Archivi Giornalieri: Marzo 26th, 2008

l’inevitabile e spiritosissima premessa

dopo “il mio primo pronto soccorso” e “il mio primo furto con destrezza (subìto)” metto il fiocco agli ultimi dieci giorni della mia vita con l’ultimo capitolo di quello che senza dubbio riciclerò come rivoluzionario progetto di marketing per bambole solidamente inserite nella realtà di tuttiggiorni, altro che magica trippy più snella di pikachu. sono stata a rebibbia. per quattro ore dentro. porte chiuse, eccetera. per inciso è bello essere di nuovo qui, non pensavo di rivedervi. avrebbero sempre potuto trovarmi irresistibilmente simpatica, chessò, e cambiare idea sui miei impegni per l’immediato futuro.

fine premessa.

la cosa assurda di rebibbia - nuovo complesso è che non saprei dire che forma ha. non ho che particolari da descrivere, perché non mi viene di guardarlo - il carcere - che per pochi secondi alla volta, la porta piombata, i chiavistelli, le telecamere, le sbarre, certo, sbarre strette su finestre strette. perché gli occhi si abbassano e mi guardo le scarpe, oppure mi preoccupo che gli interni - si chiamano così fra loro - abbiano abbastanza verde, qualche albero abbastanza alto da poter essere visto dalle finestre. sono contenta che ci sia un vivaio subito accanto, per dire, anche se a loro sarà inutile. sento, quando arrivo, complice la pioggerellina fastidiosina, il dolore di queste persone. sento il rumore che fa stare zitti oltre queste mura, le guardiole, il filo spinato. un pallone a bordo campo. una ragazza in minigonna di pelle nera che si infila dove ci sono i colloqui. i pedoni passano e stanno in silenzio anche loro. forse non sono solo io che mi sento inadeguata davanti a questa enormità. mentre sono qui mi capita di commuovermi perché ho sentito delle parole che mi toccano di più di altre, quando mi arricciolo i miei problemi in una pallina che butto in tasca e dimentico, perché non sono problemi veri. mi giro e altre persone si asciugano le lacrime, o ridono, applaudono, ringraziano quando lo faccio io. però loro sono condannati a otto anni per concorso esterno in omicidio, per furto, per spaccio di stupefacenti, per reati contro il patrimonio. ma è proprio l’unica differenza che c’è. mi porterei matteo a mangiare un gelato, dopo che ha detto “nessuno mi aveva mai fatto un regalo così grande, sinceramente”, perché sta succedendo a me. mi piacciono le sue scarpe, penso dove le avrà prese, perché sono pensieri che posso fare: poi mi fermo, perché loro no. eppure sono vivo, gridava giovanni lindo ferretti.

(cento, cento, cento)

“un idilliaco cielo serale sul lago, sfortunatamente senza idillio”

- w.h. auden

“la scorsa settimana ho fatto un servizio fotografico in un vero call center e chiacchierando con una telefonista mi ha colpito molto una sua frase: “Noi siamo gli operai del futuro”. questa cosa mi ha fatto riflettere e mi ha reso molto triste la possibilità che i lavori di artigianato andranno a scemare”.

- micaela ramazzotti
(raccolta dal principino adorato)

“… ancora c’è chi va alle ulne?”

(lettrice)