… ultimamente mi trovo un po’ troppo egocentrica.
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… ultimamente mi trovo un po’ troppo egocentrica.
the time will come
when, with elation
you will greet yourself arriving
at your own door, in your own mirror
and each will smile at the other’s welcome,
and say, sit here. eat.
you will love again the stranger who was your self.
give wine. give bread. give back your heart
to itself, to the stranger who has loved you
all your life, whom you ignored
for another, who knows you by heart.
take down the love letters from the bookshelf,
the photographs, the desperate notes,
peel your own image from the mirror.
sit. feast on your life.
-derek walcott
1947 o…? inquietantemente profetico.
(e domani ne sono 100)
l’ex padrone supremo della mia vita mi ha chiesto di sostituire il collega t. nella compilazione della sezione dedicata sul giornale ai commenti dei lettori: “sai” - mi ha spiegato - “t. deve fare l’esame di stato. e poi è semplice, basta buttare nella pagina i messaggi che arrivano”.
la faceva sembrare una cosa semplice. adesso che mi sono impratichita mi ci vogliono anche più di due ore al giorno.
parlo di imprachitirsi perché nel frattempo sono passati cinque mesi. specifico che t. l’esame lo ha superato, e pure bene. il capo supremo lavora da un’ altra parte, ma lo sciroppamento dei commenti dei lettori rimane cosa mia. per inciso è la cosa che mi piace di più, al momento, del mio lavoro.
in sé l’incarico è routinario. le lettere e i commenti arrivano via lettera, fax, email o sms. vanno cestinati quelli che ci espongono a querele, denunce, sequestri stampa (sic), quelli che incitano al colpo di stato, al genocidio, quelli che ricoprono di insulti una persona x, quelli scritti molto evidentemente da analfabeti dei quali non si riesce assolutamente a penetrare il significato, quelli scritti nella lingua perduta che univa etrusco e alfabeto latino (ce ne sono, avoja). alla fine della separazione, non dissimile da quella per dividere crusca e fior di farina, solo il 2% (non esagero) dei messaggi viene poi copiato e pubblicato.
e anche lì arrivano i grattacapi. per lo più da chi legge la rubrica stampata riceviamo accuse di essere culattoni, fomentare l’odio razzista, essere di ultradestra o di ultrasinistra (a seconda di chi scrive).
e quelli in pagina sono i messaggi più miti.
da fuori non si riesce a dare misura di quanto preparare quella paginetta sia per me etologicamente affascinante. di più, divertente. è come fare birdwatching a ponte milvio, solo che io guardo le persone. persone che non riconosco, mi dispiace dirlo, come miei simili. di qui l’espressione “birdwatching”.
perché non trovo niente di simile a me nel ricorso alla bestemmia sistematica o all’aggressione verbale ivi compresa l’allusione nemmeno tanto velata all’escalation a quella fisica. mi sconvolge pensare che l’unica fonte di notizie certe per l’universo mondo sia la vox populi, così la leggenda metropolitana assurge a fatto assodato: non importa che poi fior di studi legali ti facciano il culo a strisce perché hai la convinzione errata che la moglie del tal politico sia parente della tal condannata per omicidio e per questo la seconda ha avuto una pena così mite; che la tal altra moglie del tal altro personaggione sia sicuramente lesbica e non ha le strisce blu sotto casa perché è l’amante della sindaca/assessora/presidenta. non importa perché tanto loro, i lettori, lo sanno che è VERO, e che qualche macchinazione impedisce al mondo intero di sapere quella medesima verità.
non trovo niente di simile a me in questa italia che è diventata, e sono banale io a sottolinearlo quando questa sì è una cosa vera, la patria dell’amnesia selettiva, della bugia che reiterata diventa un fatto assodato, del pettegolezzo, dell’insulto, dell’arroganza.
non c’è scambio, non c’è possibilità data ad alcuno di esprimere la propria diversa opinione, non c’è alcuna apertura. tutti stiliti in cima alla propria colonna, perché da lì sicuramente si vede meglio e tutti da quel punto privilegiato possono ergersi a editorialista dentro. se i messaggi civili che mi sono passati per le mani li stimo in meno di un centinaio in cinque mesi, le risposte a quelli - numerose, un vomito di parole, l’incontinenza del T9 - mi spaventano perché la stragrande maggioranza di chi legge quella rubrica ha un concetto pericolosissimo in tasca: il contradditorio non vale più per gli altri, ma solo per se stessi. ovvero, io posso dire quello che mi pare, gli altri fuori dalle balle. la reazione a un’idea diversa dalla propria è sempre infiammata, da subito volgare.
il primo messaggio letto stamattina non è un’eccezionale iperbole, è la regola: “se non ti piace questa situazione vedi d’annattene a rompe li c***ni in spagna”. bene. e, signor lettore, mi spiega io secondo lei come faccio a pubblicare una cosa del genere? nemmeno il freno inibitorio di fare bella figura su un giornale, per quanto piccolo, esiste più. non si cura più la forma, l’ortografia, il senso è buttato alle ortiche. da dove arriva questo slime venefico? sarà il trionfo delle signore feliciane dei pubblici televisivi? l’altissimo esempio dati dai politici che ci davano dei coglioni? non riesco davvero a percorrere questo filo teso all’indietro senza perdermi prima di arrivare all’inizio della matassa che lo alimenta. da dove viene tutto questo? boh.
intanto che cerco di capire continuo il mio birdwatching leggendo i messaggi. sperando in un cambio di linea che siccome sono pessimista non arriverà mai. un giorno forse i lettori mi stupiranno con offerte floreali denunciate su 500mila copie, ma non ci conto più di tanto. e speriamo che t. non si riprenda la rubrichetta.