non vi avevo traumatizzato a sufficienza l’anno scorso? allora eccoci col sequel:
dopo lunga considerazione sull’includere o no film che devono ancora uscire e/o con ogni probabilità non usciranno affatto nel nostro paese, ho fatto infine una lista di storie e personaggi che non riesco a togliermi dalla testa, indifferentemente dalla politica dei loro distributori e considerando come unico fattore a favore il dettaglio non proprio secondario che si tratta sempre di oggetti di facilissima reperibilità. per esempio se qualche volta volate easyjet o ryanair posso dirvi con certezza assoluta che il dvd di tyrannosaur costa sui 9 euri in qualunque aeroporto al di fuori dell’arco alpino.
dunque, allora.
“melancholia”, per esempio. mi ha fatto l’effetto che a certe persone fanno i quadri: la nausea, il giramento di testa, il senso di spaesamento. sprofondare nelle immagini. trovarmi circondata di pianetini, astronomi, charlotte gainsbourg piangenti. poi mi ricordo che sono passate settimane, ripenso al film e i sintomi riprendono. o è amore, o è una brutta influenza.
come per “incendies”. e non dico altro. lubna azabal. non dico altro.
come per “tyrannosaur”, di paddy considine (amorone) e con peter mullan. ma non riesco a dimenticarmi nemmeno di olivia colman, o di eddie marsan, che non potrò pensare mai più in nessun’altra maniera. adoro la sua faccia. ma adoro tutte le facce di questo piccolo filmone. adoro pure le facce dei suoi cani. poi questo film, nonostante fosse non doppiato, è stato uno di quelli che ha avvicinato mia madre alla mia cuccia – si è venuta a sedere vicino a me, lo ha guardato capendone un quarto per via della barriera linguistica e poi ha continuato a parlarne alle sue amiche per giorni.
molto correlato: “winter’s bone” e “tomboy” mi hanno dato una cosa che forse è sciocca – non credo mai completamente alle attrici (più degli attori, credo sia una questione di appartenenza allo stesso sesso, alla stessa specie femminile). continuo a pensare al loro curriculum anche mentre le vedo srotolare un’interpretazione da premio internazionale. eppure in questi due casi mi sono fidata/affidata in maniera totale. mi sono dimenticata che stavo guardando una bambina con un taglio di capelli così e così, mi sono dimenticata che jennifer lawrence non ha problemi di malnutrizione (per esempio). ci ho creduto.
anche “beginners” mi ha regalato qualcosa di fisico. un pianto scrosciante e disperato come non ne registravo, in me, dall’infanzia. un pianto da dolore al corpo, come per esempio quando ho camminato su un chiodone e mi sono infilzata a un piede. ecco, beginners mi ha dato una chiodata in petto, ma chiedendomi per favore prima. molto gentilmente. posso? puoi.
un altro film controverso, nel senso che se dici che ti è piaciuto tendi a ricevere una sequela di pesciolate in faccia: “this must be the place”. non mi ha turbato la voce di sean penn, che per inciso è così anche nell’originale (sono sicura che c’è chi non lo sa). rimango incantata da frances mcdormand anche quando si spinzetta i peli del mento, ho pure sobbalzato di gioia vedendo harry dean stanton, lo stesso sobbalzo che si dedica ai parenti. ok?
parentesi ryan gosling: io sono del partito “drive” + “blue valentine”. altrove ho letto più drive + le idi di marzo. vabbé. diciamo per semplicità che ormai non si possono fare i conti senza gosling. comunque. refn + cianfrance: glacialità geografica e dei sentimenti. le favole per la buona(?)notte dei grandi, passate sotto il filtro freddo del revisionista che ti lascia col dubbio che il lieto fine non esista giammai.
più o meno un anno fa parlavo con lo zio mario, che non è mio zio ma un ex coinquilino, e mi diceva che la redazione per cui lavorava gli aveva mandato, non sapendo che farsene, il check disc di “una separazione”. non aveva ancora nemmeno il titolo che adesso conosciamo: lui me lo chiamava “nader e simin”. mi diceva che il montaggio non era quello definitivo. che non c’era nemmeno la musica. mi aveva raccontato la storia come a me non riesce mai, senza rovinarla. non poteva farmi vedere il film perché è una persona seria e professionale, ma mi aveva implorato, letteralmente, di non farmelo sfuggire se fosse arrivato in sala (dubitava). io forse già sapevo che sarebbe stato il mio film dell’anno 2011 nel momento in cui me lo raccontava davanti a un’insalata con la mozzarella di bufala ghiacciata.
altri film che mi sento di consigliare pur continuando a non capire nulla di cinema:
tabloid di errol morris è un documentario in-credibile sulla socialite ante litteram joyce mckinney, che negli anni settanta ha fatto una cosa molto molto brutta che per lei però era molto molto giusta. submarine è il bildungsfilm di richard ayoade ed è adorabiloso dall’inizio fino a paddy considine (aritanghete). martha marcy mae marlene è il debutto su grande schermo di elisabeth olsen (scrivetevi il nome). nessuno mi può giudicare di massimiliano bruno mi ha fatto ridere tantissimo. everything must go è un film con will ferrell che però non fa ridere affatto. the mill and the cross è una cosa bellissima da vedere. bellissima. easy a mi ha rivelato la godibilissima emma stone. e too big to fail, the sunset limited e the song of lunch sono film fatti per la televisione. CAPITO MAMMA RAI?