1.

chi ricorda ancora i concerti al palacisalfa? un anno o due di presenza fissa. una volta in fila mi è passato avanti carlo verdone, non ricordo per il live di chi. forse nick cave. ma avrò mai visto nick cave, io? amnesie da shock.

una notte diversa da quella ma nello stesso posto, ricordo anche uno sparo di luci bianche, violini. anche se sapevamo che copiavano un po’ bjork la mia faccia era piena di lacrime. pensavo, come fa un uomo con delle mani così grandi a suonare in maniera così aggraziata? pensavo, come fa un uomo?

l’anno successivo c’era matthew jay.

2.

il disco di matthew jay, combinazione, l’ho ascoltato questa mattina. mi ha scoperchiato delle cose, e questa è la storia di cosa.
la storia di una settimana quasi sempre assolata durante la quale mi sono tenuta occupata. ho parlato, scritto, scritto per me, ho fotografato, guardato un film, rifatto il letto. tante volte. sono uscita dopo il lavoro. ho riso. ho preso vento in faccia, che mi pulisce le idee. tante volte. sono stata a sentire. quello che mi dicevano e quello che c’era negli spazi in mezzo alle parole dette o scritte. e le parole erano tante.

solo che anche quando c’era la musica altissima e anche quando c’era  silenzio ed ero così ferma che le molle del materasso erano morte, c’era sempre anche un rumore. non erano gli autobus cigolanti, non erano le piante nei vasi che crescono, non era un messaggino che vibrava nel cellulare. era un gonfiarsi e cercare di strapparsi. mi sembrava una domanda ripetuta in una lingua diversa dalla mia. stranamente nella mia testa aveva la voce di joe dei la crus.

3.

perché il mio inconscio ha strani modi di dirmi cose.

4.

(ho premuto pausa, sul lettore, perché ho paura di quello che succede nel crescendo)

5.

il rumore di fondo mi chiedeva scusa a ripetizione. di che, non so: la frase era monca. dopo aver sentito il disco di matthew jay, che poi era qui da qualche giorno, mi sono tornati in mente quegli anni di concerti al palacisalfa. l’uomo con le manone suonava con i la crus, e io piangevo e piangevo durante una canzone che si chiamava “è andata via l’estate”. cosa c’entra  “è andata via l’estate”, chiara, con il mese di febbraio? me lo chiedevo da stamattina. sul tetto del palazzo delle assicurazioni generali. guardando in giù e scoprendo palazzi storti. non riuscivo a ricordarmi le parole. ma di sicuro nessuno cantava di scuse da chiedere. le scuse no, quelle devo domandarle io.

6.

ho resistito fin qui. ho fatto una cosa sciocca (no, diverse. come uscire di casa, andare fino al colosseo, bere alla fontanella del coming out e tornare a casa) e ho comprato la canzone su itunes. le parole mi sono tornate sulle labbra nel momento in cui è partita la riproduzione. la domanda monca era su una linea disturbata, così tanto che capivo un punto interrogativo dove c’era solo un punto fermo. il punto fermo metteva un fiocco a una cosa che so già. non la faccio più lunga di quello che già è: ho sbagliato tutte le mie priorità, e ora è tardi. questo ormai fa parte del mio passato.

7.

play. piango.

4 Commenti

  1. Verdone, Palacisalfa… era David Sylvian, Everything and Nothing tour.

    • :-)
    • Inviato il 23 Feb 2008 alle 1:43 am
    • Permalink

    aaa! sì! e non ricordo NULLA LO STESSO

  2. (su, su, coraggio, poi passa, sient’ammé… :))

  3. scivolando da una mano
    né il bene né il male saranno
    passati invano

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