Archiviazioni mensili: Gennaio 2008

“Segnaliamo che la data dei Babyshambles di Bologna del 2 Febbraio è SOLD OUT, come quella di Milano del 3 Febbraio. Sono finiti i biglietti disponibili per le date di Bologna e Milano. Pertanto non saranno disponibili biglietti alla cassa la sera dei concerti di Bologna e Milano”.

(vuoi bere qualcosa, pedro?)

(per i milanesi, clicca per ingrandire)

paolo p.

sembra un antisanvalentino e forse lo è.
il 12 febbraio non prendete impegni. dalle 22 vi aspettiamo a casa olimpionica io, due gatti putativi (se siete allergici siete avvertiti), il conqui m. e mr. milk. è un’idea che volevo mettere in atto già da qualche tempo ma rimandavo sempre per mancanza di salotto. ora che il salotto c’è, e pure spazioso, non mi resta che invitarvi a contribuire a una serata di musica sottovoce con un pouf/cuscinone per il vostro didietro - onde evitare di sedere su un parquet vintage e molto malandato - e se proprio volete, qualcosa da bere. ci sarà da chiacchierare, intenerirsi, ascoltare. possiamo ospitare anche un paio di persone per la notte, se qualcuno mai volesse arrischiarsi a.
per informazioni o che (soprattutto “o che”) vi invito bellamente a smessaggiarmi, tanto avete tutti i contatti del caso. se non avete i contatti del caso è ovvio che non siamo abbastanza intimi e quindi sorry ma vedrete mr. milk nel suo prossimo tour nei palazzetti dello sport di tutta italia: mi godo il privilegio di avere pasquale fra mura che più domestiche non si può, perché so già che quando sarà ricco e famoso (e lo sarà, ah se lo sarà) non potrà più capitare.

mr. milk
@ rockit

malefici svedesi, quanto mi siete mancati…

“A quattro anni da Il castello errante di Howl, quest’estate arriverà nelle sale giapponesi, Ponyo on a cliff (Ponyo sulla scogliera), il nuovo film, interamente disegnato e colorato a mano del maestro dell’animazione Hayao Miyazaki, che ha rivelato in un’intervista al quotidiano giapponese Yomiuri Shimbun, tradotta in inglese dal sito Ghibliworld, qualche particolare sul film”.

ansa

“io i giornali non li leggo più, e come me molti italiani”.

- piero fassino

(l’universo) “forse si ricompatterà, e nascerà UN GRANDE McDONALD’S! o magari no”

(durante “non sempre rispondo”, con accento riminese, osservando la folla che ondeggia a tempo) “ma che bello! come le onde dell’adriatico!”

(poco dopo, sempre con accento riminese) “…il locale offre piadine a tutti stasera!”

(alla fine di “non sempre rispondo”) “ho capito! il mio pubblico non poga così (muovendo la mano avanti e indietro) ma così (muove la mano da sinistra a destra e ritorno)! siamo troppo alternativi…”

(cantando) “nel caso il mondo un giorno esplodesse tu, oltre a fornirmi un bassista, mi terresti le mani calde?”

- cristina donà

perché non sono stata costretta prima di adesso a vedere “extras”?

“io su second life? avete visto che bello? mi hanno fatto più alto…”

“un ragazzo cinese mi si avvicina e mi fa: ‘tu incidi per deutsche grammophon! anche mozart incide per deutsche grammophon!’ “

when i’m in the united states students talk to me like ‘whoa, dude, why would you play stuff that’s 200, 300 years old? you’re, like, so old fashioned’. and i go: ‘ well, but you still read shakespeare, no? so?’ it’s the same thing!”

“non ho ancora letto la partitura che il maestro tan dun ha scritto per me. ma mi sono fatto promettere che non sarà nè per strumenti ad acqua nè per strumenti a carta!”

- lang lang: pianista, cartoon, punk

I was depressed last night so I called Lifeline.
Got a call centre in Pakistan.
I told them I was suicidal.
They got all excited and asked if I
could drive a truck.

parlez vous popbitch?

(perché sono andata a vedere i trailer di lost? stavo così tranquilla senza)

“vidi lui, i calexico, neko case. quella volta fu… splendido. un giorno di shoot, uno al suo concerto, l’altro a vedere show… i whiskeytown. deve essere stato nel 2000, sono abbastanza sicuro, perché i whiskeytown avevano fuori quel disco, quello bello (risate). lui aveva un qualcosa… una fragilità. quando lavori con qualcuno con cui trovi affinità scatta qualcosa, ti ci affezioni magari anche un pelo di più di quel che richiede il rapporto professionale. io divento un po’ di parte se mi trovo bene con quella persona… si entra in una forma di intimità. del resto questo lavoro ti lascia qualcosa addosso. altrimenti non lo faresti”.

alessio pizzicannella

caro glen, ora che sei ufficialmente un candidato all’oscar, mi permetto di suggerirti una mise sobria, finissima, che incanterà e convincerà gli amici a casa e i colleghi in sala. via quelle camicie da ragioniere degli anni ‘20 che ti fanno la panza di van morrison! opta per il look eterno di cher! pare che porti anche fortuna. peraltro sono passati vent’anni, ormai il vintage è un fashion statement. lo vedi, ti donerebbe pure!

don’t fart on my heart

(ascoltata di straforo e riportata come me la ricordo)

ragazza: “insomma noi speravamo di vederti a sanremo quest’anno”
bugo: “mah, sai, i nonni non volevano”

- “possibile che non si riesca a prevenire l’aborto con la concentrazione?”

(una lettrice)

“an accident? oh dear, are you all right?”

“no, no not me, the eggs.”

i got myself more and more deeply entangled.

“what eggs?”

finally we stopped talking about the eggs and the accident and i told her how much i loved To the Island. frame was not like anyone else i had met: she seemed freer, more energised, and absolutely sane. she was witty, unconventional in her manner, and she didn’t seem to care about clothes or how she looked. i remember her house as being a bit of a mess: the kitchen was cluttered with dishes, and there was no door on the bathroom, just a curtain. she had a glamorous white persian cat that we stroked and admired. later she took me through the house and showed me how she worked. each room and even parts of rooms were dedicated to a different book in progress. here and there she had hung curtains to divide up the rooms like they do in hospital wards to give the patients privacy. on the desk where she had last been working was a pair of earmuffs.

“i can’t bear any sound,” she explained. “the double bricks haven’t worked. i think i will have to move.”

- jane campion parla di janet frame

c. va al mercato e compra tre mele, che ha pagato 90 centesimi. sulla strada di casa incontra la bolla del grande fratello e scappa via urlando. poi scopre che il baretto-latteria del suo cuor è chiuso per urgenti lavori di rifacimento del make-up. motivo di più per non venire mai più a ponte milvio finché il petrolio non sarà sceso a 70 dollari il barile. la colazione nell’altro bar le costa 1 iuro e 90 centesimi, uno sproposito signoramia! mentre corre verso casa perché ha fatto tardi trova un chiosco di fiori e ne compra un mazzo, che paga 4 iuros. compra i giornali e l’edicolante le dà il resto sbagliato. più tardi, andando verso il centro, mangia mezza mela e conserva l’altra parte per la merenda. sapendo che la nostra eroina non è molto brava a fare di conto e che l’altra mezza mela alle sette di sera già non le va più, se c. a quell’ora ha incontrato nell’ordine:

- baronciani
- bugo
- roberto d’agostino,

l’allievo risponda alle seguenti domande:

a) dove si trovava c.?
1) in un allegrotto manicomio
2) in un allegrotto baretto-latteria tipicissimo ma non quello del suo cuor
3) in un’allegrotta galleria d’arte

b) quante mele le sono rimaste, e di che tipo?

c) quanti iuros (in monete) le stanno attualmente graffiando il display del telefono da dentro le tasche della giacca da sessantottina in vacanza a oslo?

l’allievo ha due ore per rispondere a partire da adesso.

“enrico mentana è, potremmo dire, la wanda osiris del giornalismo”

- fedele confalonieri

“quelli che vedono il pane solo quand’è sulla tavola, non vogliono sapere come è stato cotto. quelle canaglie preferiscono ringraziar dio piuttosto che il fornaio”.

- galileo galilei

see, what i’m trying to say is

and it keeps coming ’til the day it stops

tutto coincide: è bilancia ascendente filippotimi. questo spiega perfettamente la balbuzie sociale, i problemi di epilazione e la faccia di chiulo. soprattutto la faccia di chiulo!

il disco di teitur che suona dallo stereo di un’altra persona.

ho letto scandalizzata la vicenda del mix dei justice rifiutato dal fabric (è qui, arrivo buona ultima credo). peraltro a parte la follia della tracklist, il mix raggiunge picchi di autentico genio nel mash-up di “tthhee ppaarrttyy” con “everybody dance” (minuto 18 circa): da mettere in repeat.
nella stessa settimana nella quale ho scoperto con un misto di fascinazione e orrore che la maggiorissima parte delle canzoni che ho sul lettore mp3 sono house, al limite electro, e che ho buttato tutti i cantautori dalla finestra, trovo che ci sia una certa bellezza karmica nel fatto che nel suddetto mix ci sia “far from over” di frank stallone. perché io del fratello sfighello di sly avevo il vinile. eh, sì. certo, non lo trovavo affascinante come sosteneva la mia compagna di banco serena luciani (che si dica!), però lo amavo abbastanza. e quindi mi fa tanto più piacere l’inclusione, perché dimostra che c’è salvezza anche per due nati nel 1979 e 1982. il mondo non corre incontro all’apocalisse! posso smettere di vergognarmi dei miei acquisti in vinile delle scuole medie! frankie, un vero unsung hero.
del resto, da anziana quale io sono, capisco anche che davanti a frank stallone (e non un frank qualunque, ma quello della colonna sonora di “stayin’ alive”!) chiunque avrebbe rifiutato questo mix, mica solo, come li si definisce altrove “quei noiosi integralisti”.

big stereo

“anche se shakespeare non lo capisco sempre, quando cordelia dice ‘non riesco a trarre il cuore in bocca’ condivido appieno il suo sentimento. il suo problema è il mio”.

- alan bennett

these poems, these poems,
these poems, she said, are poems
with no love in them. these are the poems of a man
who would leave his wife and child because
they made noise in his study. these are the poems
of a man who would murder his mother to claim
the inheritance. these are the poems of a man
like plato, she said, meaning something I did not
comprehend but which nevertheless
offended me. these are the poems of a man
who would rather sleep with himself than with women,
she said. these are the poems of a man
with eyes like a drawknife, with hands like a pickpocket’s
hands, woven of water and logic
and hunger, with no strand of love in them. these
poems are as heartless as birdsong, as unmeant
as elm leaves, which if they love love only
the wide blue sky and the air and the idea
of elm leaves. self-love is an ending, she said,
and not a beginning. love means love
of the thing sung, not of the song or the singing.
these poems, she said. . . .
you are, he said,
beautiful.
that is not love, she said rightly.

robert bringhurst