io per esempio non ci credo molto alle coincidenze. però non c’è una parola diversa e altrettanto sbadata, buttata lì, per parlare di quelle cose che devono succedermi e mi succedono, ma senza alterarmi la vita in maniera drammatica (che poi, chi può dirlo?). ma semplicemente mi fanno stare meglio, peggio, una limonata dal sapore poco più forte, non annacquata come al solito. incontri che cambiano una giornata ordinaria, una busta aperta dopo quando avrei potuto farlo prima e ricevere notizie in maniera diversa. e ancora, oggetti trovati che mi sembra vogliano parlare proprio con me: dire cose a me? sul serio? sì. fosse anche solo una moneta che era a terra a luccicare.
la decisione, impulsiva come tutte le mie decisioni, è di fare una strada diversa dopo essermi chiusa la porta alle spalle, magari - come succede - scendere dall’autobus a una fermata inesplorata, camminare per vedere dove vado a finire mentre lo shuffle decide che
it’s been quite of a while
since i could experience your brightness
now you’ve got a brighter smile
and i think i’m going to like it
talking ’bout the better things you know how to maximize
everything around you will become supersized
e c’è un libro che chiede solo dal nome dell’autore - una persona che non c’è più e non era scrittore di professione - di essere tirato su e di poter fare il resto della strada con te. victor cavallo è in una digressione di tante del libro di elena stancanelli “a immaginare una vita ce ne vuole un’altra”. victor cavallo è il titolo di quel libro, preso da una sua poesia lunga e complicata e accecante. victor cavallo, infine, è la cosa che di quello stancanellismo mi ricordo di più, ma non è un demerito. non pensavo che l’avrei mai incontrato. il libro non è molto vecchio, ma è già scomparso da tempo dai cataloghi. certe cose non interessano e basta. che ci vuoi fare? se uno nasce quadrato, eccetera. o forse non era questo che volevo dire, però mi sono spiegata lo stesso.
non ho bisogno di aprire le pagine e guardare dentro per sapere che quel libro lo prenderò, ma l’occhio entra subito a pagina 61,
una luce che cambia come me senza sapere
a immaginare una testa più dura
un cuore diverso
una piccola foresta più dentro
dove c’è il respiro
un libro trovato e pagato con una moneta trovata. insomma, sì, viene gratis. un regalo, ma da chi? e perché? e diciamo anche chissenefrega, via. difatti seduta davanti alla lapide di keats a leggere al sole passo a pensare ad altro e a come mi piacciono tutti questi fiori.
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