“non, non, mon cher amour, je ne vous aimais pas!”
- edmond rostand
“non, non, mon cher amour, je ne vous aimais pas!”
- edmond rostand

’cause i like you so much better when you’re naked!
lo chiamo “si faccia una domanda e si dia una risposta”, come mi suggerisce massimo, o più poeticamente “la faccia come il culo”?
il fatto è questo. quando si va alle conferenze stampa c’è sempre la sensazione che le domande alla fine siano pilotate, ma di solito non si va al di là di un generico retropensiero “uffa, danno il microfono solo ai colleghi delle testate importanti”. alla presentazione alla stampa della 65a mostra d’arte cinematografica di venezia di questa mattina siamo andati oltre il pilota: c’era direttamente il tassista sequestratore e serial killer del “collezionista di ossa”. il bello è che quasi nessuno si è accorto che in un momento di imbarazzo generale per assenza di domande, prima che il presidente baratta passasse a chiedersi da solo quanto costa tutta la baracchetta del lido, la ragazza in canottiera che ha domandato maggiori informazioni su un certo film italiano segnalato in programma era il dilui ufficio stampa. per inciso marco muller aveva appena finito di citarlo en passant (nulla sui fratelli coen che aprono il festival, ma su quello sì. la collega avrebbe perciò dovuto già ritenersi soddisfattissima). un colpo di genio, non c’è che dire. un po’ meno gradevole il fatto che il regista fosse seduto proprio accanto a lei. cosa che non è passata esattamente inosservata, ma è stata attribuita a una mancanza di competenza facciale (per così dire) della giovine. chiamala mancanza di competenza!
poetry is no place for a heart that’s a whore
and i’m young & i’m strong
but i feel old & tired
overfired
and i’ve been poked & stoked
it’s all smoke, there’s no more fire
only desire
for you, whoever you are
you say my time here has been some sort of joke
that i’ve been messing around
some sort of incubating period
for when i really come around
i’m cracking up
and you have no idea
no idea how it feels to be on your own
in your own home
with the fucking phone
and the mother of gloom
in your bedroom
standing over your head
with her hand in your head
i will not pretend
i will not put on a smile
i will not say i’m all right for you
when all i wanted was to be good
to do everything in truth
oh i wish i wish i wish i was born a man
so i could learn how to stand up for myself
like those guys with guitars
i’ve been watching in bars
who’ve been stamping their feet to a different beat
i will not pretend
i will not put on a smile
i will not say i’m all right for you
when all i wanted was to be good
to do everything in truth
you bloody mother fucking asshole
oh you bloody mother fucking asshole
oh you bloody mother fucking asshole
oh you bloody mother fucking asshole
oh you bloody mother fucking asshole
oh you bloody -
i will not pretend
i will not put on a smile
i will not say i’m all right for you
for you, whoever you are
- santa martha da wainwright

non sarei finita su the sixty one se qualcuno di mia conoscenza non mi ci avesse dirottato (pentendosene amaramente subito dopo). immaginate last.fm/blip che si incrocia morbosamente col meccanismo del fantacalcio: un artista posta le sue canzoni, chi le ascolta e le gradisce le vota attribuendo dei punti che vengono scalati da un tesoretto personale, se la canzone votata piace a qualche altro utente si rientra in possesso dei punti e/o li si vede aumentare – in qualche caso a dismisura (la gran madre di tutte le utentesse ha 209mila punti e dispari). e non finisce qui. se siete come me, nella prima mezz’ora comprerete due dischi direttamente dai rispettivi pifferai, con un senso di soddisfazione infinito. italiani pochi o nulli, per il momento (ho visto passare i numero6), ma qualcuno mandi a dire ai disco drive di iscriversi, potrebbero vincere il campionato.
(no, sul serio)
c’è questo tipo che sono già due o tre volte che manda fax di protesta perché i suoi messaggi non vengono pubblicati per via di una percepita cospirazione ai suoi danni. i fax di protesta in questione sono brevissimi e di solito contengono l’espressione “sei un cornuto” e sue varianti, riferito a nessuno in particolare (ma del resto si sa che “giornalisti, vil razza cornuta”). siccome oggi a pranzo mi è stato somministrato del vino bianco con una gradazione alcoolica di 14,5° (woo hoo!) ero particolarmente ben disposta nei confronti del signore che ovviamente non si firma, così ho fatto quello che qualunque reporter d’assalto avrebbe fatto nelle medesime circostanze: ho chiamato il numero dal quale è stato spedito il fax per rimbrottarlo. ma non sapevo quello che mi aspettava. dopo tre squilli una voce da paolo panelli squarcia il silenzio:
“proooonto bingo palaaaaaace-”
capite bene che non si può rimanere indignati davanti a un simile colpo di genio del demiurgo.
la storia, dopo, si fa abbastanza poco interessante. ho rispedito il fax a una signorina gentile che non sapeva nulla dei messaggi anonimi indirizzati al cornuto du jour. si è detta ovviamente costernata e si è scusata, in attesa di farmi sapere qualcosa sull’identità del faxatore mascherato. non credo, in realtà, che ci sentiremo mai più in vita nostra. ma mi va bene così. scoprire che dal bingo palace c’è chi ti scrive cornuto quasi tutti i giorni è già più di quello che potevo aspettarmi dalla vita.
sì, va bene, uno è sposato, con l’altro è molto molto molto improbabile che succeda qualcosa di diverso da una visione congiunta di musical a non finire, ma volevo solo reiterare con un titolo ad effetto che ho ritrovato la fede sia in joss whedon che in doogie howser, swarley neil patrick harris, e questo solo dopo aver visto cinque minuti del primo episodio di “dr. horrible’s sing-a-long blog”, mini-miniserie che si compra su itunes, amazon… o altrove (ehm). è la versione migliorata di “once more with feeling”, solo con i supereroi al posto dei vampiri (almeno spero). che si fuma quel pancino di joss? ne voglio anche io. ma a pacchi.
“It was a great set but sometimes we had to pull ourselves together. I’d be doing a serious scene, thinking: ‘Don’t laugh’.
What do you do? Pinch yourself?
Sometimes. There was one actor I worked with who used to burn his leg with cigarettes.
Who?
I can’t name names. Well, let’s just call him Sean Penn”.

no, questa non possiamo proprio pubblicarla domani.
“I Rem scelgono ancora una volta il Ca*p*sa N**polis F***ival come vetrina estiva al Sud per il loro Accele**te tour. Tra le ultime storiche rock band viventi,” (…)
(pezzo da passare)

oh god i miss your company

sono talmente i dentici che pure albert hammond, jr. si è fatto bocciare con una tesina su cattaneo. ivan, però.
in bagno da a. c’è un numero di nuovi argomenti che si chiama “non ancora trentenni”. non lo sfoglio nemmeno ma mi domando quando e se faranno un numero intitolato “quasi quarantenni che per via della primogenitura di m…. se la sono sempre presa nel c…”
“L’inno di Mameli? Preferisco la canzone del Piave. C’è anche scritto che i bimbi d’Italia si chiaman balilla”.
- Umberto Bossi
(…)
in my absence
you rule my world
(…) “per la rassegna Accordi e Disaccordi il film Into The Wild- Nelle Tette Selvagge, film di Sean Penn”.
(…)
just like jericho
let these walls come tumbling down now
let them fall right on the ground
let all these dogs go running free
the wild and the gentle dogs
kenneled in me.
“ritorna in costiera amalfinata”
(pezzo da passare)

in the dark when i’m all alone i’m scared that you’re leaving
(…) “riceverà il Go**en Y**** Award, pr**io R*****i d’**o insieme al q*****c*nne Freddie Hig**ore, p*****onista con Johnny Deep de La Fabbrica di Cioccolato, Neverland e Charlie“.
deep?
la fabbrica di cioccolato??
neverland???
charlie????
- ciro e consorte ci hanno lo scùp: a retequattro la programmazione dei film la fa un comunista.
- le peggiori copertine della storia della musica secondo jeff bridges (che ha un sito bellissimo).
- “when I die, I want to go peacefully like my grandfather did, in his sleep – not screaming, like the passengers in his car”. e altre perle, qui.
- “we’re not dating!” Bill interrupted, frowning“. Repubblica oggi scopre il fenomeno Tokio Hotel, io il fenomeno delle slash fiction sui Tokio Hotel.
- ho cancellato la pagina “saccenza” perché era troppo, beh, saccente. ma la luce l’ho vista lo stesso: bettye lavette, live.
“prendiamo tutta la compagine governativa tipo norvegese, che sono gnoccoloni pazzeschi, anche in confronto a brunetta, voglio dire. anche se non capiamo cosa dicono chi se ne frega: tanto non capiamo neanche adesso”.
- luciana littizzetto, via repubblica (cartaceo)
con conqui mauro ci siamo sempre un po’ preoccupati del benessere psicofisico del vicino di casa m., che ci sembra depresso perché passa tutte le sere a casa guardando raidue, qualunque cosa trasmettano in quel momento. non sono segni confortanti, ne converrete. credo che i nostri sospetti siano giusti: al momento m. sta cantando a squarciagola “creep”.
invece devo farmi curare io, ma da uno bravo, perché quando questa mattina ho sentito risuonare nel cortile “in over my head” di gemma hayes il mio primo impulso è stato di andare a controllare se non m’avessero rubato il cd di “the hollow of morning”. ma erano solo i nuovi vicini a + a che hanno gusti impeccabili.
“Parte con ‘Elephant’, il film di Gus Van Sant, Palma d’oro al Festival di Cannes nel 2003 e vero e proprio cult dai giovani di tutto il mondo, la prima settimana di palinsesto di Rai4, la nuova tv del digitale terrestre free della Rai, che prende il via domani alle 21.00 (…). In prima serata, il palinsesto della prima settimana prevede film d’autore: martedì 15 ‘Una canzone per Bobby Long’, mercoledì ‘Million dollar baby’ di Clint Eastwood, giovedì ‘Final destination’, venerdì ‘Frequency-il futuro è in ascolto’, sabato ‘Nella morsa del ragno’ e domenica ‘C’era una volta il West’. La seconda serata propone ogni giorno una serie americana diversa: lunedì c’è ‘Day Break’; martedì ‘Six Degrees’; mercoledì ‘What about Bryan’, giovedì ‘Codice Matrix’, venerdì ‘Veritas’ (…)”. (ANSA)
… programmare in prima serata serie cancellate dopo una stagione soffocate con un cuscino in faccia.

i find your approach so adolescent
fra i tanti italoamericani del cast di questa deliziosina commedia con la signora borat, mi preme segnalare tom piluso.