un’onda d’erba, e mark strand sulle ginocchia. è tutto troppo semplice. ci vuole qualcosa di diverso, di impossibile da catturare, eppure che è già stato: come la morbidezza dei teli neri al vento mentre smontano i tendoni del circo del cinema. si muovono quasi al rallentatore. in realtà non sono loro: sono io. quando qualcosa di bello succede, vado piano. ma poi non so ripeterla.

ieri notte una signora con la veletta, tutta scura scura, vomitava in un angolo di via enna. si teneva il petto come a dire: “non sono stata io!”. si chinava su due scarpe di vernice rossa, col tacco. l’altra mano reggeva la propria fronte, come un gesto della mamma per noi piccoli e ammalati. era in equilibrio, insomma, come un airone, una gru, un cavaliere d’italia. è successo, era perfetta. sembrava kieslowski, l’ho ripetuto ad alta voce. ma poi non so raccontarla.

i gatti si rincorrono, uno si infila - pensa di essere non visto - nel cesto della biancheria. è comico, il coperchio si richiude su di lui, sembra fatto apposta. nell’altra stanza fanno l’amore. è bello. sembra fatto apposta. e non so dirlo.

2 Commenti

  1. sì che lo sai

  2. t’amo!

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