and there’s something to be said and it’s:
could i love you?
la bambina nel post di sotto si chiama wallis bird; ha 26 anni, nove dita di cui quattro ricucite un po’ alla bell’emmeglio, e siccome non ci facciamo mai mancare un irlandese se ne abbiamo la possibilità, ha anche passaporto di colà. ha anche una voce che quando è pianissimo è abbastanza fiona apple e quando è fortissimo è abbastanza janis joplin. e una tendenza a tingersi i capelli in maniera orrida. e una tecnica chitarristica incomprensibile e miracolosa, giacché, oibò, ci sarebbe questa tragica menomazione per via di un tosaerba (arg.)
[accosto un attimo per dire che ce l'ho con ani difranco non solo perché si ostina a mettere quelle scarpe orrende, non solo perché ha chiamato la figlia petah, e certe cose nei bambini creano danni, anzi dannii incalcolabili, ma soprattutto perché si è smarrita in un circolo virtuoso dove suonarsela e cantarsela sempre nella stessa maniera sempre delle stesse tre quattro situazioni di sofferenza e autolesionismo: insomma in breve ce le ha fatte come le bambole (direbbe la caporedattora)].
e wallis bird, senza stare a girarci attorno e ammorbidire, è ani difranco due, la vendetta: ani difranco senza il circolo virtuoso, senza le platform shoes, anzi con le converse verde smeraldo, una bambina che si diverte con le proprie canzoni, è di nuovo little plastic castle-time, trombettieri ogni tanto, l’altezza è un problema sul quale ridere in versi ma w.b. va verso l’alto, in tutti i sensi non solo quelli dei centimetri – non starei mai a consigliare una cover band, stiamo scherzando?
bird, come gli uccellini del parco di sabato al sole che cantano in un disco perfettamente primaverile, peccato sia uscito d’inverno l’anno scorso. ma non si può avere tutto dalla vita, nemmeno un sabotaggio all’anagrafe per la salute mentale della regazzina di aglio difranco (cit.) e del suo signor marito.
