“vorrei un cappuccino chiaro tiepido in tazza fredda, senza schiuma”

“i saw you the last time you were in rome, but would you do something that’s more danceable tonight?”
“fuck, no”

- scott matthew: la ma anche no edition

corrieron corrieroni, proprio mo’ mo’

- ma che, è stragnera pure lei?
- no, signora, l’inglese l’ho un po’ studiato
- ah, no, perché ‘o parla così ‘bbene che ho penzato… è che io so’ analfabbeta, sa’?
- e vabbè, non è mica grave. e poi chissà quante cose sa lei che a scuola non si insegnano proprio…
- eh no, io conosco solo le tribbulazioni.

ovvero, salutazioni alla casa olimpionica.

intro: una stanza vuota (calibro 35); 02. i could be with anyone (kevin devine); 03. harold t. wilkins or, how to wait for a very long time (fanfarlo); 04. teenager (camera obscura); 05. blue skies (noah and the whale); 06. the people who raised me (gregory and the hawk); 07. catch the light (sin fang bous); 08. madagascar (lake); 09. the cat awoke (doveman); 10. wave if you’re really there (wave machines); 11. love lost (the temper trap); 12. my backwards walk (frightened rabbit); 13. last dance (the raveonettes)

e ciononostante:

01. i’d rather be burned as a witch (eartha kitt); 02. (doin’ the) boom boom – eli “paperboy” reed & the true loves; 03. the monster mash (boris karloff); 04. in pursuit of your happiness – mark mulcahy (rocket from the tombs); 05. stay zombie stay (elvis perkins in dearland); 06. werewolf heart (dead man’s bones); 07. i put a spell on you (screamin’ jay hawkins); 08. heaven knows i’m miserable now – gli smitti (paul heaton)

progetto di scrivere in tarda età (sempre che ci arrivi) un libro dall’autoesilarante titolo “persone famose che mi hanno conosciuto”. nel primo capitolo ci starebbe “leroy di saranno famosi”, buonanima.

*grandissimo disco di bryan adams! grandissimo!

qui c’è un messaggio segreto. e non ha nulla a che vedere con la pornografia. in compenso questa didascalia mi farà arrivare qui ogni genere di porcelli travestiti da scafati utilizzatori di gùghel, me lo sento.

“oh, fuck me”

o, una compilatja da una canzone sola.

“… and by the way, any involvement in the holocaust? bygones.”

il computer si chiama marvin.
l’ipod si chiama fenchurch.
il disco esterno si chiama ford prefect.
e come ho appena battezzato il telefono?
trillian.

che stia esagerando?

engrish funny, itarian funny, tutto funny insomma.

la mia solita puntualità: ho deciso che era il momento di nascere proprio mentre c’era un’epidemia di colera.

- dr. freedland: she’s ten years old, dad hit her, watched her mom get cuffed off by the cops…
- dr. king: all good material for a country song!

private practice, ebbenessì

è fin troppo ovvio parlare del nobel a obama nel giorno del proprio compleanno e trovarci una connessione buona quando normalmente questa data è ricordata solo perché non esisteva nel 1582, perché la corea ci ha provato la bomba atomica l’anno scorso, oppure per la caduta del primo governo prodi. per cui oggi ne approfitto per scompigliare la carte in tavola e per parlare, tanto per cambiare, di musica triste! TIE’.

ecco.

visto che ora ho la vostra attenzione e mi siete tutti debitori di una parte della vostra subitanea depressione, volevo spingervi a cliccare sul video qui sopra. alla batteria c’è kim janssen, l’uomo più moscio d’europa. sì, compreso l’avvocato mavalà. a parte quel guascone di kim, da notare il paolini di amsterdam seduto sul parapetto.

comunque, loro sono i black atlantic. la band più importante ad uscire da groningen da… ehm, sempre.

rilevanza della scena olandese a parte (ma da quando andavo al noorderslag weekend io le cose sono miglioratissime), i black atlantic incidono per la beep beep, un’etichetta che ha una ben curiosa politica di diffusione dei propri titoli: tutti su mininova, tutti gratis. se li volete comprare, ok, ma tanto loro ve li regalano, artwork e tutto. quindi è inutile che insistiate. io ho insistito, ma sono cretina, quindi non conta.

questo tipo di operazioni di solito lasciano il tempo che trovano, i titoli non sono granché, l’artwork figuriamoci. una maniera più 2.0 per farsi notare nella bolgia infernale della discografia mondiale. invece nel caso della beep beep è tutto troppo bello per essere vero. finora non ho ascoltato molto del loro catalogo, ma i b.a. so già che li ritroverò alla fine dell’anno nella demenziale classifica di quello che ho ascoltato meglio. nell’album suonano gli antlers, che sono un riferimento nel tentativo di descrivere un tipo di proposta che trova altri equivalenti nei fleet foxes, in quel coso brutto di bon iver, probabilmente andando all’indietro anche nei sigur ros e le cose meno bombastiche della constellation records. insomma, un sonno. ma di quelli di gusto. proprio.

e niente, dopo tutto questa pappardella volevo dirvi che se ve lo scaricate (anche da qui) vi voglio bene. tutto qua.

per finire:

01. barely in love (q-tip); 02. stellify (ian brown); 03. pursuit of happiness (KiD CuDi + mgmt + ratatat); 04. blood bank – skinny friedman dj edit (bon iver); all for the best – miracle legion cover (thom yorke); 05. oh naoko (sun airway); 06. rome – neighbours with devAndra (quegli orridi francesi); 07. basic space – jamie xx space bass mix (the xx); 08. you and I are a gang of losers (the dears)

… una poesia enklese.

I can’t sleep in case a few things you said
no longer apply. the matter’s endless,
but definitions alter what’s ahead
and you and words are like a hare and tortoise.

aaaagh there’s no description — each a fractal
sectioned by silences, we have our own
skins to feel through and fall back through — awful
to make so much of something so unknown.

but even I — some shower-swift commitments
are all you’ll get; I mustn’t gauge or give
more than I take — which is a way to balance
between misprision and belief in love

both true and false, because I’m only just
short of a word to be the first to trust.

- alice oswald, 1996

per il nuovissimo lettore del blog. ma non traducetegli le parole di bazan alla lettera.

01. english house (fleet foxes); 02. ashley (the dodos); 03. I woke up today (port o’ brien); 04. mr. blue sky – elo (the spinto band); 05. dingue (emmanuelle seigner); 06. amateur hour (the films); 07. watch out for the fuzz (howie beck); 08. please, baby, please (david bazan); 09. learnalilgivinanlovin’ (gotye); 10. spirit in the sky (norman greenbaum)

un gentile omaggio

01. why try to change me now (cy coleman by fiona apple); 02. dayton, ohio 1903 (randy newman by randy newman); 03. stop (joseph lee henry by joe henry) 04. heart of glass (blondie by nouvelle vague); 05. jersey girl (tom waits by the holly cole trio); 06. ces petits riens (serge gainsbourg by stacey kent); 07. who will comfort me (melody gardot by melody gardot); 08. more more more (carmel ebbbasta)

no, niente. è che volevo far notare che in italia abbiamo i farias, in australia invece ai talent sciò (sciò! sciò!) ci va lisa mitchell, e volevo farlo notare con foto, senonchè mi sono accorta che lisa mitchell è uguale al cantante dei tokio hotel, solo senza gelatine di pesce per tenere su il crine. quindi invece di una foto dei navajo, lì, vi beccate una foto di bill kaulitz. prego controllare:

ora che ci penso, qualcuno li ha mai visti insieme nello stesso posto?

ho perso minuti preziosi della mia vita per guardare quanto segue: e quindi embé?:
community non mi piace. però + 1000 punti scena per la dedica a john hughes nel pilota.
the forgotten christian slater come masini: porta sfiga. ai telefilm.
the good wife carol hathaway! mr. big! non è un buon segno.
mercy finora ha la musica migliore. la stessa trama di “hawthorne”. e la sorella di buffy.
flash forward io però vedo joseph fiennes e continuo a pensare a “pretty/handsome”
modern family anche no!
cougartown rimandate quel faccia di mozzarella da “private practice”. o da “brothers and sisters”!
the vampire diaries manca solo il telefilm da “zora la vampira” e poi ‘amo fatto tombola
three rivers ehi, anche la cbs ha “un medico in famiglia”! solo, senza famiglia.
bored to death zach galifianakis! dov’è fiona apple? eh? eh?!

mi pento e mi dolgo, mi ero scordata di bored to death, che è pure bellino. invece potevo dimenticarmi di three rivers e non l’ho fatto, che me possino.

premessa: l’unica volta che mi sono sentita male davanti a dei quadri, in full-blown stendhal mode, c’entrava il cardinale di francis bacon, quindi sarò molto cauta nel decidere se andare a vedere la doppia mostra alla galleria borghese.

invece alla galleria nazionale di arte moderna ci sono andata volentieri, anche se “retranslation – final unfinished portrait – figure inscribing a figure” ha tutto a che vedere con bacon.

bacon che muore nel 1992 e lascia nel suo studio, incompiuto, un dipinto che per molti anni è stato considerato un autoritratto, invece è il viso di george dyer, che era morto nel 1963 e che era stato disegnato ossessivamente da allora.

(per inciso, alla soprintendente: george dyer era il compagno di bacon, non “l’amico”)

come tutti i ritratti di bacon, anche questo è intriso di movimento, una serie di pennellate inevitabili da ignorare ma al tempo stesso leggere, nelle quali è inscritta la figura contorta tipica dei suoi lavori. date non da un uomo malato, non da un uomo anziano, ma vive, dinamiche, pulsanti.

peter welz, che nasce scultore, voleva fissare quel movimento e insieme dargli dignità di momento artistico a prescindere dalla figura. voleva rimettere in moto il pennello appoggiato sul cavalletto. ha chiesto a william forsythe di aiutarlo. e william forsythe non solo ha detto sì, ma questa intenzione si è messa a ballarla lui stesso.

ci sono una serie di cose straordinarie in questa installazione, e io che non ho la cultura o il bagaglio per capirle nella loro profondità mi limito ad osservarne alcune di molto superficiali: che forsythe, capelli quasi a zero e nerovestito, sembra una figura uscita da quei quadri, da quel quadro. gli somiglia. al quadro, che in una riproduzione si specchia e fronteggia tre maxischermi che restituiscono l’immagine del coreografo che si muove come un filo nervoso – contratto, disumano – in una stanza immacolata. ripreso da tre telecamere diverse, indossa guanti e scarpe ai quali sono stati fissati delle mine, così che ogni volta che si sposta sul pavimento – secondo uno schema che è quello delle pennellate di bacon – lascia quegli stessi segni a ogni passaggio. diventa il dipinto stesso, lui inscritto dentro i tratti delle proprie stesse pennellate. se lo sforzo che forsythe compie serva a concludere il ritratto lasciato interrotto o piuttosto a raccontarne la storia fino alla morte di bacon, non l’ho deciso ancora. ho guardato l’installazione cinque volte e ogni volta con una decisione diversa, arrivando in fondo molto turbata. ma sempre con l’impressione di aver assistito a un rito privatissimo.

“retranslation” apre al pubblico il 3 ottobre.

errata corridge in luogo di errata corrige,

shoutini in luogo dell’esecrabile shottini,

e tantomeno si usa tamburello invece di tamburino. se cambia il vezzeggiativo, peraltro, non cambia la lunghezza della segnalazione. gne gne gne.

“castelfranco veneto è nel cuore della provincia di treviso, venti chilometri in linea d’aria da venezia: l’essenza stessa della “marca zoiosa”, questa bella espressione medievale: ed è ancora gioiosa questa parte del veneto, lo è non solo nel clima, ma perfino nel carattere, nel cibo. altrove il paesaggio è stato cannibalizzato, qui invece sopravvive quasi intatto. prima di entrare fermatevi a vedere le mura ancora perfette di castelfranco, queste mura quasi color del pane, questo rosa-bruno straordinario. e ricordatevene perché quando sarete all’interno del percorso della mostra vi troverete davanti alla Tempesta: per la prima volta nella storia dell’arte moderna un evento meteorologico diventa elemento sufficiente per un quadro. un temporale che Giorgione registra il 20 luglio… 1504? forse un po’ dopo. riconoscerete nello sfondo di questo quadro le mura di castelfranco, le stesse che avete visto arrivando”.

“continuando il percorso, camminate verso la chiesa di santa maria assunta e liberale, dove c’è la famosa pala di castelfranco. il paesaggio alle spalle della madonna è lo stesso che avrete visto arrivando dall’autostrada. un paesaggio che sembra quasi tremare nella luce dell’estate. è la “pittura tonale” che avrete letto tante volte sui manuali: prima ancora del disegno esiste quel fatto meravigliosamente empirico che è la luce. concentrate la vostra attenzione sulle figure al fianco della madonna: san francesco, e un santo guerriero armato che porta il vessillo crociato. capirete qual è l’altra cosa che ha inventato Giorgione. non solo lo splendore del visibile ma il ritratto, per la prima volta, romantico. l’uomo con la corazza che rappresenta non è solo la sua immagine fisiognomica ma a anche la sua psicologia profonda, i suoi segreti pensieri, le sue malinconie. c’è questa idea del ritratto come ritratto dell’anima, dei pensieri. un’idea che viaggerà lontano”.

- antonio paolucci, direttore dei musei vaticani