il sogno segreto
dei corvi di orvieto
è mettere a morte
i corvi di orte
- toti scialoja
il sogno segreto
dei corvi di orvieto
è mettere a morte
i corvi di orte
- toti scialoja
/me rovescia a terra la bustina bianca tipo salumiere sfighy ed è tutta contenta perché dentro c’è:
- “il bambino pesce” di lucìa puenzo
- un paio di wayfarer tarocchi bianchi perché chloe sevigny è la mia thinspiration (no, non davvero)
- il dvd di “3 donne” di robert altman
- una pagnottella di farina di segale
- una t shirt verde
mi sento molto meglio. ma forse sarà stato il pollo coi peperoni.

(il demiurgo mi è testimone che stavo pensando a questo film ieri notte)
no, io la scuola tradizionale mai. ai miei figli, tutt’al più, il metodo suzuki! e poi voglio che facciano esperienze! viaggino! vedano il mondo! li tratterò da subito come adulti, e non sarà mai come è stato per me! con questi insegnanti rigidi! che non ti capiscono! che non ti vedono veramente! no, la scuola tradizionale MAI!
(18 anni dopo fa la professoressa)

- in cortile, qualcuno attraversava il giardino fischiando all’infinito il ritornello di “you are not alone” di michael jackson. nonostante l’universale e comprensibile cordoglio, sarei scesa a spezzargli le braccine.
- invece le prime due canzoni che ho sentito stamattina erano nell’autoradio di un tassista molto soddisfatto della programmazione: su radio italia anni sessanta, non solo mandano in onda “ballo ballo” di raffaella carrà, praticamente il mio manifesto esistenziale nonché eleanorrigbyale, ma anche “ho perduto la tramontana” di antoine.
- al bar parte “everything she wants” degli wham!. il barista si nasconde dietro un angolo, e accenna i passi della coreografia del video (sono cose che non si dimenticano)
“amo le forchette, non tanto i cucchiai”
- diana vreeland
un genio del male.
ma davvero davvero la musica di attesa dell’assessorato alle politiche culturali di roma è la colonna sonora de “il buono, il brutto e il cattivo”?
(l’attesa è durata troppo poco per identificare null’altro che morricone)
(in compenso la musica d’attesa del mio gruppo editoriale è dj shadow)
(e posso assicurare che tre anni e innumerevoli telefonate dopo, fa nausea pure lui)
…in fondo alla borsa per la conferenza stampa di bjorn larsson e matthew pearl aveva scaraventato un reggiseno e se n’era non dico dimenticata, ma manco accorta mentre succedeva?
intanto piove.
intanto è il compleanno di maya, ma quella non è mai stata una novità da, uhm, 20 anni (20?! tondi! argh)
intanto gli uccellini nel pioppo rispondono compiaciuti al primo disco di giovanna la poliziotta sul piatto.
ci sta proprio bene, porca miseria. con la pioggia, gli uccellini e il resto.
il resto è quando si ricorda chi sono (chi è io non l’ho mai dimenticato veramente) e dall’altra parte della strada, marciapiedi e direzioni opposte, ha come un’esitazione nel passo – un miniinciampo – mentre mi guarda, ci pensa un po’. sono due secondi, e poi è finita. così.
…if you’re already good as gone.
un mese di musica a ranghi ridottissimi, visto che uso il computer come un giradischi, e questo è quello che succede quando torna a casa (lassie): pensieri.
01. letter from home (dj shadow); 02. road to somewhere (ghost); 03. i can’t get started (mingus); 04. panoramica (piero umiliani, cinematic orchestra remix); 05. richard pryor addresses a tearful nation (joe henry, ornette coleman, brad mehldau); 06. bonetown boys (the gentleman losers); 07. betray (son lux); 08. bamboo flute blues (yusef lateef, kid koala remix); 09. (i wish i had) a wooden heart (david holmes, petra jean phillipson); 10. tell me more and more and then some (nina simone); 11. standing in my doorway crying (jessie mae hemphill)
come funziona che per rimandare il più a lungo possibile il momento della chiusura della porta alle mie spalle sento una canzone vecchia di 25 anni prima di uscire, una canzone vecchia su youtube per di più – perché il computer non me l’hanno ridato e il disco è in un’altra nazione – e nemmeno due ore dopo quei due oggetti scuri in fondo al locale prendon su e la rifanno nella loro lingua? la stessa canzone?
mario merola mi si rivolta nella tomba, mi si, per questa (indica) revisione delle liriche dell’immortale “zappatore”. a parte che è una cosa che in maniera incosciente ho coniato almeno all’epoca della mia prima comunione, senza sapere esattamente in che ginepraio di confusione sessuale stessi andando a impelagarmi già poco meno che decenne, ma nello specifico gli è che l’immenso marione non abitava a fil di lungotevere con le porsc’ rombanti e le alfette sud pure. dove girano le fiscion con le sparatorie che tengono bloccato un quartiere intero per settimane perché bisogna raccogliere i bossoli delle pallottole a salve da dove sono finiti e poi io me stessa medesima inciampo in decine dei suddetti (e quindi che si sono raccolti di preciso?). gli è che lui non ha mai passeggiato fra strade sozze, ma così sozze che il primo rifiuto per tipologia è la bustina di fumo però vuota di contenuti (e significati). gli è, infine, che se mi trovate a questa bell’ora presta di tono vagamente lisergico, non è perché sono andata a fare la tamburella del broncs sotto allo stadio olimpico prima e dopo i depeche mode la notte scorsa, ma è perché alle quattro mi ha svegliato un coro alpino di dementi che fra una sgommata e una sbattuta di portiera si urlavano l’un l’altro:
- andreeeeeee’
- ehhhhh!
- hai vista, quellaaaaaa?
- nooooooh
- come nooooooohh
- ehhhhhh, nooooooooh
- còòòòri! sbrighete prima che se ne vaaaaaah
- che èèèèèh?
- ciaveva le zinne de foriiiiiiiiiiiiih
(interrompiamo la trascrizione fonetica per domandarci quale ragazzo già dotato di patente possa sorprendersi ancora di un paio di zinne, con tutto il ben di dio che passa la tivù – ora anche in digitale!)
- maddaiiiiiiiih
- daje che se ne vaaaaaaaaah, era nuda, era nudaaaaah,
e avanti così urlando per un altro po’. seguono altre sbattute di portiera, altre sgommate e via, verso nuove avventure.
il punto è, perché c’è un punto, è che se ho capito dove erano diretti, stavano andando da un uomo pittato. che mario merola mi perdoni.
gatti? ci sono da recensire altri dischi!:
- loney, dear: durante “everything turns to you” ginger viene a miagolare davanti alla mia porta. muschillo si assenta. ginger va alla finestra e guarda (romanticamente?) fuori per tutta la restante durata del disco.
- telekinesis!: ginger è così aggradevolata che dimentica temporaneamente lo shock post-traumatico e si accomoda sul divano, dove viene puntualmente raggiunta da un cuscino.
gatto muschillo è sempre assente.
- grizzly bear: decisa agitazione delle orecchie negli episodi più movimentati e percussivi. riecco muschillo: durante “two weeks” va a fare la pipì. qualcuno lo dica alla band.
- mirah: felicità dei gatti (e della catsitter a vita) durante “the country of the future”. sdraiamento collettivo prima e dopo quella.
- the black keys (attack + release è un longhissimo ascolto a casa olimpionica): il lato b di “remember when” atterrisce entrambi i pelosi.
- essendomi accorta che “miss america” ha ormai ventun’anni ed è perfettamente in grado di guidare l’auto, allacciarsi le scarpe e/o maritarsi con altri 33 giri senza il mio aiuto, propongo mary margaret o’ hara come ascolto vintage: a ginger piace molto “dear darling”. muschillo viene a chiamarmi quando finisce il primo lato. nient’altro di segnalabile.
a frequentarmi mi sorprendo sempre di me. di solito in negativo. allora non è vero che cresco, non è vero che cambio o che miglioro. eppure sembra una cosa così facile: quando mi lascio le finestre aperte dovrebbe far vento, invece mi sembra che se ne chiudano soltanto, che sbattano in maniera definitiva, e facendo pure un gran rumore. forse che sono come parlo, niente di più: queste reiterazioni per far capire un concetto che è già passato, assorbito. sì. sono, in una parola, impulsiva: allora mi basta aspettare (ma di aspettare non mi ricordo mai) per vedere che cambiare cambio, crescere cresco, e se pure non volessi vederlo io a ricordarmelo ci sono tutti quei mischini che per un motivo o per l’altro vogliono passare il loro tempo con me, con qualcosa di mio anche quando c’è una mia assenza, con la mia voce o proprio con me – per quanto incredibile – seduti sotto le stelle a lamentarci della puzza dei rifiuti però a mangiare tutta la notte albicocche. questo: ieri. ho sempre voluto essere più semplice, e alla fine mi accorgo che a stirare tutte le mie drammatiche pieghe non mi riesce mai se non quando sono con qualcuno che non sono solo io. non è un pensiero triste: è.
(penso che per i miei cambiamenti debba guardare in altra direzione.)
a sweet wrinkle in time, so let’s stretch this thing out
anche paul noonan sogna di volare.
ovvero, cose che nelle ultime settimane mi hanno fatto bene mentre la schiena no.
- vedere che in due si salutano da una parte all’altra della strada urlandosi “l’osteopata!”. è la parola tormentone dell’estate, credetemi.
- il fatto che i vicinimoltofighi (per differenziarli da quelli fighi e basta) ascoltino dischi che ho anche io. fa tanto “non fermate il mondo, non fatemi più scendere”
- mio papà che si presenta a casa a un orario ignobile del mattino mostrandomi come prima cosa la faccia di un’amica, bella distesa (la faccia, non l’amica) su un magazine per vere fimmine. annulla tutti i traumi da risveglio.
- trovare persone in metropolitana che leggono un libro dal quale vuoi neanche tanto segretamente dei figli.
- la parola preferita di mio nipote non è “osteopata” ma “piraten”: ci par giusto, in questi giorni.
- il concetto di “avere una cotta”. niente di più, niente di meno. non mi riferisco a quella di maglia dei cavalieri al galoppo.
- le facce dei “conoscenti” quando ho un regalino per loro. le facce degli amici quando ho un regalino per loro. sono due facce diverse ma belle uguali.
“domani farò piccole letture: cinque, sette pezzi, alternandoli con musica. letture su animali che non ci sono perché hanno una doppia natura. un po’ figli della terra e della luna. animali doppi, come la sirena, che pare tra l’altro sia concepita nelle notti di luna piena. mi diverte lavorare con la musica. i pezzi musicali che utilizzo domani discendono dai pezzi letti. cosa vuol dire? è come se un cane cantasse l’aida. ci sono due nature che si incontrano. non è anormale, basta pensare ai concerti per bicchieri: si creano suoni da un minerale! i pezzi li riconoscerete… più che noti sono notissimi. non è che verrà usata eh, ma siamo al livello di ‘tanti auguri a te’. questa commistione di musica e animali dalla doppia natura provocherà delle deformazioni analoghe a quelle che hanno creato gli animali fantastici. quindi, musica fantastica”
“ah ma io quando mi metto a scrivere non so mica cosa diventerà”
“io ho la fortuna e il guaio di insegnare all’università. a un certo punto mi son reso conto che non sono più capace di scrivere come si scrive all’università. proprio non riesco più a scrivere alla maniera stereotipata. allora mi viene di parlare di teoria con la lingua che scappa da tutte le parti”
su “il semplice” e la promozione delle “scritture antitrombonesche”:
“è durato due anni esatti. fino a quando è successo che uno, leggendo un suo pezzo… anzi, ascoltando un suo pezzo letto da un altro, è svenuto, caduto giù lungo. abbiamo capito che era meglio smettere”
pastori andiamo, è tempo di listare. perché dimenticarmi un sacco di cose a dicembre? meglio dimostrare il mio rincoglionimento anche a giugno! o no?
per cui insindacabilmente ho deciso che le copertine più brutte dell’anno fino a questo momento sono:

(che è quel polipo? le piramidi? le ampolle di cristallo a capasotto? ma bisogna per forza confermare il luogo comune che le lesbiche sono pazze e di pessimo gusto? ma mirah! ma daje!)
e anche e soprattutto:

(culi e cosce, chissà perché ancora mi stupisco)
il premio “i oughta give you a shot in the head for making me live in this dump” al titolo più meravigliOso dato a un lp di musica poppe per il momento viene assegnato, dopo i prestigiosi precedenti a meshell ‘ndegeocello e a martha wainwright al caro peloso scott matthew per il suo caso di logorrea musicale: “there is an ocean that divides and with my longing I can charge it with a voltage that’s so violent to cross it could mean death”.
e poi mi sono piaciuti questi seguenti dischi:
- dm stith: heavy ghost
- elvis perkins in dearland
- loney, dear: dear john
- telefon tel aviv: immolate yourself
- the gentlemen losers: dustland
- moderat
- fink: sort of revolution
e florence and the machine anche quando canta sotto la doccia.
arrivedOrci.


“felicità è una buona crema per il viso”
- charlize theron
se alla fine di questo giorno e mezzo di votazioni avremo superato di slancio la percentuale votanti dell’anno scorso sarà tutto merito degli acquazzoni, per cui almeno per l’affluenza quando sarà tutto finito ricordatevi di fare una danza della pioggia devozionale e/o di ringraziamento.
sono andata a votare questa mattina di buonissima ora, un po’ per rincicciare il depresso diciannove per cento del sabato, un po’ per vedere di nascosto l’effetto che fa. che siamo pochissimi a fare il nostro dovere di cittadini responsabili e anche un po’ stufi me lo dicono due cose: primo, i carabinieri di sorveglianza al seggio salutano. e sorridono a tutti, e non solo a quelli che conoscono (piccolo centro, pochi elettori, facce note e via dicendo). secondo, i visi di chi circola nei corridoi. ci sorridiamo come reduci, forse dalle rughe di espressione fra le sopracciglia contiamo anche il numero delle elezioni che abbiamo superato più o meno indenni. come gli anelli nei tronchi degli alberi. e poi ci sono i musi di quelli che passeggiano fuori, quelli che a spingersi nell’antro della bestia non ci pensano proprio: mi guardano, ci guardano e si vede che pensano cose come ” ’sti poracci” o “ma a me quest’anno nun me fregate”. sono pensieri che riconosco da fuori, perché li facevo pure io fino a 36 ore fa. cos’è cambiato? niente. tutt’al più è confermato che sono ostinata. che remo contro. e che mi va di farlo sapere, se non ai connazionali almeno al ministero dell’interno.
ps. il simpatico sito segnalato dalla fio conferma che dovrei votare per il partito dei pirati svedesi. sorprendente? niente affatto? enzo, che dici?

l’irresistibile umorismo di tinypic.
* op. cit.