcuno mi spiega che ci fa rachael yamagata in 30 rock… (la mia incredulité si raddoppia per sara bareilles)

è arrivato l’arrotino!
no, è arrivato il vinilone di loney, dear dagli uffici della polyvinyl! gli amici chicaghesi prima di chiudere il pacchetto mi ci hanno infilato un pacchetto di gomme alla fragola marca airheads. che amorini. queste sono le cose che mi fanno felice per almeno ventiquattr’ore. sono sciocca?

:..°°°

01. good morning, hypocrite (electric president); 02. n’en parlons plus (melon galia; la voce in inglese è di conor oberst); 03. the luxury of loneliness (her space holiday); 04. gemini (hrvåtski); 05. you make me feel (milosh); 06. from stardust to sentience – high places cover (banjo or freakout); 07. radio cure – wilco cover (the bad plus + wendy lewis); 08. the last beat (matthew herbert + dani siciliano); 09. i got it bad (and that ain’t good) [thelonious monk]; 10. bluer than midnight (the the); 11. overnight (gonzales)

ne stavo facendo un’altra, a dire la verità. poi in due ore, vualà.

the audience (2001)

“if you don’t *get* this song, i judge you”

I have banked the fires
of my body
into a small but steady blaze
here in the kitchen
where the dough has a life of its own,
breathing under its damp cloth
like a sleeping child;
where the real child plays under the table,
pretending the tablecloth is a tent,
practicing departures; where a dim
brown bird dazzled by light
has flown into the windowpane
and lies stunned on the pavement–
it was never simple, even for birds,
this business of nests.
the innocent eye sees nothing, Auden says,
repeating what the snake told Eve,
what Eve told Adam, tired of gardens,
wanting the fully lived life.
but passion happens like an accident
I could let the dough spill over the rim
of the bowl, neglecting to punch it down,
neglecting the child who waits under the table,
the mild tears already smudging her eyes.
we grow in such haphazard ways.
today I feel wiser than the bird.
I know the window shuts me in,
that when I open it
the garden smells will make me restless.
and I have banked the fires of my body
into a small domestic flame for others
to warm their hands on for a while.

linda pastan

i float through dreams like a helium balloon
one trip and the morning comes too soon
try to hold it, try to hold it

ieri notte non mancava la febbre, mancava un cerotto, e io ce l’avevo. ho sempre un cerotto in borsa. non si sa mai. (non si sa mai cosa può succedere, a un concerto)

*

alla mia veneranda età è sempre strano e nuovo ed esilarante incontrare per accidente una persona della quale hai cantato a squarciagola le canzoni per un anno e realizzare che l’intensità nella scrittura, nell’esecuzione, è meno di un’ombra dietro a un sorriso, dietro all’imitazione di elvis presley quando balla “jailhouse rock” e rotea i fianchi – magari lui non lo faceva urlando “pikachuuuu” ma insomma, son minuzie. il risultato delle addizioni e sottrazioni è quello che mi confonde, ma mi confonde bene. da qualche parte sono ancora una ragazzina, yu huuuu.

canzoncina d’amore per tutti quanti in particolare.

allora c’era tutta una spiegazione lombrosiana in una delle scorse puntate di “lie to me” su come funziona esattamente il gaydar. io però non stavo proprio ascoltando perché pensavo ancora alla giacca di tim roth dalla scena precedente. o forse era la giacca di jennifer beals. boh. comunque per dire che il mio gaydar ogni tanto si inceppa. non mi risolve il dubbio amletico, non aiuta, ecco. così quando sale questo omaccione sul tram l’altro giorno io continuo a pensare per cinque fermate “è un orso”. “no non lo è”. “ha una fede”. “che vuol dire”. “anche gli orsi portano le fedi”. “anche gli angeli mangiano fagioli”. “anche gli angeli mangiano le fedi” (segue risatina guardata con sospetto dall’energumeno). l’energumeno è tale perché ampiamente body builder. ha la faccia simpatica e un tatuaggio proprio sbagliato, perché è una zampa di leone o leopardo o tigro con cinque artigli invece di quattro (a meno che i felini della terra non abbiano sviluppato il pollice opponibile mentre ero distratta come al solito). a ben oltre la metà delle mie altissime riflessioni sale una masnada di bambini, proprio bambini, non bimbiminchia, che finisce addosso al giganteee pensaci tuuuh. sono alti esattamente la metà. gli arrivano all’ombelico, nemmeno. è bellissimo perché non osano guardarlo. la dinamica poi diventa che ai maschietti sfugge uno sguardo di ammirazione per i bicipiti che sperano di avere, un giorno, misto al terrore per la serie “se mi picchia mi rivolta come un pedalino”. l’occhio tremebondo delle femminucce invece è quasi di adorazion-fascinazione. lui è divertito, per un pezzetto, il resto è annoiato dai monelli che lo intruppano (termine tecnico). una bambina continua a guardargli il petto e lui fa finta di niente. non proprio il petto: la t shirt bianca che viaggia con lui da o verso una palestra. dice “free lindsay”. è la faccia della esile lohan. “è un orso?”. “no non lo è?”. “lo è ma non lo sa?”.

per prima cosa: se serve una cosa strana che non si trova più, un disco o un libro o un film in vhs o uno smoothie di marca svedese, probabilmente io la trovo. probabilmente.

seconda cosa: chiunque mi abbia mai insultato per questo mio particolare dono ne ha tutte le ragioni.

terza cosa: quante sono le possibilità che io mi svegli al mattino, esca di casa, giri a destra invece che a sinistra, salga le scale e scenda da un ponte (no, non è una puntata di how i met your mother) e trovi in vendita dal pusher di fiducia “the art of andrew wyeth”, new york graphic society 1973, e “lo sguardo di buster keaton” di robert benayoun, emme edizioni 1982, venduti entrambi a peso in mezzo a una cascettiella di altre robe grossissime dal figlio maggiore di un architetto ottantenne – figlio che chiaramente di libri non capisce un quattro di spade e peraltro non capisce niente dell’ammore?

quarta cosa: le possibilità sono una su millemilamilioni.

quinta cosa: e se mi fidanzo con l’architetto? il figlio fior di zuccone gli ha venduto anche yann andréa steiner di marguerite duras. ne parliamo?

sesta cosa: le possibilità diminuiscono: una su duemillemilamilioni.

settima cosa: buster keaton.

ottava cosa: andrew wyeth = forever love.

nona cosa: da andrew wyeth a gary barlow il passo non è breve, affatto. non mi ci facevate, eh?

decima cosa: felice, senza p.

raiuno: “…ho deciso di non farmi condizionare dalle piccole perdite urinarie”
io: “ma dovrebbero tradurlo in lingua corrente!”
angela dust: “anche se me piscio addosso so’ felice lo stesso”

“questo è il più bel regalo che tu mi abbia MAI fatto!”

detto a proposito del suo ipod shuffle dalla donna* alla quale nel corso di una lunga frequentazione** ho pensato di far avere
- il forno a microonde
- il lettore dividì
- un computer, benché usato
- un giradischi
- un numero imprecisato di dischi quasi tutti sottoapprezzati
- un numero altrettanto imprecisato di dvd, fra i quali la qualunque dei monty python
- le polpette dell’ikea in quantità industriali.

*madreeeeeh.
** eh.

:…⢸

01. rafter – merchandise (dm stith remix); 02. london girl (the invisible); 03. shutter speed (yppah); 04. midnight runner (cut copy); 05. your heart feels (thieves like us); 06. the birds (telefon tel aviv); 07. so long, lonesome (explosions in the sky); 08. buried at sea (mc 900 feat. jesus); 09. the hologram (mark pritchard); 10. learning to say goodbye (david kitt)

con un notevole ritardo. sui giorni, e pure sui sentimenti.