passavo le giornate a casa a disegnare. in ginocchio, fogli su fogli. alberi. le mie mani. visi.
oggi che ci ripenso faccio fatica a pensare alle mie mani che ne disegnano altre. davvero non so più come si fa.
non facevo entrare nessuno. rispondevo a una sola telefonata, e quella telefonata andava avanti per ore.
e di nuovo sul pavimento e la testa bassa, come in una preghiera. la fronte a terra. la musica lontana dalle dita. un rumore continuo. il caldo del tetto dietro la schiena. poi ogni tanto arrivava una lettera.
davide abitava quasi accanto al lago, avevo controllato sulla cartina. mi mandava fogli a quadretti verdi, gialli, celesti. fogli a4 con i buchi per i quadernoni con gli anelli. non ne avevo mai visti usare per farne carta da lettera. mi stupivo di tutto, quell’anno.
quegli anni.
provavo anche io. ma non riuscivo a disegnare sulla carta colorata. e i quadretti mettevano paura alle mie piante, gli alberi nascevano storti, non si abbracciavano alle colonne prestampate, le nuvole invece le schiacciavano le righe.
usavo carta da pacchi, allora. erano più disegni che parole, ma davide insisteva – continua a raccontarmi. mi piace come racconti le cose.
le cose. :)
e mi mandava cassette su cassette. era il suo modo di raccontare. mi ricordo che “summer teeth” aveva la carta celeste. anche i soul coughing. i belle and sebastian erano verdi, la scritta rosso scuro. i pavement non lo so più, ma ricordo che alessio la rubò quasi subito. non mi piaceva quasi nulla. non eravamo d’accordo su nulla. i wilco mi facevano schifo. st. germain non ne parliamo. a me piacevano i jean paul sartre experience. cynthia dall. i massive attack. se non disegnavo facevo rewind e play, rewind e play, del momento all’inizio di “long snake moan”, quando pj harvey mugola*. rewind e play. rewind e play.
rewind e play. era chiaro che mi sbagliavo. non c’era la mia musica e la sua. c’era tutta la musica e io non lo vedevo. mi piacerebbe dirglielo adesso, a davide, ma non glielo posso dire perché ho dimenticato il suo cognome, o il nome del paese accanto al lago. su st. germain però non ho cambiato idea.
* ps. provato a rifare ora, con l’mp3. molto più soddisfacente. evvai.