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Archiviazioni mensili: Ottobre 2008

y no amanece
- anastacia s’è fatta il botòx
- anastacia si calava gli anni. ora non più
- anastacia non ascolta musica e non ha manco l’ipod
- anastacia ha votato obama per posta
- il marito di anastacia è un armadio a muro metrosexual
ci ho un grave dubbio che mi attanaglia. ma la famosa collaborazione di giusy ferreri con linda perry, no? sarà mica il testo di “novembre”, chiaramente tradotto con babelfish? eh? perché me lo sto domandando con sempre maggiore insistenza…
* courtesy angela dust 2008
“Madrina del nuovo store la camionessa olimpica (…)”
un nuovo lemma per il glossario GLBT 2008-2009? ma no! solo un grasso refuso della qui presente!

july, ly, ly
i coniugi anzianelli non sono così anziani, ma ogni loro commento tradisce una certa senilità di pensiero. non solo per i concetti espressi, ma anche per il volume dell’emissione. come eritreo cazzulati colla cornetta. epperò non sono sordi. i coniugi anzianelli salgono sul duecentottanta alla metro lepanto, ed è come se fosse la prima volta: “aò, ma tutti su sto bus? ma ‘a ggente non lavora?”. questa è la moglie anzianella che dà di gomito al marito anzianello, come in una conversazione privata. solo che non è privata, ma grazie a dio che ogni tanto i romani abitatori dell’atac vanno a ripetizione di maniere e fintasordità dai milanesi abitatori dell’atm. è tutto un mondo di stupefacente bellezza/sporcizia/degrado/violenza là fuori, e i coniugi anzianelli se ne accorgono solo ora, come se non fossero mai usciti di casa prima: “aò, ma che sta a ffa’ quello, oh! ma sta a rubba’ dentro ‘na machina? aò ma nessuno fa gnente?”. un battito di ciglia, il semaforo ridiventa verde, il bus sculetta lontano dalla scena del crimine: “aaaa ma era la sua!”. risatine nervose della moglie anzianella. “no è che… me sembrava ‘no straniero” (lo straniero per inciso è uno di quei romani sopravviventi che vendono quadri a castel sant’angelo). quando infine ci abbandonano è il momento di un altro commento non richiesto: “oh, ma tutti qui scendono? ma che, stanno tutti male a sto paese?”. la fermata è all’ospedale santo spirito, a parlare stavolta però è il marito: si vede che sono proprio anime gemelle. tanta vicinanza di pensiero un po’ mi fa venire quel pizzico d’invidia. per due secondi penso seriamente di mollare il bus qui per godere qualche altro minuto di chiasso della mente.
“il mio + grande erore
esermi innamorata d te”
(scritta sul muro)
primo giorno di festival internazionale del film internazionale di roma internazionale (per la serie: meglio abbondare – anche se nessuno ricorda il nome ufficiale sui cartelloni e si continua imperterriti a chiamarla “festa del cinema”) e primo giorno di polemiche (internazionali anche loro): si litiga di già! e fra moglie e marito! praticamente è una puntata di forum:
“yvonne sciò interprete di un film “porno e violento”
all’ottavo mese di gravidanza;
il marito stefano dammicco, estraneo ai fatti, si dissocia
Stefano Dammicco, già fondatore e AD di Eagle Pictures Spa fino al novembre 2007, nonché prossimo all’annuncio di una “venture” internazionale ed attualmente Presidente della nuova società di Produzione e Distribuzione 360 entertainment srl
comunica
che, a sua insaputa, la Sig.ra Yvonne Sciò, in caso specifico sua moglie, ha recitato all’ottavo mese di gravidanza nel film House of flesh mannequins, definito dagli stessi produttori un film “estremo”, con reali scene di “sesso e violenza” e con la partecipazione della famosa pornostar Roberta Gemma Missoni.
Il Sig. Stefano Dammicco denuncia la sua totale estraneità al film, censurando fortemente il cattivo gusto e le scelte artistiche della Sig.ra Sciò, che non lo ha informato né sul contenuto né tantomeno sul cast e dichiara che comunque avrebbe negato la scelta della Sig.ra Sciò a girare, visto che era quasi al termine della gravidanza.
Di conseguenza, si riserva tutti i diritti di tutelare il proprio buon nome, oltre che quello della propria figlia Isabella Beatrice Dammicco, nelle sedi più opportune per l’enorme danno subito, verso chiunque”.
collegasilvia: Abbiamo visto in tv che ha avuto qualche difficoltà con i tornelli. Ora riesce ad entrare e uscire tranquillamente da Palazzo Chigi?
energumeno tascabile: Io non uso i tornelli.

Carrie Fisher, who had a disastrous marriage to CAA superagent Bryan Lourd, ridicules the idea that she changed Lourd’s sexual orientation.
In her hilarious memoir, “Wishful Drinking,” due in December from Simon & Schuster, Fisher says of Lourd, the father of her daughter Billie:
“He told me later that I had turned him gay . . . by taking codeine again. And I said, ‘You know, I never read that warning on the label.’ I thought it said ‘heavy machinery,’ not homosexuality – turns out I could have been driving those tractors all along!’”
The Post’s Kyle Smith reports that Fisher comes clean in the book – based on her stage show that’s been making its way around the country – about her addictions, her commitment to a mental hospital, her manic depression, and her suicidal thoughts, avoiding self-pity in favor of raucous poison penmanship.
Of her dad, Eddie Fisher, who left her mom, Debbie Reynolds, for Elizabeth Taylor after Taylor’s husband, Mike Todd, died in a plane crash: “Naturally, my father flew to Elizabeth’s side, gradually making his way to her front. He first dried her eyes with his handkerchief, consoled her with flowers, and ultimately consoled her with his penis.” Reynolds’ subsequent husbands were such disasters that she once said, “Eddie’s starting to look like the good husband.”
Of “Star Wars,” in which Fisher starred, at age 19, as Princess Leia: She was looking at her white costume when director George Lucas said, “You can’t wear a bra under that dress.” “Why?” asked Fisher. “There’s no underwear in space,” he replied.
Of her first husband, Paul Simon, who wrote “Graceland” and many other songs about her, she notes that one time, as he drove her to the airport, “I turned to him and said, ‘You’ll feel bad if I crash’. He shrugged and said, ‘Maybe not’. “
sempre a proposito dell’adorabile junice, non sarà sfuggita a chi bazzica concerti in roma una personaggia metà junice metà elia e tisini (cfr. “i ragazzi della terza c”). l’oltretta che per comodità chiameremo lalutriciamcneal si presenta alle casse accredito tutta velettata e imbellettata di solito utilizzando il mio nome e cognome (ma siccome io non chiedo accrediti di norma ci rimane fregata) o in alternativa il nome e cognome di qualunque giornalista femmina e popputa sul primo tamburino disponibile:
- sono guia soncini, ho due accrediti.
- guia, ciao! ma non eri bionda?
- sono tornata al mio colore naturale. allora, questi accrediti?
non è che in cassa siano fessi, è che molto più spesso di quanto non si creda non conoscono di persona chi accreditano. hence i sipiarietti surreali. sostituite al nome di guia quello di paola de angelis/ flaminia pizzi (lascia perdere che non lavori più a rockstar da quasi cinque anni)/ elisa manisco/ miranda priestly e via discorrendo e avete capito il quadro generale. lalutriciamcneal entra sempre, anche perché non si limita a millantare di essere qualcuna che non è, ma rompe anche il cazzo supremamente. così sale talmente sui nervi degli uffici stampa o tour manager da esasperarli, e questi la fanno passare. ha anche dei gusti musicali ben precisi, quindi non va indistintamente a tutti i concerti. no, lalutricia sceglie con attenzione. siccome l’ho vista due volte in due settimane, sono anche molto inquieta perché ascoltiamo le stesse cose: dovessi diventare anche io così? in una dimensione parallela potremmo essere amiche? per l’insostenibilità di quest’ultimo pensiero solitamente svengo e mi ripiglio ore dopo, tutta sudata che mi mancava un reneeeh.
ma torniamo alla divina. la fase dell’ingresso coatto è solo la prima di un piano diabolico che la nostra ha messo in atto. dopo essersi aggirata come un’anima in pena fra gli spettatori di ogni show a cui prende parte con semplicità e modestia (vestendosi circa come rita levi montalcini a ogni seduta del senato della libera repubblica di silvio III), a show appena concluso lalutricia si lancia come uno struzzo di mare, scivolando scivolando, fino al banchetto del merchandising. colì colà (sacundì sacundà) insiste con i musicisti sudati e stremati per avere un loro cd. naturalmente a gratisse. in loro assenza, scassa la minchia a chiunque trovi sul suo cammino. a volte morde (figurativamente parlando): e non molla la preda. non l’ho mai vista andare via senza averla condotta a una morte per intensa stanchezza mentale. lalutricia ha dalla sua anche una notevole parlantina: provatevi voi a resistere alla sosia femmina di woody allen coi ricci di bozo il clown che ripete per dieci minuti di fila “no ma io senza il cd non posso scrivere il mio pezzo! è importantissimo! no ma io senza il cd non posso scrivere il mio pezzo! è importantissimo! no ma io senza il cd non posso scrivere il mio pezzo! è importantissimo! no ma io senza il cd non posso scrivere il mio pezzo! è importantissimo! no ma io senza il cd non posso scrivere il mio pezzo! è importantissimo! no ma io senza il cd non posso scrivere il mio pezzo! è importantissimo! no ma io senza il cd non posso scrivere il mio pezzo! è important-”
vedete?
scommetto che avete appena regalato la vostra collezione di dischi al primo familiare/coinquilino/collega di passaggio. sì?
c’è anche una terza fase, di origine più recente: chiedere monete per fare il pieno all’auto (che io sappia non guida). ma di questo parleremo un’altra volta. ora devo andare ad allenarmi per raggiungere gli stessi risultati di eccellenza. possibile che a me non regalino mai nulla? cribbio.
- il corrierone chiama tina fey (tina “17 milioni di dolla quest’anno” fey) “imitatrice”. ma a te e a metà del condominio tuo!
- perché dicono tutti “fail”? perché sì
- invece “vajayjay” l’ha inventato la nazista
- furio colombo sulle classi separate per i bambini stranieri (sul sito dell’unità occorre avere la password)
- quante cose schifose si possono far fare alla foto famosa di mccain
- il negozio di “animali” di banksy
e mi sa basta.
jay brannan canta elisa al portico d’ottavia. ripeto: elisa toffoli.
“someone said to me that i speak italian like a travestito colombiano“
- jay brannan
the fog comes
on little cat feet.
it sits looking
over harbor and city
on silent haunches
and then moves on
- carl sandburg
apriva a caso il nuovo romanzo di nada malanima nel contempo esclamando: “uh, fico! è come joyce: ‘n c’è manco ‘na virgola!”

la notte mi sveglia una zanzara. sono le due e cinquantaquattro. ricordati quest’ora. sto in silenzio e non mi muovo e forse nemmeno respiro, per sentire dove vola, dove sta, che ho sonno, voglio dormire senza tanti giri d’ali (sue). così zitta che invece sento i rumori di fuori, è che dormo al quattordici d’ottobre con la finestra aperta – capisci l’assurdità? e nel prato sento passi lenti e misurati girare per il cortile.
mi muoio di paura alle due e cinquantaquattro della notte. mancano sei minuti all’ora peggiore ma per me il peggiore è ora, anche perché ho la luce accesa, questo qui cammina verso di me anche se è quattro metri sotto. dura pochi secondi.
con la stessa lentezza i passi girano intorno al pioppo, si allontanano, girano intorno all’eucalipto. questo qui disegna figure di otto con i due alberi come fusi. tesse i suoi passi. lo fa di nuovo e poi di nuovo. penso sia il vedovo del piano di sopra, ma non sento i due cani che girano sempre per strada con lui. forse il vedovo è sonnambulo, dimentica i cani ma mette le scarpe. spengo la luce. i passi poi non li sento più.
“io continuo lungo il margine della palude, troppo impaurita per seguirla. non è la prima volta. questo, è questo il limite geografico a cui mi spingerò inseguendo mia sorella. a scuola stiamo studiando la latitudine e la longitudine, e mi sento avvampare in volto pensando alla schiacciante precisione con cui riesco a tracciare le coordinate del mio affetto e del mio coraggio”.
- karen russell

“ora basta, che siete invadenti”. roma, stamattina.
“there’s a fine line between being miserable and being an asshole, and i walk that line everyday”
- mark eitzel

e anche oggi billy bragg e una pinta per tutti!
questo minipost avrebbe potuto anche chiamarsi “vabbé, praticamente mork e mindy: ma si piange” oppure “francis scott fitzgerald tua sorella” oppure ancora “tim burton WHO?”. sì, ero indecisa.







