* del foro italico.
non posso dirmi particolarmente appassionata di raffaella carrà. fatti salvi dei picchi mistici – a me stessa incomprensibili – che comprendono la fascinazione per certe sue mises e il canticchiamento autistico del “na na na na” da “furore”: sono sempre rimasta piuttosto distaccata davanti al suo mito. eppure il personaggio visto da vicino, o anche non da molto vicino, emette carisma. raffaella suda, e fa audience. arriva il truccatore, e il pubblico trattiene il respiro mentre le passa la pennellessa imbevuta di fondotinta sul nasino. avvenimenti epocali.
è che sono stata alla presentazione della nuova edizione di “carramba che fortuna”. stasera su rai uno. sì, di mercoledì. di sabato no, c’è pupo. capite mamma rai: la guerra (degli ascolti) è guerra. e quindi nessun giorno della settimana rimarrà sgombero di possibilità di sbancare l’audience. così, aridatece “carramba”. programma che, per inciso, se andrà bene avrà del miracoloso. perché a fronte di una raffa famosamente superstiziosa, comincia di giorno 17, in uno studio contornato di specchi (anche se “non sono proprio specchi veri veri”, dice lei), e con musica di sottofondo in attesa, prima che arrivasse madame, garantita da bel greatest hits dei pin floi. diciamo sei ore prima che venisse annunciata la morte di richard wright. se non è essere jettatori questo…
ma è tutto molto bello. per far vedere che a roma si lavora, che non è vero che si fatica solo nel nord-est, tutto l’incontro è costellato di sbeng sbeng e tung tung dei carpentieri, muratori, elettricisti che finiscono platealmente di allestire il palcoscenico. anche le signore che garantiscono la perfetta lucentezza degli specchi pronti a rompersi per equivalenti mille anni di sventure si sentono obbligate a passare i moci e i panni antistatici facendo bordello. purtroppo nessuno fa notare che l’effetto finale è quello del borbonico “facite ammuina”.
madame è bella come una stella cometa (la battuta non la faccio, fatevela da soli), infatti emette radiazione luminosa, ed è seduta tra sergio japino e gianni boncompagni. sembra una natività by jeff koons. japino è affascinato (e lo dice) dalle suole dei suoi mocassini tod’s così come li vede riflessi nel pavimento (“una cosa straordinaria”). boncompagni poi alterna momenti di sordità a borbottii indistinti. si capisce solo qualche parola: “arcigay” “i boys” “sono gli ancelli di raffaella” “boni, e pure bravi” “alti minimo 1.86″ “arcigay” (di nuovo). ma boncompagni con l’età si è scoperto omosex e io non lo so? vi prego di aggiornarmi, perché su ’sti ex carramba boys insiste un pochettino troppo.
ma è tutto molto bello. soprattutto perché raffaella non la manda certo a dire. con un’eleganza suprema e senza mai nominare nessuno si arrabbia perché maria de filippi la copia, perché antonella clerici la copia, perché pippo baudo ha ciccato sanremo e quindi nessuno è al sicuro, perché vorrebbe condurre un talk show al posto di bruno vespa ma c’è già bruno vespa. in qualche modo è telepatia, capiamo tutti i nomi che non può dire, e subito. raffa c’ha i poteri.
ma è tutto meno bello quando in conclusione la domanda più assurda arriva dalla collega del quotidiano rumeno il cui nome non ricordo, e tutti sghignazzano. ride anche raffaella. la collega diventa rossa in viso. viva la rai.