gonza e journalista (soprattutto gonza)

cuoca cammina con me/III – speciale colori

(a rischio di farli impazzire)

non so cosa abbia fatto di male nei post passati, ma devo aver usato un’espressione che mi ha attirato qui torde di maestre dell’asilo/baby sitter/mamme scatenate nella ricerca di fogli da far riempire di violente pastellate ai pargoli veri o putativi o part time. questo perché in poche settimane ho collezionato queste chiavi di ricerca:

personaggi da colorare… e fin qui.
disegni da colorare arcobaleno… ecco, già meglio: entriamo nello specifico.
dolci napoletani da colorare… nu bellu bbabba’! ddoie struffole?
bambini con pacchetti da colorare
bambine che si tengono per mano da colorare
disegni da colorare natale per bambini i 5 sensi
bambino da colorare di spalle
telefono da colorare
madonna da colorare per bambini
immagini da colorare di fatine
bambino da colorare di spalle
immagini degli dei greci da colorare
otto da colorare
palazzi da colorare
cartello di stop da colorare
vagoni treno da colorare
biglietti annunci da colorare
piedi da colorare e ritagliare
… fetichism begins at home?

e varia altra umanità, tutta bisognosa di essere strappata a un destino monocolore.

e poi, oggi, il trionfo:

giornata memoria da colorare.

sì. e io vorrei usare un’espressione colorita. posso?

ah! il 1998!

come mi mancava!

non è che abbia svuotato la casella per motivi di privacy. è che sulla casella pec non mi ha proprio mai scritto nessuno. considerato che sono obbligata per legge a pagare un servizio che i miei obbligatori non sfruttano, direi che sono soldi spesi benissimo: riassumendo, pago per non avere scocciature. o no?

non era proprio chiarissimo

(grazie mabbi al tonno)

lo sapevo io che dovevo cambiare cassa

be-be-be-beep! be-be-be-beep! beep!

Cassiera Invadente: sono 1 e 75.
Cassiera Invadente: … che schifo!
Io: … prego?
C.I: nun me piace (indica)
C.I: … ma chi ‘a magna sta robba?*
Io: … beh, io?
C.I.: ma perché?
Io: intanto è buona…
C.I.: seee…
Io: … e poi oggi posso mangiare questo
C.I.: ma in che senso?
C.I.: ma sei povera?
C.I.: o te l’ha detto un medico?
C.I.: … ma è tipo come un nutrizionista?
C.I.: ma sono proteine o carboidrati?
C.I.: ma quindi è un secondo?

(continuerebbe ma direi che basta così)

* minestra di farro e piselli/lenticchie, per inciso

una parentesi spirituale

… specie a valle della lettura del cartellone dell’All Tomorrow’s Parties.

se posso tranquillizzarvi, parlavano di un cane

donna A: … perché nella bibbia dio dice – è la parola di dio eh – “non risparmiare al giovane la correzione, anche se tu lo batti con la verga, non morirà; anzi, se lo batti con la verga, lo salverai dagli inferi”, secondo me lo pòi pure mena’
donna B: ah, disci?

per orfani degli lcd soundsystem

nembo kid a.

era un bambino perfettamente normale, seppure un po’ impressionabile. ma quale bambino non lo è?
a sei, sette anni – nessuno me lo sa dire di preciso, anche se forse ha poca importanza – fu così colpito dal primo film su superman con christopher reeve che rientrò a casa, si legò un lenzuolo intorno al collo e, salito su una sedia, si slanciò da una finestra per prendere il volo.
cadde da un primo piano e basta, ma batté la testa.
oggi è un adulto che veste solo tute da ginnastica, legge il corriere dello sport e parla solo della juve. e parla, parla. commenta le partite ogni secondo della giornata, come un personaggio minore di alice munro. se gli passi accanto e non gli dai corda, sei un frocio e pure romanista.

ah, e

questa è l’homepage di wordpress questa mattina. poi avrete visto da voi google, wikipedia, twitter e altri cosini e cosoni in giro tutti disugualmente oscurati. per chi abitasse sotto una roccia, è l’aspetto graficamente esagerato ma corretto che un lettore si troverebbe davanti se negli stati uniti venisse approvato il SOPA. per noi che non siamo americhini, si può protestare col dipartimento di stato qui.

hello.

Hello from ant1mat3rie on Vimeo.

… is it me you’re looking for?

stavo pensando di applicare questo metodo infallibile antidistrazione alla mia vita quotidiana

italoamericanismi/9 (postilla)

grazie a chi di dovere per questa cortese, fondamentale segnalazione.

“ma allora sei un cretino come me!” b/w “far pace con justin vernon”

come tanti coetanei e anche non tanto coetanei, io sono una di quelle che crescendo ha guardato veramente molta tv. ora non più così molta. però ne ho guardata talmente che ci sono anche finita dentro. non nel senso delle testate nello schermo! nel senso delle ospitate da maurizio costanzo show (ehm)!

e adesso posso dirlo: non è vero che le telecamere ti mettono addosso quei cinque chili in più. no. te ne aggiungono un sacco di più.

ma divago.

dicevo. ho guardato talmente tanta tv da farla diventare il mio specchio riflesso. ci sono dei personaggi e delle storie che erano me e le mie storie, e no! non sto parlando di georgie! nemmeno di lady oscar, purtroppo.

penso a persone in carne e ossa che hanno espressioni come le mie, modi di pensare come i miei.
immagino che quando si passa molto tempo da soli, da ragazzini, sia quasi naturale. mi appassionavo alla voce di awanagana e al nome della rosa e a quincy. poi crescendo crescendo ho cominciato a staccarmi un po’ da quell’universo lì, continuando a provare un brividone quando mi riconoscevo in qualcosa che era solo dietro lo schermo.

per esempio, le reazioni facciali di ed chigliak di northern exposure/un medico tra gli orsi:

perché garantisco che quando sono sorpresa o finalmente capisco qualcosa ho quella espressione lì. proprio quella.

oggi poi mi è venuta spontanea ripeterla, ancora e ancora, man mano che leggevo che justin vernon/bon iver ha fondato un’etichetta discografica per chiamarla col cognome del divino stordito. si vede che anche a lui ed chigliak ha comunicato qualcosa.

così: caro vernone, se ti avessi a portata di mano ti spalmerei addosso un po’ di ayo ayo ipsenayo, o come diamine si scrive. ma in segno d’affetto, eh.

mettetevi in salvo!

da lunedì sarò fra i blogger ospiti di junkiepop, per discettare delirare di serie tv, piccolo schermo (ma dipende che monitor avete) e persone che con quei due cosi buffi ci si guadagnano la pagnotta. inutile sottolineare che chiedo scusa fin d’ora a tutti i coinvolti.

liste #24: cinque generi di oggetti che per lo più finiscono nei rifiuti e che spesso vorrei conservare perché mi piacciono un casino

- le bolle di accompagnamento delle librerie online (sostituibili, ove non strettamente applicabile, con le fatture provenienti dalle medesime)

- le bustine ziploc ed eventuali loro sottomarche

- i vasetti vuoti dello yogurt

- le bustine del té (prima di essere usate, va da sé)

- le dosi monouso del collirio

italoamericanismi/9

cara la mia tella, qui abbiamo trovato la gallina dalle uova d’oro, e si chiama david schwimmer.
proprio ross di friends, sì. perché forse non tutti sanno che parallelamente a una carriera attoriale non più così brillante, il simpatico stanfellone con la faccia da weimaraner fa anche il regista (tra l’altro ha diretto quasi tutti gli episodi di little britain USA) e nel più recente dei suoi lungometraggi da lui firmati, un “trust” (2010) dove osa sottoutilizzare catherine keener, l’amico david s. si circonda di un numero impressionante di professionisti dell’ambiente cinematografico dai nomi pertinentissimi per questa sottospecie di rubrica:

intanto la sua assistente è manini gupta, pronta a lanciare gli italo-sounding indiani dopo la débacle degli italo-sounding polacchini (anche se in questo film c’è una dorka malgorzata nieradzik, ma che nome di battesimo crudele).

poi nel cast c’è marty bufalini nel ruolo del nonno. ma siamo appena all’inizio, perché lali quintana è l’assistente di produzione per l’art department del film, e l’assistente dello stylist è nientemeno che GODOFREDO CATOLICO GANNOD, e scusate ma dovevo proprio scriverlo maiuscolo.
poi billy dambra, probabilmente un nome scartato per billy ballo, è il property master che mi sembra una cosa bellissima da fare in un film, e me lo immagino che va in giro schioccando una frutta e tenendo dei runner per il guinzaglio. non ho ancora finito, perché al trucco c’era lauri cuppettilli, e c’è un’altra assistente che si chiama maria tocco (popi!). poi dei rizzuto, cicero, lagace e berlucchi che tutto sommato scorron via nei titoli di coda abbastanza inosservati. da ultima compare nei ringraziamenti vicki vacca, ed è o non è un bel modo per finirla (una pellicola)?

ò fato la cazata

presa dall’eccitazione per aver trovato a poco pocone il catalogo con le prime foto di vivian maier ò fato la cazata e l’ho comprato direttamente dall’editore tedesco, senza pensare che sarebbe stato in tedesco anche il saggio di geoff dyer che c’è dentro. ops. voglia di imparare il tedesco nel 2012, saltame addosso.

poi ò fato la cazata anche perché pensavo di aver già scritto qui qualcosa su di lei, morta in ospizio e povera in canna ma con un talento immenso per la street photography scoperto purtroppo troppo tardi. me lo sarò sognato, ‘sto post. pensavo proprio di sì.

(queste sono alcune delle foto nel libro che so leggere solo a mozzichi)

volendo tirare l’elastico della logica quasi fino a strapparlo, del resto si potrebbe anche dire che à fato la cazata anche vivian maier stessa, a non dire a nessuno che aveva l’hobby della fotografia e, a valanga, a non far vedere in giro le sue creature dopo averle stampate, dopodiché a non segnalare ad alcuno che c’era un box con le sue foto archiviate dentro eccetera, e che ci sarebbero state delle rate di affitto di quello da pagare.

tirature per i capelli o no, l’unico che mi sembra non abia fato la cazata è questo giovane guascone john maloof, che le ha comprate (le foto del suddetto box) per una sciocchezza e mezza e ora è quasi milionario (ma poi lo diventerà, sicuro) a furia di far scoprire al mondo la henri cartier-bresson d’america.

un post di (dis)servizio: il futuro del malefico progettino annuale

in un classico caso di si-gira-e-si-voltismo avevo avuto, ormai qualche settimana fa, proprio una bella idea per rinnovare e contemporaneamente continuare la categoria del malefico progettino annuale. insomma, tradotto: ce l’avevo qui, tutta in testa, la rubrica per questo neonato 2012.
specifico che dico “in un classico caso di si-gira-e-si-voltismo” perché nella mia sboronaggine son riuscita a pensare ben due volte “HA! IDEONA” e “HA! MA FIGURATI SE ME LA DIMENTICO” prima di ritrovarmi la mattina dopo con l’occhio spalancato a guardare il soffitto realizzando che invece sì, me l’ero dimenticata. del tutto. purtroppo i giorni successivi non sono stati d’aiuto per riportarla a galla.
e quindi son qui, senza ideone ma solo ideine. portassero pazienza. anzi, se avete suggerimenti per farmi tornare la memoria… o anche proprio suggerimenti e basta… ecco, come dire.

ma sono così malmessa?

non so come prenderla, ma son già una decina di volte ormai che sui mezzi incrocio lo stesso mendicante coi bigliettini bilingue e beh, son già una decina di volte che mi salta senza chiedere niente.

l’obbligatorio proposito per il 2012/bis

pulizie di primavera a gennajo! wheeee!

l’obbligatorio proposito per il 2012

… è rinunciare al superfluo. ed è per questo che senza esitare ho rinunziato alla mia collezione (arifacce) di gif animate. tutte buttate. via! ho anche vuotato il cestino. ma prima che la parola fine sia scritta, permettetemi di lasciarne due qui. per la posterità, ecco:

e pure buon anno :)

gotye feat. kimbra – somebody that I used to know (miami nights 1984 remix)

e la morale della storia è

“snellimenti”

forse può essere utile anche a chi mi legge condividere qui una cosa piccola piccola che stavo pensando su quel fenomeno che in genere si ripresenta a chiunque di noi attorno a questo periodo, dove fra feste comandate e bilanci autogestiti si concentrano la maggior parte delle comunicazioni personali (telefoniche e testuali) dell’anno. e quello che capita, di solito, è che da un anno all’altro spariscono dall’elenco messaggi e dalla inbox i nomi di alcune persone che fino a poco prima erano state, invece, una presenza fissa, e magari pure importante.
io è qualche stagione che ho smesso di interrogarmi sul perché succeda. all’80% non mi interessa attribuire una responsabilità a questo sfilacciamento, perché non mi interessa imballarmi col senso di colpa, da dare o ricevere, che di solito si accompagna a braccetto con quella. mi sa che invece sono arrivata all’inizio di quella fase della vita nella quale hanno smesso di preoccuparmi, questi minori scambi, queste sparizioni, e li prendo solo per quello che effettivamente sono: snellimenti nel bagaglio da portarsi addosso. e solo quello che rimane è davvero importante.
sono cattiva e spietata e senza cuore, vero?

interrompiamo il regolare palinsesto di questo blog per una comunicazione urgente:

nove per due

(l’anno passato)

italoamericanismi/8

volevo dire alla tella e chi ancora all’ascolto che ho guardato il remake di straw dogs solo per vedere i titoli di coda e cercarci degli italo-sounding-qualcosa, come da tradizione (sempre grazie agli originatori del culto). se non è abnegazione questa!

comunque il film in questione è un flop anche da questo punto di vista: c’è appena appena un ryan glorioso, location casting.

in compenso patricia kerrigan dicerto ha certamente curato il casting di “midnight in paris”.
co-co (col trattino!) aiello è stata la first assistant accountant di “contagion”, dove fra l’altro jesten mariconda ha lavorato come stunt.
e in “cinema verite” c’è un’autentica esplosione di italianità: affonso (con due f) beato è il direttore della fotografia, chip signore è il primo assistente alla regia, e cranston gobbo ha operato a los angeles il dolly “a” (il “b” stava a new york, dice imdb).

“chiamami santuzza”

(kate beaton, quella che ha pure un fantumblr)

come mi fanno piangere quei terroni degli amici miei (era: riendorsaggio selvaggio)

buonnatalo (da me e dal sindaco di palomonte)

altri dieci film mica male che ho visto, e vorrei parlarvene (con un post scriptum)

non vi avevo traumatizzato a sufficienza l’anno scorso? allora eccoci col sequel:

dopo lunga considerazione sull’includere o no film che devono ancora uscire e/o con ogni probabilità non usciranno affatto nel nostro paese, ho fatto infine una lista di storie e personaggi che non riesco a togliermi dalla testa, indifferentemente dalla politica dei loro distributori e considerando come unico fattore a favore il dettaglio non proprio secondario che si tratta sempre di oggetti di facilissima reperibilità. per esempio se qualche volta volate easyjet o ryanair posso dirvi con certezza assoluta che il dvd di tyrannosaur costa sui 9 euri in qualunque aeroporto al di fuori dell’arco alpino.

dunque, allora.

“melancholia”, per esempio. mi ha fatto l’effetto che a certe persone fanno i quadri: la nausea, il giramento di testa, il senso di spaesamento. sprofondare nelle immagini. trovarmi circondata di pianetini, astronomi, charlotte gainsbourg piangenti. poi mi ricordo che sono passate settimane, ripenso al film e i sintomi riprendono. o è amore, o è una brutta influenza.

come per “incendies”. e non dico altro. lubna azabal. non dico altro.

come per “tyrannosaur”, di paddy considine (amorone) e con peter mullan. ma non riesco a dimenticarmi nemmeno di olivia colman, o di eddie marsan, che non potrò pensare mai più in nessun’altra maniera. adoro la sua faccia. ma adoro tutte le facce di questo piccolo filmone. adoro pure le facce dei suoi cani. poi questo film, nonostante fosse non doppiato, è stato uno di quelli che ha avvicinato mia madre alla mia cuccia – si è venuta a sedere vicino a me, lo ha guardato capendone un quarto per via della barriera linguistica e poi ha continuato a parlarne alle sue amiche per giorni.

molto correlato: “winter’s bone” e “tomboy” mi hanno dato una cosa che forse è sciocca – non credo mai completamente alle attrici (più degli attori, credo sia una questione di appartenenza allo stesso sesso, alla stessa specie femminile). continuo a pensare al loro curriculum anche mentre le vedo srotolare un’interpretazione da premio internazionale. eppure in questi due casi mi sono fidata/affidata in maniera totale. mi sono dimenticata che stavo guardando una bambina con un taglio di capelli così e così, mi sono dimenticata che jennifer lawrence non ha problemi di malnutrizione (per esempio). ci ho creduto.

anche “beginners” mi ha regalato qualcosa di fisico. un pianto scrosciante e disperato come non ne registravo, in me, dall’infanzia. un pianto da dolore al corpo, come per esempio quando ho camminato su un chiodone e mi sono infilzata a un piede. ecco, beginners mi ha dato una chiodata in petto, ma chiedendomi per favore prima. molto gentilmente. posso? puoi.

un altro film controverso, nel senso che se dici che ti è piaciuto tendi a ricevere una sequela di pesciolate in faccia: “this must be the place”. non mi ha turbato la voce di sean penn, che per inciso è così anche nell’originale (sono sicura che c’è chi non lo sa). rimango incantata da frances mcdormand anche quando si spinzetta i peli del mento, ho pure sobbalzato di gioia vedendo harry dean stanton, lo stesso sobbalzo che si dedica ai parenti. ok?

parentesi ryan gosling: io sono del partito “drive” + “blue valentine”. altrove ho letto più drive + le idi di marzo. vabbé. diciamo per semplicità che ormai non si possono fare i conti senza gosling. comunque. refn + cianfrance: glacialità geografica e dei sentimenti. le favole per la buona(?)notte dei grandi, passate sotto il filtro freddo del revisionista che ti lascia col dubbio che il lieto fine non esista giammai.

più o meno un anno fa parlavo con lo zio mario, che non è mio zio ma un ex coinquilino, e mi diceva che la redazione per cui lavorava gli aveva mandato, non sapendo che farsene, il check disc di “una separazione”. non aveva ancora nemmeno il titolo che adesso conosciamo: lui me lo chiamava “nader e simin”. mi diceva che il montaggio non era quello definitivo. che non c’era nemmeno la musica. mi aveva raccontato la storia come a me non riesce mai, senza rovinarla. non poteva farmi vedere il film perché è una persona seria e professionale, ma mi aveva implorato, letteralmente, di non farmelo sfuggire se fosse arrivato in sala (dubitava). io forse già sapevo che sarebbe stato il mio film dell’anno 2011 nel momento in cui me lo raccontava davanti a un’insalata con la mozzarella di bufala ghiacciata.

altri film che mi sento di consigliare pur continuando a non capire nulla di cinema:
tabloid di errol morris è un documentario in-credibile sulla socialite ante litteram joyce mckinney, che negli anni settanta ha fatto una cosa molto molto brutta che per lei però era molto molto giusta. submarine è il bildungsfilm di richard ayoade ed è adorabiloso dall’inizio fino a paddy considine (aritanghete). martha marcy mae marlene è il debutto su grande schermo di elisabeth olsen (scrivetevi il nome). nessuno mi può giudicare di massimiliano bruno mi ha fatto ridere tantissimo. everything must go è un film con will ferrell che però non fa ridere affatto. the mill and the cross è una cosa bellissima da vedere. bellissima. easy a mi ha rivelato la godibilissima emma stone. e too big to fail, the sunset limited e the song of lunch sono film fatti per la televisione. CAPITO MAMMA RAI?

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