secondo me io e mio papà non esistiamo davvero. siamo due personaggi che sto leggendo in un racconto di rick moody. o di annie proulx, effetto “avviso ai naviganti”, solo più in piccolo e senza omicidi. qualche volta lo penso.

lui, da quando è in pensione, è ovviamente più malinconico, e non avendo grandi hobby o attività, dovunque si trovi fa lunghe passeggiate. esce, poi torna, poi riesce, poi ritorna. così per una decina di volte al giorno. quando torna ha con sé sempre qualcosa che ha trovato. di solito sono monetine di rame che la gente butta via, irritata dall’esistenza in vita di uno e due centesimi. in questa stagione sono guanti spaiati, che si è messo in testa di raccogliere e possibilmente ricongiungere, in una forma di carramba che sorpresa (”e dal vicolo dietro il fornaio, il guanto destro è quiiiih!”). dice che trova tante cose, a parte i guanti, perché da quando è presbite guarda bene dove mette i piedi perché non riesce a valutare le distanze fra scarpe e strada e ha paura di inciampare. a volte riporta un orecchino, a volte un anello, altre ancora un cucchiaino scosso da una tovaglia fuori dalla finestra. è incredibile quanta roba perda/butti via la gente.

la mattina appena sveglio lo chiamo e per quelle cose che succedono senza mettersi d’accordo, scivolando in un’abitudine, insieme al bollettino sulla salute ricevo un elenco dettagliato di quanto ha trovato il giorno prima. è una specie di gara, che perdo sempre perché nonostante anche io sia una raccoglitrice come lui, sono pure una camminatrice distratta.  ieri credevo di aver vinto, finalmente (un coltellino a serramanico), invece mi ha stracciato ancora con un paio di rayban. a parte la presbiopia, non so proprio come faccia.

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