Archiviazioni mensili: Novembre 2008

poi qualche volta rinuncio a delle cose. è questo modo di lavorare. di vivere. per esempio penso che stare due ore seduta al buio in un cinema sia una perdita di tempo, visto che è quello che faccio, in un certo senso, tutta la settimana. stare ferma, poca luce, in silenzio. allora i film non li guardo quasi più. così non so bene cosa succeda. non so cosa sarà nelle classifiche di fine anno. non che ci trovi più particolare senso nell’idea delle liste. lasciano supporre che si sia letto tutto, si sia visto tutto, si sia ascoltato tutto quando chiaramente non è così (non c’è tempo per essere il mereghetti. nemmeno il mereghetti ha tempo per essere il mereghetti).
comunque se chiudo gli occhi su 334 giorni trascorsi fino ad oggi so che il mio bagaglio per quelle cose si è fatto particolarmente leggero. cerco un valore e poco me ne restituisce. ma quello che mi arriva poi è per sempre, e mi viene voglia di scriverne. e su questo film di philippe claudel ho voglia di scrivere tantissime cose. ma alla fine dicevo di bagaglio leggero, così ne restano solo due. il titolo: il y a longtemps que je t’aime. e una parola: sì.

goodbyes are hard and they’re hard and they’re hard

“ma non si rendono conto che questa social card è una stronzata? eppure li guardi: sembrano tutti così contenti. ieri a prima porta erano tutti, ehhh, ahhh! allora che poi in che consiste, no? 40 euro al mese. per due mesi. sono 80 euro in tutto di aiuto alle famiglie. mi segue? ma che aiuto è? mi segue? sotto i seimila euro annui di… che poi mi scusi eh, ma lei si sente che ha bisogno di aiuto? sì? sì, no? però guadagna tanto di più di seimila euro annui. dico bene? mi segue? che poi uno deve andalla a carica’ all’ufficio postale. e se uno è invalido? se è malato grave? che non è tanto… peregrino. se uno guadagna seimila euro o meno è ovvio che sarà quasi sempre un pensionato sociale. ma dico io. ma che se pensano, da prennece in giro? e poi sta social card manco la poi spenne do’ te pare a te. certi supermercati manco partecipano. ma a me sembra un insulto all’intelligenza di un’intera nazione. mi segue?”

“ma veltroni è un bamboccio! avrebbe potuto volare in sardegna, difendere soru contro tutto e contro tutti! invece che sta a fa’?”
“il riformismo è morto”.

*drinnn*
“ah. sei tu. adesso mi chiami? non posso parlare (…) sei cosciente di quello che sta per succedere, vero? sei preparato, carlo? sai che una volta che avrai fatto quest’ultimo passo non potrai mai più tornare indietro?”

(eccheé, “la morte viene/silenziosa come un’alce”?)

” e gnente, volevo anche chiedere ‘na cosa”
“dica”
“no è che siccome c’ho ‘na signora che mi aiuta in casa…”
“una badante?”
“no, no, una signora che me pulisce”
“e ce l’ha il contratto?”
“no, ma viene solo quattr’ore a settimana”
“e se se fa male proprio quelle quattro ore?”
“no, ma… appunto io volevo sape’ che devo fa’ pe’ sta’ tranquilla”
“e che ne dice?, je deve fa’ il contratto”

a me questa cosa che gettare rifiuti ingombranti sarà reato dovunquemente mi getta in uno stato di sconforto che non vi dico. guardo il salotto e d’improvviso lo vedo ignudo. nel senso di spoglio ma anche proprio di ignudo. del resto stiamo parlando di un appartamento di proprietà di un uomo – ma che dico uomo, giovinotto – che è stato capace di raccogliere dall’immondizia pure le lettere dell’insegna del bowling. quelle che poi mio papà quando passa a trovarmi dice che sarebbero proprio un bel tavolo da pranzo per otto o anche per dodici seduti vicinissimi. ma pure io che nel mio piccolo sono solo celebre raccoglitrice di cosettine minime da terra posso vedere all’orizzonte la fine di un’intera civiltà. stiamo per dire addio all’italiano medio! aita! chiamate l’onu! mandate i caschi blu! proteggeteci dal genocidio parlamentare! e se poi una cosa tira l’altra e dopo aver imparato a chiamare l’ama o chi per loro per i rifiuti ingombranti diventassimo civili? puliti? educati coi vicini di casa? gentili con gli anziani? generosi coi bambini? simpatici con i cagnolini? meno locuste avvoltoe (plurale) con le cose a gratisse? oddio, e se poi diventassimo come il canton ticino e votassimo sì alla cannabis? no, sarebbe troppo orrendo per essere vero. basta, basta!

trù stori! è stato divertente. magari domani ci rifaccio.

but as long as i don’t know
how to hang a warhol
i’ll keep sketching birds
that are all i’ve heard of

(…) “hanno un brutto carattere, come chiunque abbia carattere, diceva Montanelli che era uno di loro”.

massimo gramellini su la stampa di oggidì

letteralmente (via kekkoz).

(ma the piemaker says nouh. benché i precedenti siano tutti sfavorevoli)

ne vogliamo parlare del fatto che l’altra settimana mentre camminavo passo davanti a un elettrauto che lavora e intanto ascolta “my lady’s stoooory”?

che poi, siccome hanno arrestato quell’unico pluricinquantenne per le scritte a firma “militia” mi domandavo se c’è un’unica mano pure dietro i graffiti di blocco studentesco o se è un requisito fondamentale per la militanza quello di avere tutti la medesima calligrafia.

volevo dire alle bambine all’ascolto che robert pattinson non è come nelle locandine di “twilight”. capisco l’uso strabordante di photoshop (e della cocaina spesso associata al primo) ma… nemmeno pe’ sbajo.

ci è gipi al brancaleone stasera. dalle 21.30 che poi saranno le 22.00. si canta e si sòna e si legge. io forse decido di morire dopo. olè.

io quelli che applaudono all’uscita delle bare dalle chiese e all’atterraggio degli aerei li appenderei per i testicoli

“siamo entrati nell’altro della bestia”

“non è che sia la felcia dell’umanità”

why do all the highways lead to where you don’t wanna be?

(entusiasmo per congiunti in homepage, su rieducational channel)

corrieron corrieroni

e per il nostro (?) consueto (??) spazio dedicato all’arte, jeffrey inaba per enel contemporaGNa:

me dirai, chi è che dentro al policlinico umberto I se mette a ride e a lancia’ in aria ‘na regazzina?
te dirò, quantomeno se manca la presa è nel posto giusto…

(ps. notato i due vigili? inaba ha capito tutto di roma. tutto!)

- scusami, ora devo proprio lasciarti: ho lasciato il gatto sul davanzale* e sta cantando “ritornerai” di bruno lauzi
- …
- è perché si aspetta che lo pettini**
- non credo di aver capito
- vabbè.

* interno, non esterno! ma per chi mi avete preso?
** lapsus.

sovrintendente claudio strinati: “pensate che una volta eletto papa urbano viii preferiva amministrare il potere da palazzo barberini, da casa sua piuttosto che dal vaticano…”
presidente emmanuele emanuele (nome vero eh): ” -come berlusconi”.

(ApCom) “Per Flavia Vento il muro di Berlino è caduto nel 1968, e non nel 1989. Questa la risposta che la showgirl ha dato al giornalista Mario Adinolfi durante la trasmissione ‘Finomondo’, in onda su Red Tv (Sky 890). Il conduttore – si legge in una nota dell’ufficio stampa del programma – ha discusso con la Vento del reality ‘L’Isola dei Famosi’ e poi le ha chiesto la data della caduta del muro di Berlino. “Il muro di Berlino è caduto nel 1968, tiè”, ha dichiarato la showgirl con tanto di gesto dell’ombrello”.

a piazza delle cinque lune c’è un signore che non è un barbone e non è un elemosinatore professionista. è seduto sulle scale di un negozio di arredamento, e fa le corna. da tutt’e due le mani fa le corna. parla da solo e fa le corna. insulta i passanti e fa le corna. offre l’accendino a una ragazza (lei anche fa un gesto con la mano – per dire no – ma non sono corna), si mette una mano in tasca e con l’altra continua a fare le corna. poi si gratta, sempre con le mani cornute. mi sembra che in questo momento sia la miglior cartolina possibile dalla città.

via

“è amareggiata per le proteste, mariastella gelmini. ma non si è affatto indignata per la parodia di paola cortellesi, che nel suo show l’ha interpretata come se fosse un automa nella disponibilità del ministro tremonti. nel suo entourage rivelano: ‘l’ha vista tutta. ha riso come una pazza. l’ha trovata geniale’ “.

corrieron corrieroni, a pagina 16

se per esempio ascolto “at constant speed” con queste cuffie, di gemma hayes posso sentire anche il rumore che fa quando separa le labbra e deglutisce. è un po’ inquietante.