t’annusavo a distanza come fanno i cani finché non ho visto uscire un accenno di sorriso. così ho capito che eri dalla parte mia. poi quel provare a fare uscire versi dalla faccia è diventato un ghigno aperto di qua e di là dalla barricata, accompagnato nemmeno tanto per scherzo da uno scambio di “compagna”, da esibire come una cicatrice che si mostra a un altro reduce. mi mancheranno le rughe sottili agli angoli degli occhi quando ti metti a guardare una cosa lontana, o pensi, perché torno in città e scopro che non ci sei, ti mandano lontano un’altra volta. proprio a te che avevi tribolato per tornare verso casa. tutti i miei piani per fughe da ferma non hanno così tanto senso, ora. indovino le parole esatte che vuoi sentirti dire, sei stupefatta. si sta come d’autunno, eccetera (solo, in questa trincea si sanguina di meno). è un’altra lezione sulle cose da fare e non fatte, come ad esempio diventarti davvero amica.
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