Archiviazioni mensili: Novembre 2007

“Luigi Berlusconi ha rivelato a Style, mensile del Corriere della Sera, che in futuro non si occuperà di televisioni. Il figlio più giovane del Cavaliere e Veronica Lario, 19 anni, dichiara: “Lavorerò nell’ambito delle banche d’affari perchè la finanza mi appassiona davvero”. Luigi Berlusconi spiega anche perchè preferisce un papà all’opposizione, piuttosto che presidente del Consiglio”.

ansa

è morta la poesia davanti a un daruma sushi. il ragazzo molto trendy del negozio, con una scopa di saggina in una mano e un giornale arrotolato nell’altra (non vedo il nesso fra i due), stava cercando di schiacciare uno scarabeo rinoceronte. superando l’innato menefreghismo che mi guida mi sono lanciata in un balzello da cirque du soleil verso di lui, solo che invece di aggrapparmi alle sue mani e piroettare ho raccolto la bestiolina da terra e l’ho spostata in una di quelle fiorere dove il cittadino civilizzato si diverte a uccidere le piante grasse spegnendo le sigarette. mmm. morte per schiacciamento o per cancro ai polmoni? ma gli scarabei rinoceronti hanno i polmoni, poi?

il giovane con la camicia di taglio sartoriale ha strabuzzato gli occhi. ma forse aveva un problema di tiroide, ora che ci ripenso. “è un insetto a rischio estinzione”, ho spiegato sdegnata. “e se la memoria non mi inganna è pure di origine giapponese”. questo l’ha convinto. ha pensato alla mission del proprio lavoro e detto “ah”. ha girato sui tacchi, riposto lo scopettone. non il giornale, che ha riportato con sé sull’uscio del negozio e ha spiegato con gesto plateale. leggeva la pagina dello sport ma di tanto in tanto si sporgeva a guardare verso la fioriera, che ora coprivo di mille attenzioni ma, più di ogni altra cosa, foto in digitale modalità macro. “ma come sei bellino”, ripetevo. “ma che bei colori”. click, flash, click.

ho sentito lo sguardo del commesso zelante scottarmi sulle spalle. mi sono girata a spiegargli, compìta, che “sono anni che non si vedono esemplari così grandi nel centro città. o in periferia”. questo era un maschio di almeno 4 centimetri e mezzo abbondanti, un bestione. non parlo del commesso, parlo dello scarabeo.

mi sono alzata, troppo velocemente perché ho dimenticato per un attimo l’insetto meraviglioso per dedicarmi a un giramento di testa improvviso. ho guardato il cielo. troppo a lungo, si vede, perché dietro di me ho sentito partire un urlo stridulo.”che schifo, una blatta!”.crac.io e il commesso di daruma sushi ci siamo guardati anche un po’ affranti (più io che lui, va detto). dalla fioriera dondolava una ciavatta con tacco taglia 36. lo scarabeo, nel paradiso dei coleotteri incompresi.

è morta la poesia.

ma chi sto prendendo in giro? questo è un tumblr!

“Sto leggendo in questi giorni un libro di Pierre Bordieu che si chiama ‘La domination masculine’. Nelle prime pagine l’autore invita a considerare come nel corso della storia si siano sempre ripetute le stesse dinamiche di dominazione e repressione. Io credo che ogni giornalista sia esposto a queste stesse dinamiche. Anche quelli che scrivono di moda. Voglio consigliare a chi mi ascolterà, ed è un consiglio che vale per i miei colleghi ma anche per me stessa, di provare sempre a sfidare chi gestisce queste dinamiche di dominazione. E se ciò non è possibile, provare almeno a dare loro un po’ di fastidio. Quando iniziai il mio lavoro ad Ha’aretz andai a “importunare” l’amministrazione civile israeliana nei Territori, che in realtà è un organo militare con un travestimento civile. Loro erano abituati a lavorare con altri tipi di giornalisti e si piccarono molto di quelli che scrissi in quel primo periodo. Riferii al mio caporedattore di questo contrasto. Lui stesso era stato corrispondente dai Territori. “Sono arrabbiati con te? Vuol dire - mi disse - che stai facendo il tuo lavoro” “.

- Amira Hass domenica è all’Auditorium

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“Vittorio e Figlio, che ormai rappresentano solo loro stessi, non sanno più chi convenire in giudizio: lo hanno fatto con noi sorelle, lo hanno fatto con nostra madre, lo stanno facendo con i cugini Amedeo e Aimone, con oltre una cinquantina di persone se è vero quanto essi stessi dicono; ora non è rimasto a loro che convenire in giudizio la Nazione Italiana, quella che i nostri antenati hanno servito”.

- Maria Gabriella e Beatrice di Savoia

“per te sono solo un ripieno!”

- la stagista

(qui lo scellerato la bacia in mezzo a bob dylan; potrebbe essere suo padre!)

questa è perfetta per la giornata.

“and we are walking down the hallway, because they are taking me back up to the second floor. they are always taking me up to the second floor. here comes the elevator on the left, where there is a man with a broken heart, broken into a thousand pieces”.

fuori contesto, buttata qui, questa frase è senza senso.
ma stasera a firenze danno “away from her”, anzi: forse è già iniziato. potendo mi metterei a camminare verso nord, sicura che di buon passo arriverei in tempo per sentirla dire ancora. per sbriciolarmi sul pavimento ancora.

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“i can’t fight or shoot a gun but if something bad happens, i can spit with deadly accuracy”

- angela montenegro

“Siamo tutti fratelli, ma è difficile stabilire chi è Caino e chi Abele”.

- Enzo Biagi, 1920-2007 

spesso la mia libreria preferita è in un mercato della frutta e verdura. fra una cassetta di broccoli - coltivazione biologica - e una di funghi porcini (origine italia, ma in realtà vengono dall’albania) c’è un tale che vende quello che gli altri non vogliono più. a volte sono dischi di dori ghezzi e wess, più spesso libri harmony. a volte cose strane. la gatta cenerentola con allegata vera smorfia napoletana e vera impronta del vero piede della madonna; un albetto di charlie brown mangiato dalle tarme; una edizione in brossura di harper lee; saggi su tondelli. alla rinfusa, cose vecchie e cose molto nuove. il tale mi fa il filo, e mi sento in colpa perché lo dimostra quando mi fa molti sconti. sono andata per comprare broccoli e pere, sono tornata con camilla cederna e la sua inchiesta su pinelli; un libro fotografico sull’italia del benessere e la milano da bere; le poesie di pietro spataro; una copia di “se questo è un uomo” con una postfazione scritta da primo levi per le scuole (sono fatta strana. ogni volta che incontro primo levi o pasolini li ri-compro. il pensiero di lasciarli da soli su quel banchetto mi riduce alle lacrime, anche adesso che è sera e siedo in camera). otto euro, poi ho mangiato una zuppa ma avevo ancora voglia di frutta. però per cederna sono contentissima.

“it is a cliché that most clichés are true, but then like most clichés, that cliché is untrue”.

- stephen fry

un’onda d’erba, e mark strand sulle ginocchia. è tutto troppo semplice. ci vuole qualcosa di diverso, di impossibile da catturare, eppure che è già stato: come la morbidezza dei teli neri al vento mentre smontano i tendoni del circo del cinema. si muovono quasi al rallentatore. in realtà non sono loro: sono io. quando qualcosa di bello succede, vado piano. ma poi non so ripeterla.

ieri notte una signora con la veletta, tutta scura scura, vomitava in un angolo di via enna. si teneva il petto come a dire: “non sono stata io!”. si chinava su due scarpe di vernice rossa, col tacco. l’altra mano reggeva la propria fronte, come un gesto della mamma per noi piccoli e ammalati. era in equilibrio, insomma, come un airone, una gru, un cavaliere d’italia. è successo, era perfetta. sembrava kieslowski, l’ho ripetuto ad alta voce. ma poi non so raccontarla.

i gatti si rincorrono, uno si infila - pensa di essere non visto - nel cesto della biancheria. è comico, il coperchio si richiude su di lui, sembra fatto apposta. nell’altra stanza fanno l’amore. è bello. sembra fatto apposta. e non so dirlo.