avrei un lungo discorso da fare sulla perfezione di “let me know” di roisin murphy, sia dal punto di vista sonoro (andy cato dei groove armada gestisce: motivo di più per augurarsi che i g.a. mollino i propri dischi per fare solo quelli degli altri) che testuale (un manifesto di liberazione della ragazza che mancava dai tempi di, sì, donna summer prodotta da moroder). ho provato a scrivere il perché e il percome, ho perso il numero di volte in cui ho già ascoltato i remix di joey negro deliziata perché l’ho beccato a utilizzare anche riff di chitarra semi-scritti politti.
ma non mi viene così bene spiegare la mia coscienza dancefloor. ce l’ho e basta, e ne vado orgogliona. come dicevo alla burbi ieri, “è bello quando finalmente non devi più sentirti in colpa perché ti piacciono le stesse canzoni che amavi quando avevi cinque anni”. dev’essere una cosa che ha a che fare con la mia generazione, anche se spero di no, perché in un mondo giusto questo pezzo dovrebbe essere primo in classifica, unire i popoli divisi, far battere il piedino a condoleezza rice sotto la scrivania, quel genere di cose importanti che cambiano la storia con un nulla.
comunque alla fine pur avendo elaborato un semisaggio che traccia una linea che va da diana ross a roisin m. passando per tom cruise che balla in mutande in “risky business”, “you sure do” degli strike, il video di “bad ambassador” e il robot dei playgroup in “number one”, stringendo stringendo volevo solo dire che questo qui sotto è per me il singolo momento musicale più bello dell’anno.

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