allora. vorrei dire questa cosa nella maniera più carina e meno offensiva possibile. perché trovo la terza età deliziosa e l’idea di arrivarci anche attraente, e sottoscriverei in un attimo un modello di maturità modello julie christie. dunque, tatto prima di tutto (yé). poi tutti ben sanno della mia crescente collezione di fidanzatini ottuagenari, tra i quali mi piace ricordare rino che mi invita sempre a mangiare in trattoria, o il signor francesco che mi vuole portare la spesa fino al pianerottolo. insomma ora e sempre help the aged. però. però.
diciamo che avete un parente di settantadue anni. lui ama chiacchierare di tutti gli argomenti. è un piacere sentirlo parlare. ha proprio un’opinione su tutto, e dice anche cose un po’ fortine. a volte direttamente infelici. allora voi con tutte le cautele del caso andate da lui e gli dite “o zio!” (oppure “o nonno!”, a seconda del grado di parentela). e poi gli dite pure una cosa tipo “ma sei sicuro di quello che dici?”, oppure “ma non è vero che così e cosà” (eccetera), oppure ancora “non l’è abbronzato, l’è negher”. e però lui dimentica di aver detto certe cose. capisco il vostro imbarazzo. queste amnesie diventano sempre più frequenti. lo zio (o il nonno) si arrabbia, si innervosisce, gli girano le balle, proprio. non le ha dette, non le ha manco mai immaginate, ma che siamo matti?
e voi che fate? vi arrabbiate appresso a lui. ma che vi arrabbiate a fare? probabilmente il vostro parente di settantadue anni, poverino, ha avuto un episodio a livello di testa, proprio. càpita, con l’età. bisogna portare pazienza e portare rispetto alla sua anzianità di servizio. però la prossima volta vi fate trovare con il registratorino a pile.