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- “dopo il primo menù etnico molti bambini hanno avuto coniati di vomito”
(da una mail di una lettrice)
- “il regista, che ha vinto anche un leone d’orso a venezia” (…)
(collega)
(la foto è di carlo garzia)
nella mia profonda ignoranza credo che il maxxi di via guido reni sia uno spazio irrisolto, e non solo perché i lavori non sono ancora terminati, perché zaha hadid non aveva idea di dove stava piantando i semi di questo suo bubbone di cemento, perché con l’umidità che c’è in quella zona di roma fra dieci anni il suddetto bubbone sarà comunque brutto, comunque incongruo ma pure pieno di crepe (e di muffa). irrisolto mi sembra anche e specialmente perché vige al suo interno una politica del “facite ammuina”, del “non sono né carne né pesce, io sono meri, meri per sempre”, che nel visitatore crea qualche perplessità e qualche giramento di testa di troppo. non c’è una linea definita. le arti per il xxi secolo sono una gran bella cosa come concetto. solo, se fosse possibile restringere il campo? o non sovrapporsi a quello che a roma esiste già, dal macro allo spazio étoile quando ospita gli eventi della settimana del design?
la mostra che inaugura domani, però, “atlante italiano007 rischio paesaggio”, ha il suo perché. l’idea è di documentare l’ambiente nel suo rapporto con l’uomo. non solo gli ecomostri, ma anche gli abusi piccoli e le brutture di tutti i giorni. quelle che noi non sappiamo più vedere, alle quali ci siamo, come dire, abituati. fino a quasi ritenerle parte inevitabile del panorama. come il tramonto, l’ondina che fa il ricciolo, lo scoglio per la seduta romantica. quando lo sguardo lo rivolge uno straniero l’effetto è ancora, se possibile, più scioccante. a noi certi lungomare devastanti non colpiscono più. sì, ci abituiamo alle buche sulle strade, ai cavalcavia a fil di necropoli. visto con gli occhi degli alieni sembra un film dell’orrore. “mostra”, letterale.
“per me il vero proibito è essere tristi una volta la settimana”
- moana pozzi
- piazza madonna dei monti, in mezzo agli svedesi:
how come your arms are not around me?
- via della madonna del pianto, sfilano gli hare krishna:
my autumn’s done come
- circonvallazione gianicolense, ho visto passare massimo in vespa e aveva la faccia tristissima:
you don’t love me when i cry
- viale ippocrate, la sorellina di elvis non può ballare:
like an arrow
- via malta, laprinzi ha le scarpe nuove (belle!):
you can bring me flowers

siccome colleziono cover con ostinazione da che esiste l’mp3, ovvio che sarei stata tentata da quarant’anni di hit fatte da altrettanti gruppazzi. il problema è che già allo scarto mi è stato chiaro che su “radio 1 established 1967″ suonano perlopiù imbecilli con un livello qualitativo che ondeggia fra la demo di garage band (just jack) e la puntata di sarabanda (the streets). sì, bisogna che qualcuno lo dica: in questo doppio disco di buoncompleanno a bbc radio 1 ci sono più cani che altro. ci sono autentiche pecionate (foo fighters, raconteurs), gruppi che avendo davanti al proprio nome un “the” trovo indistinguibili gli uni dagli altri, amici degli amici che hanno formato una band apposta per l’occasione, cose atroci tipo the feeling che dovendo rifare carly simon omettono la cosa più bella di “you’re so vain”, ovvero l’inquietante sussurrato “son of a gun”, che mi ha sempre spaventato tanto quanto la musica de “lo squalo” - no, no e no, così non si fa. ci sono anche episodi che nella loro bruttezza sono autenticamente rivelatori dell’effettiva qualità dei partecipanti: james morrison che sceglie di fare paul young? ecco, non poteva essere altrimenti: ne ha esattamente il medesimo spessore. la cosa funziona anche in senso inverso: natasha bedingfield che si cimenta su “ray of light”? allora è così che suonerebbe, se madonna avesse un po’ di polmoni!
e poi in mezzo a tanta monnezza c’è kylie che fa “love is the drug” senza cambiare i pronomi (grazie dio) e mi riappacifica coi roxy music (a parte l’orrore di un bridge strumentale con dei demenziali timbales). ci sono i groove armada che fanno di “crazy for you” un autentico viaggio nei recessi delle dark room. evito di dire cose ovvie su mark ronson perché è un simpatico cazzone che sa quello che fa. e benché sia possibilissimo che la versione di lily allen di “don’t get me wrong” sia il risultato di un bevutissimo karaoke, non c’è niente di più bello che canticchiare alla fermata del bus “i’m thinking about the fireworks that go off when you smile”. amo chrissie hynde.
bruno cagli: “le romane me le son fatte tutte”
(nel senso delle istituzioni di musica lirica e classica)
oggi ho vinto la mia prima causa.

(la mitigissima espone a sala santa rita - piazza campitelli - dal 17 ottobre. purtroppo non da sola. cacchio, quel posto è già minuscolo!)
- “E mi hanno raccontato che Marjane Satrapi, entusiasmata dalla scoperta del caffè corretto, abbia tentato di correggere il suo con il limoncello. Per fortuna il bar padano ne era provvidenzialmente sfornito.”
CRM fa un bilancio ferrarese qui.
- il twitter di chuck? mabafangulo (cit.)
- è ovvio, è pazzo: il trailer di “be kind, rewind”, il filmo nuovo di michel gondry (con mos def! ford prefect! aaa!)
la giornalista gobba: “volevo sapere, da dove nasce questa idea così particolare del tour diviso per tre?”
paolo benvegnù: “innanzitutto dal nostro delirio di onnipotenza, vogliamo essere uni e trini e finalmente cercare di arrivare a essere come gesù cristo. magari morendo un po’ più tardi, anche. di fatto come sai l’ensemble paolo benvegnù ha tante anime, fra cui anche l’anima de li mortacci tua, LUCAAA*!”
* baldini, che dava fastidio
la giornata è stata decisamente proficua, fin qui. ho ricevuto gli auguri via sms anche dalla famosa cantautrice. come avrà fatto a ricordarsi? il pensiero mi consuma, mentre cerco il cassonetto per le pile. in tram, as if on cue, una bimba zingara preme il pulsante play nel suo tastierino bontempi e quello spara a tutta velocità un gracchiante tanti auguri a te. niente cassonetti, nemmeno a piazzale flaminio. disappunto. ricevo chiamate a pacchi, qualcuno non sa che giorno sia ma non sarò certo io a ricordarlo, mi piace troppo questa sensazione di avere notizie da esattamente tutte le persone che avrei voluto sentire in una giornata troppo calda per essere ottobre. dal ponte vedo di nuovo un airone però mi piaccioni di più i germani reali che si tuffano e tengono il culetto nell’aria cercando l’equilibrio. ho rinunciato ai cassonetti. mi arrivano anche regali inaspettati, lo vedi? buonanotte, esco a cercare una bottiglia di traminer.
come il punto fermo che è schiacciare il pulsante per scattare una foto, è arrivata la parola fine per alexandra boulat. venerdì scorso, a 45 anni, sola.
in galleria grazia neri (via maroncelli a milano) fino a sabato si può visitare una personale che le era stata dedicata come augurio a rimettersi presto.

billy bragg - greetings to a new brunette
whoops, there goes another year
whoops, there goes another pint of beeee-er
scelga il lettore tra un nebuloso
“ora che hai il potere, perché non fai venire a roma a suonare katell keineg?”
e l’altrettanto vaghiccio
“what’s the only thing worse than the end of time?”
sono sicura che c’era un motivo se non mangiavo più mortadella dal ‘94. dopo la notte passata a pentirmi dell’ultimo pezzo di piada nonché di aver mischiato così tante volte merlot e un bianco biologico non meglio identificato ho deciso di ritornare bellamente all’astinenza. non quella dall’alcool, intendo.
why are your poems so dark?
isn’t the moon dark too,
most of the time?
and doesn’t the white page
seem unfinished
without the dark stain
of alphabets?
when god demanded light,
he didn’t banish darkness.
instead he invented
ebony and crows
and that small mole
on your left cheekbone.
or did you mean to ask
“why are you sad so often?”
ask the moon.
ask what it has witnessed.
sono venuta a ferrara con l’intenzione di farmi un regalo di compleanno diverso dal solito. mooolto diverso, lo so da me. non immaginavo che sarei finita in una bolgia umana di persone che si sentono colte e progressiste perchè al venerdì guardano daria, perchè leggono internazionale o il dio delle piccole cose ma che in realtà davanti alla possibilità di un posto a sedere spintonano e insultano come un gruppo di ultras del vecchio cucs incrociato in laboratorio con una mandria di bisonti al galoppo. non so descrivere il delirio che è stato aspettare civilmente in fila per un’ora il proprio turno per assistere a un incontro sulla non fiction mentre le groupie di laila lalami ci passavano avanti sgattaiolando attraverso la “security” dell’arci locale. pensavo di aver preso la massima quantità di spintoni e botte al concerto degli international noise conspiracy nel 2003, ma l’ingresso al cinema apollo è stato assai più pericoloso.
eppure tutto è dimenticato, pure il culo appiattito dalla seduta sul pavimento, pure i camperos altrui piantati nelle reni, nel momento in cui ho il privilegio di ascoltare elif shafak parlare delle sue radici che sono antenne buttate nell’aria, o di arundhati roy che ride e indica che con la lingua inglese si può fare tanto danno, e ci invita a farlo. posso tollerare anche marina astrologo tradurre creativamente. da giornalista ma prima di ogni cosa da persona queste donne sono le mie eroe (non eroine; eroe). mi chiamano a un uso più alto dell’unica abilità che ho. è come se da scudiero mi promuovessero a cavaliere. è quello di cui avevo bisogno: energia e combustibile. con trentaquattro candeline sopra.
ma ai ferraresi che mi hanno calpestato voglio dire proprio di andare affanculo. daria bignardi esclusa.
sindaco uolter all’inaugurazione di palazzo delle esposizioni: “qui si potrà mangiare nella serra con marc’antonio colonna… seee, marc’antonio colonna”
su filles sourires un altro bellissimo post su gainsbourg, e una raccolta di ces petits riens, purtroppo ormai offline. scopro così che la versione più recente non è più di carla bruni, ma di stacey kent che è dignitosissima quando canta standard, blanda quando canta pezzi propri ma addirittura superlativa quando si lancia su serge. sono indignata, però. io in otto anni di studio del francese non ho mai avuto quella r lì.
(poveri mortali! a lei scrive canzoni anche kazuo ishiguro)
assessore provinciale alla cultura vincenzo vita: “dico una cosa silvio, e se l’hai già detta tu dammi uno schiaffo”
assessore comunale alle politiche culturali silvio di francia: “ma, no!”
un fulco pratesi ecologicamente furente: “se per esempio potessimo aprire le tende, potremmo spegnere le luci di questa bella biblioteca”
sottosegretario ai beni culturali danielle gattegno mazzonis: “ma sono lampadine a risparmio energetico!”
fulco pratesi: “ah, beh”
” storace: a rischio i posti di lavoro nelle fraschette”