Archiviazioni mensili: Maggio 2008

vorrei capire. no, non davvero. ho già capito: è una domanda retorica.
com’è che quando la cei ammonisce su dico, pacs, ping e pong il governo (qualunque governo) non solo non brontola ma perfino plaude a? come funziona che se scattano gli anatemi su legge 194 e sue applicazioni è tutto un coro di politici belanti “beh sì, però, effettivamente”? cosa pensare dei mortali silenzi sulle sfuriate di ratzi e ruinz sul testamento biologico e fecondazione assistita? e come mai, infine, solo quando il vaticano si scaglia contro l’ondata xenofoba allora ci si ricorda che “libera chiesa in libero stato”?

torno ad ascoltare allison moorer, va’.

e i black mags, e i black kids, e i cool kids, e i suburban kids with biblical names, e i cold war kids, e i no kids…

(continua)

… con un bastimento carico carico di…?

il primo che quando muoRo mette su “gone too soon” di michael jackson m’incazzo, eh.

mi pare che manchi solo quel fenomeno che si dipingeva quadri sulla panza.

gemma gemmina
dove sei stata?
dalla nonnina
cosa hai mangiato?
pane e formaggio
cosa hai bevuto?
acqua di mare

l’sms cita un proverbio catalano. dice – e so che l’ha mandato per farmi innervosire – che l’indeciso lascia il cucchiaio pieno a metà fra il piatto che diventa freddo e la bocca. qualcosa del genere. c’è una terza opzione, il messaggio non lo dice, ma so che vinco in questa categoria: quando il cucchiaio rimane a freddarsi, il piatto è dimenticato, perché non ho abbastanza fame. lascio passare tutto. poi mi guardo in faccia e me lo ridico: non hai abbastanza fame. vedo gli uomini di casa, gatto compreso, prendere la porta e scendere le scale. io? sentenzio dal divano sfondato. poi cammino scalza fino alla finestra e mi sorprende la luce del sole mentre rispondo al telefono, e mi sorprende di nuovo una voce che non conosco ma mi piace. mi fai caldo sulle guance, forse invece è solo il cielo così bello da dietro il vetro, dopotutto me l’ero dimenticato fra le fresie appassite, le pozzanghere nere, le auto le auto le auto. mi piace la tua voce. cerco l’accento, cerco una cosa qualunque che somigli a quello che conosco già. ma non conosco nulla. che conosco, io? non ho abbastanza fame. nemmeno per parlarti al telefono.

“suono al conservatorio. ma non mi aprono mai”

- groucho marx

a poi.

“some cause happiness wherever they go; others, whenever they go”

- oscar wilde

“diamanda galas a satan cecilia”

(io me medesima. che dire? le si addice)

secondo i futuréddi

among your hounds of loving
and feel your arms surround me
i’ve always been a coward, and i dont know what’s good for me

penso che a mente fredda possiamo riflettere con serenità sui motivi di una sconfitta elettorale. tipo questo:

(trovato qui. non che gli altri banner siano migliori…)

“actress christina ricci has “given up” going to music concerts – because she is so short she can never see the stage”.

“architecture is not buildings. we get confused lots of times because architecture and buildings are not the same, and i don’t think it’s a question of semantics. but i think it’s very important to point out that buildings ARE buildings. they are made out of bricks and stone and concrete and wood and plastic (…) they have a space that they contain, they look like something, they are usually bigger than me (…). architecture is ABOUT buildings (…). a building is a product of arcitecture, and if one looks at it carefully enough, one can find architecture in it (…). the building is, for me, the evidence of architecture.
(…)
so what is architecture? and to ask the fundamental question, what is architecture, is to ask why does one build, why does one make buildings? and i would answer that one makes architecture first of all because it makes us at home in our modern world, which of course makes sense when we make houses, because it produces a sense of belonging, of being at the same place at the same time.
to be at home in the modern world, maybe all you need is a chair. maybe all you need is your ipod. maybe all you need is your mother calling on your telephone. maybe all you need is a good suit. maybe all of these things are not enough, no: i’m sure all of these things are not enough, but i’m also sure that most of our buildings are too much. we have to ask what is the essence beyond a good chair, and before a big house, that makes us feel at home. but we can also try to understand our world through architecture (…) because architecture can be a form of criticism, a criticism in itself. and we will show, in venice, ways in which architecture is moving beyond buildings. not because buildings are bad, but because buidings are the starting point: to find out in which way to be at home in the modern world, in which way to figure out the modern world, in which you can find your way to the modern world”.

- aaron betsky

la biennale di architettura
cincinnati art museum

(se non se la sono poi magnata, questa torta – fatta da bugo con le sue manine sante – è in mostra alla galleria mondo pop di via dei greci, 30 – roma)

(in autobus. che cos’è la morte secondo un bimbo di 4 anni)

bimbo: è quando non ci sono più.
nonna: e dove vai?
bimbo: sono uscito! con papà, mamma e nonna.
(la nonna a questo punto si sarà anche grattata eh)

‘’se il progetto e’ salvare rifondazione comunista, allora sono molto disponibile. darei tutto me stesso. se invece si tratta di salire su un ring ed entrare in un meccanismo di lotte politiche per il potere, come ormai succede in questo paese, devo dire la verità: non sono molto stimolato”. lo ha detto il presidente della regione puglia nichi vendola, ai microfoni di ecotv durante la presentazione a roma della 13ma biennale dei giovani artisti dell’europa e del mediterraneo.

- nichi vendola is my homeboy
(via ansa. è che ormai c’è ben poco cui aggrapparsi)

through his eyes i can see
what is wrong with me

- quanti giorni?
- quanti giorni COSA?
il villaggio olimpico attira una serie di disperati un po’ anomali. sono sempre gli stessi, da anni. ogni tanto spariscono, poi tornano come se fossero rientrati a casa da una lunga vacanza intorno al mondo. solo che non sono ricchi, non sono dotati di yacht o jet privato. vengono qui perché si sentono sicuri. pochi negozi, niente locali, solo appartamenti, e quasi tutti abitati da vecchi. si può dire che se non accettati siano tollerati senza troppi fastidi, anche se una volta ho visto il direttore del supermercato prendere a schiaffi joszef. ed è joszef che parla. parla col fioraio. dorme tra le altalene. ogni mattina scompare prima che arrivino i passeggini più mattinieri, non senza lasciare una scia di monnezza dietro di sé. è sempre ubriaco, sempre. di vinaccio, di birra. qui in piazza lo trattano male, ma poi gli comprano altro vinaccio. lui è sempre su di giri.
- in quanti giorni muore joszef?
- stasera, joszef. stasera!
- ma vafangulo!

ieri sera ho imparato che si può trascorrere l’intera durata di una cena fra amici parlando solo di due argomenti. il primo è helen folasade adu. l’altro non lo dico :D