Archiviazioni mensili: Gennaio 2009

gli spagnoli l’hanno capito meglio, che in amore bisogna stare appiccicati e non c’è altro modo: conmìgo. invece alle altre lingue scappa sempre un’incertezza, c’è un freddo che passa e fa spazio fra due parole: con me, avec moi, with me, mit mich.

john martyn 1948- 2009

michael stipe <3 thomas dozol, via.
(grazie a quel gran figo di mio fratello)

per te, amico caro che c’hai la fissa delle scarpe e non sai balla’, un simpatico messaggio subliminale dalla regia.

per far capire ai lettori che aria tira in redazione penso che comincerò ad attribuire certe foto all’agenzia ansia.

allora. vorrei dire questa cosa nella maniera più carina e meno offensiva possibile. perché trovo la terza età deliziosa e l’idea di arrivarci anche attraente, e sottoscriverei in un attimo un modello di maturità modello julie christie. dunque, tatto prima di tutto (yé). poi tutti ben sanno della mia crescente collezione di fidanzatini ottuagenari, tra i quali mi piace ricordare rino che mi invita sempre a mangiare in trattoria, o il signor francesco che mi vuole portare la spesa fino al pianerottolo. insomma ora e sempre help the aged. però. però.

diciamo che avete un parente di settantadue anni. lui ama chiacchierare di tutti gli argomenti. è un piacere sentirlo parlare. ha proprio un’opinione su tutto, e dice anche cose un po’ fortine. a volte direttamente infelici. allora voi con tutte le cautele del caso andate da lui e gli dite “o zio!” (oppure “o nonno!”, a seconda del grado di parentela). e poi gli dite pure una cosa tipo “ma sei sicuro di quello che dici?”, oppure “ma non è vero che così e cosà” (eccetera), oppure ancora “non l’è abbronzato, l’è negher”. e però lui dimentica di aver detto certe cose. capisco il vostro imbarazzo. queste amnesie diventano sempre più frequenti. lo zio (o il nonno) si arrabbia, si innervosisce, gli girano le balle, proprio. non le ha dette, non le ha manco mai immaginate, ma che siamo matti?

e voi che fate? vi arrabbiate appresso a lui. ma che vi arrabbiate a fare? probabilmente il vostro parente di settantadue anni, poverino, ha avuto un episodio a livello di testa, proprio. càpita, con l’età. bisogna portare pazienza e portare rispetto alla sua anzianità di servizio. però la prossima volta vi fate trovare con il registratorino a pile.

via

max: you gon’ do any work here or what?
neil: i’m mesmerized by your ass

- united states of tara

“yeah mon!” by amy winehouse

al posto di poet laureate a buckingham palace aspirano quest’anno tre donne. ne parla fabio cavalera a pagina 19 del corriere della sera di oggi (non è online, prababilmente non lo sarà). andrew motion non ce la fa, non sa più che scrivere, credo abbia già rassegnato le dimissioni. la più accreditata a succedergli sarebbe wendy cope. le altre due pretendenti al posto che fu di ben jonson sono jackie kay e carol ann duffy. solo una è prepotentemente poetessa (duffy, che ha ispirato pure qualche testo dei manic street preachers). jackie kay è più che altro conosciuta in italia per una biografia abbastanza fumata di bessie smith e un romanzo molto ispirato alla vita di billy tipton.
nella migliore tradizione delle soap operas dell’universo mondo ma non delle repubbliche islamiche né dell’italia, poiché queste cose da noi non esistono mentre da loro sono vietate per legge (ma dateci tempo, che recupereremo anche sul versante normativo) jackie kay e carol ann duffy sono state fidanzate per migliaia di anni ma da tempo si sono vicendevolmente sfanculate. immaginate cosa potrebbe succedere se il posto lo guadagnasse l’una e non l’altra? l’inghilterra guadagnerebbe il suo primo academic lesbian drama della storia. chissà se la regina elisabetta è informata dei sordidi dettagli o se glieli risparmiano, vista l’età. io aspetto con ansia il prossimo episodio.

“Non sono molto bella, anzi, ma il poliziotto antistupro che Berlusconi ipotizza per solo le belle lo pretendo anch’io”.

- Genoveffa

certo, con la upcoming legge sulla pedofilia culturale chissà se me la lasciano online. questo paese, che belpaese (nel senso del formaggio).

robin cracknell

oh ti prego, ti prego, ti prego, ti prego, ti prego, ti prego
(prende un respiro)
ti prego, ti prego, ti prego, ti prego, ti prego, ti prego!
(ne prende un altro)
fa’ che mi stia battendo i pezzi!

errr… nnno.

beth riesgraf è la mamma del tristemente famoso pilot inspektor. da punire con severität.

“poetry is catalogued in libraries under fiction!”

- sex is good. relationships are bad. relationships are what cause people to be cold and lie and deceitful. you know it: you’re a therapist.
- professionally i would dispute that and suggest that you need to see your own therapist, but personally: YES!

- paul adelstein & amy brenneman laverno & shirley

del resto da una come grace slick non mi sarei aspettata nulla di diverso (via)

andrew wyeth 1917 -2008

… che sono accogliente.

poi piove. e che fai, non ci entri in libreria? ti asciughi, metti via l’ombrello. ti riavvii i capelli, li leghi, compri un libro. pure due. ma non mi piace questa libreria. non c’è mai niente. non è vero che non c’è mai niente. è che non si capisce cosa c’è, è diverso. che poi sta chiudendo. li hanno sfrattati. poi quando non ci saranno più ti lamenterai per altri motivi. vabbè, entriamo? entriamo. in scivolata fino allo scaffale della poesia. anche se non è della poesia. però ci sono tanti libri della crocetti. spero sempre di trovare pastaroli o fiumaroli. che cavolo ne so, magari li hanno tradotti mille anni fa, quando non ero ancora nata, qualche errore di quelli che mandano le case editrici fallite. come sciannone amanno, o una prima edizione di questa o quella vescova, forse ho troppo vino in corpo. comunque. c’è un librino di bruno lauzi. io voglio bene a bruno lauzi. ma veramente. compare così. in mezzo a tanti nomi italiani così comuni che sembrano non poeti ma miei colleghi. al libro manca il prezzo, l’isbn. praticamente non esiste. lo guardo, lo tiro su. bruno lauzi. ma tu pensa. non son canzoni. sono poesie. non c’è scritto niente. non spiega niente. lo porto in cassa insieme a due riviste. la signora lo tira su anche lei, se lo rigira fra le mani, non capisce. il catalogo non sa cosa sia. quindi è vero che non esiste! di bruno lauzi in negozio risulta solo un cd di grandi successi. quali grandi successi ha fatto bruno lauzi? ce lo domandiamo. alla fine spinge il librino materializzatosi misteriosamente verso di me. “sa che le dico? glielo regalo”. così.

per inciso c’è mark strand a roma in questo momento e sta probabilmente leggendo questa:

someone was saying
something about shadows covering the field, about
how things pass, how one sleeps towards morning
and the morning goes.

someone was saying
how the wind dies down but comes back,
how shells are the coffins of wind
but the weather continues.

it was a long night
and someone said something about the moon shedding its white
on the cold field, that there was nothing ahead
but more of the same.

someone mentioned
a city she had been in before the war, a room with two candles
against a wall, someone dancing, someone watching.
we begin to believe

the night would not end.
someone was saying the music was over and no one had noticed.
then someone said something about the planets, about the stars,
how small they were, how far away.

e io sono di molto ma di molto triste.

via

“there’s a trick to the “graceful exit.” it begins with the vision to recognize when a job, a life stage, or a relationship is over — and let it go. it means leaving what’s over without denying its validity or its past importance to our lives. it involves a sense of future, a belief that every exit line is an entry, that we are moving up, rather than out”.

- ellen goodman

quando mi manca molto l’autunno – come questa mattina – so che senza nemmeno fare troppi sforzi posso contare su linda pastan. c’è sempre una sua poesia a riportarmelo qui, in questo momento, come se nel mondo ci fosse solo un’unica stagione. apro a caso ed eccola. l’evento miracoloso non è più tale perché si ripete una, due, tre volte. siamo davvero molto prevedibili, io e la signora.

se siamo il paese della taglia 38, 40, al massimo massimo 42, mi spiegate perchéééééééh (grido di dolore, appunto) a sparire dai negozi sono sempre e solo le 46?

qualcuno mi sta coglionando.