
poi qualche volta rinuncio a delle cose. è questo modo di lavorare. di vivere. per esempio penso che stare due ore seduta al buio in un cinema sia una perdita di tempo, visto che è quello che faccio, in un certo senso, tutta la settimana. stare ferma, poca luce, in silenzio. allora i film non li guardo quasi più. così non so bene cosa succeda. non so cosa sarà nelle classifiche di fine anno. non che ci trovi più particolare senso nell’idea delle liste. lasciano supporre che si sia letto tutto, si sia visto tutto, si sia ascoltato tutto quando chiaramente non è così (non c’è tempo per essere il mereghetti. nemmeno il mereghetti ha tempo per essere il mereghetti).
comunque se chiudo gli occhi su 334 giorni trascorsi fino ad oggi so che il mio bagaglio per quelle cose si è fatto particolarmente leggero. cerco un valore e poco me ne restituisce. ma quello che mi arriva poi è per sempre, e mi viene voglia di scriverne. e su questo film di philippe claudel ho voglia di scrivere tantissime cose. ma alla fine dicevo di bagaglio leggero, così ne restano solo due. il titolo: il y a longtemps que je t’aime. e una parola: sì.









