A sera, qualche cosa alle mie spalle.
Trasalisco un istante, tremo,
o rimango di sasso e brucio.
Non so più che età ho.

- Elizabeth Bishop

c’è un’ombra che si allunga alla mia sinistra, potrebbe essere un’albero spostato dai fari di una macchina o il sogno della tua testa spettinata, che attira una mano pensierosa e cocciuta come una calamita a sistemarsi i capelli e i pensierini della buonanotte.

apro e chiudo gli occhi, la bocca, come se volessi parlarti. ma poi le mani, come se volessi scuoterti. a volte prendo il telefono, lo stringo, lo metto via prima di cercare il tuo numero, che non ho mai imparato a memoria. mi dico che è qui che devo leggere un segno. un presagio. nonostante questo non ti ho mai sognato. nemmeno una volta, mai.
per strada rimango in piedi con la faccia nella sciarpa e le dita ghiacciate e faccio un lungo discorso, uno strano discorso, all’albero o all’ombra della tua testa. alla quale voglio davvero bene, ma tu non ci credi - lo so. in un minuto ho sei anni e un amico immaginario, solo che tu sei davvero in questa città che a volte è piccola come un presepe, altre si allunga verso l’orizzonte come un elastico che non torna indietro mai. così non so più come vivi, che vestiti porti, che canzoni ti fanno piangere. io racconto alla tua ombra magra magra tutto delle mie. confesso che non vado più a vedere concerti, per paura di incontrarti e non sapere dove spostare lo sguardo. la tua ombra è come te, troppo severo, e la sento rimproverarmi. le lascio in regalo le cose che spero per te: che non ti cascheranno mai i capelli, così che da adulto sarai bello come un attore del cinematografo; che imparerai a maneggiare l’arma del perdono per ferirci più gente che puoi; che smetterai di fumare quelle sigarette cinesi del cazzo; che non spezzerai più il cuore a nessuna.

l ‘albero e il tuo profilo stanco non fanno nessun cenno di essersene dati per inteso. la faccia mi pizzica e non per il freddo. le auto sfrecciano, illuminano una donna di sei anni che imita un appendiabiti su un marciapiede, a qualcuna pare logico dare un colpo di clacson. senza nemmeno salutarti faccio le scale di corsa, è la vergogna.

Un Commento

  1. Zazie is back.
    (Please call me. Voglio che facciamo colazione a Ponte Milvio almeno un’altra volta prima che l’estate se ne vada.)

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